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Internet non esiste di Bertini Patrizia
Internet non è una realtà, è una virtualità fatta dall’uomo per coloro che si sentono minuscoli

Esiste sono nella volontà di estendere le proprie capacità ed i propri orizzonti. Esiste solo come espressione della consapevolezza della propria limitatezza, espressione di un ideale infinito a cui tende ciò che per natura è finito.

Internet non è una realtà, è una virtualità fatta dall’uomo per coloro che si sentono minuscoli, per coloro che non riescono a convivere con i limiti del materiale.

Dopo secoli di materiale, dopo secoli in cui l’uomo ha cercato di creare un mondo materiale tangibile, comodo, agevole, facile da vivere, l’uomo di oggi non si accontenta più di avere cose, non si accontenta più di essere circondato da oggetti e vuole circondarsi anche da quello che non esiste.
Milioni di persone al mondo oggi vivono nell’ignoranza, ovvero nella non conoscenza, di internet. Vivono sereni il mondo come lo hanno conosciuto.
Cercano la cultura dentro ai libri, si informano attraverso i giornali, acquistano nel negozio sotto casa, prenotano le vacanze nell’agenzia viaggi dietro all’angolo, chiaccherano con gli amici del quartiere…
E vivono in una dimensione completamente composta dal reale.
Altri milioni di persone invece non riescono ad immaginare la propria vita senza la rete: amano essere sommersi da informazioni online, si crogiolano nella gestione di moli impressionanti di email, selezionano con cura i voli dalle agenzie web, chattano con amici e sconosciuti e ignorano il proprio vicino di casa.
Se però non accendessimo il computer, internet non esisterebbe.
La grande infrastruttura tecnologica, la mole di servizi, applicazioni, tecnologie al servizio del cittadino diventerebbero inutili. Non solo inutili, semplicemente non esisterebbe se non parcheggiate su qualche server remoto.
Internet ha necessariamente bisogno delle persone per esistere.
Le persone non hanno bisogno di Internet per vivere.
Internet allontana ed avvicina, semplifica e complica le nostre esistenze al tempo stesso.

Un dio bifronte, che paventa miraggi e propone oasi dove l’individuo è solo in mezzo al tutto. Un minuscolo flusso di bit dentro a macchine che smistano e instradano i nostri desideri verso i server più adatti a fornirci un palliativo alle nostre esigenze.
 
Voi che ne pensate? Scrivete a Patrizia Bertini
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