Claudia Bettiol è stata protagonista nel 2009
dell’incontro “Energia: futuro anterior''. A dialogare con lei, alla
Libreria Liberrima, il
Presidente di I-com, Stefano da Empoli. Qui di seguito l'intervista dello
scorso anno. Nel 2010 parteciperà al festival dell'energia ad un
appuntamento in programma sabato 22 maggio 2010 dal titolo
Efficienza energetica: consumare meno, consumare
meglio.''
Qual è secondo te l’energia del futuro? Io direi che a
cambiare, più che la produzione in senso stretto, sarà la relazione tra uomo ed
energia. Se ci domandiamo “quale sarà l’energia tra vent’anni?'', sottintendiamo
che ci sarà un centro di produzione di energia, magari distribuito, ma che la
logica resterà la stessa. Nella mia concezione, produzione e consumo
di energia non solo saranno a livello di abitazione, ma anche a livello di
individuo. C’è un concetto che ancora non è molto diffuso in
Italia ma che comincia a circolare ed è quello del recupero dell’energia,
dell’energy harvesting. Esistono oggi materiali
speciali che permettono di prendere forme degradate di energia, quelle davvero
più residuali, ultime, di renderle disponibili per l’energia elettrica, per
alimentare apparecchi tecnologici che nella nostra civiltà sono ormai
fondamentali. Il nostro corpo è una macchina
elettrica. Usiamo la nostra energia per camminare, ma i nostri
passi possono essere trasformati in energia elettrica, attraverso appositi
sistemi applicati sotto il pavimento o sotto le scarpe o nei nostri vestiti. Il
che significa che già oggi è disponibile una tecnologia che dai passi in una
stazione ferroviaria, in metropolitana, dalla caduta della pioggia è in grado di
ottenere energia elettrica, rendendola disponibile per
microutilizzazione. L’elettronica ha bisogno di pochissima
energia, lavorando anche sull’efficienza. L’individuo arriva ad essere una
macchina energetica, come persona. Io, attraverso le
attività che normalmente e quotidianamente svolgo, divento parte integrante del
sistema energetico.
Si comincia a parlare anche da noi di Energy Harvesting, in
effetti, mentre negli Stati Uniti è molto più diffusa, è un ramo della ricerca
su cui si lavora molto, anche per le implicazioni con l’industria bellica. Da
noi ci sono resistenze culturali forti, restiamo legati a modelli antiquati
ormai, all’immagine della grossa centrale che produce molta
energia… L’energia non è una questione tecnologica è piuttosto
socio-tecnologica. La rivoluzione che ci serve non è tecnologica, le tecnologie
sono già a nostra disposizione. Quello che manca è una rivoluzione sociologica,
culturale; manca la capacità di pensare un’energia che interagisce con l’uomo in
un sistema, di immaginare un’interazione tra uomo ed energia. Altrimenti si va
sul nucleare. È più semplice. La mia ottica è visionaria, ma comprende l’uomo,
lo considera come parte attiva. Gli scenari diventano interessantissimi e molto
più realizzabili. Guardiamo le nuove generazioni: per i giovani il rapporto con
la tecnologia è fondamentale e non potrà che cambiare il modo di produrre
energia. So, perché lo vedo tutti i giorni, che il rapporto di mia figlia con
l’energia sarà improntato e costruito secondo queste logiche, mentre
probabilmente un uomo anziano continuerà a vivere il suo rapporto con l’energia
in una maniera standard.
Rimarrà comunque la necessità di produzione di quantità più elevate
di energia, per la produzione industriale, per esempio… Certamente,
ma si passerà al concetto di isola energetica, nell’idea di sfruttare quello che
offre il territorio e il ciclo dell’energia, il ciclo della materia,
comprendendo anche la biomassa. Anche lì cambia una relazione, di tipo
manageriale questa volta. Questa è una cosa interessante; dovrà esserci un
dibattito anche a livello politico sul diritto all’energia: perché se la nostra
vita è fortemente caratterizzata dalla tecnologia e la tecnologia si nutre di
energia, allora l’energia diventa predominante e diventa come per i romani il
diritto al sole. Bisogna che i cittadini non siano considerati consumatori; gli
individui in questo processo devono avere un ruolo proattivo, dentro un sistema.
Ogni cambiamento comporta vantaggi e svantaggi. In un’ottica tradizionale,
il fatto che l’energia rinnovabile non sia continuativa, viene considerato un
aspetto negativo; questo elemento innegabile di una produzione vincolata ad
alcune situazioni è certamente un problema, ma diventa un’opportunità il fatto
che io poi cambi sistemi di utilizzazione e che cominci a studiare situazione di
accumulo che possono dare origine ad altri vantaggi. Situazioni di accumulo che
da una parte ottimizzano il ciclo dell’energia e dall’altra creano nuove forme
di relazione con l’energia, magari collegando mondi che oggi sono separati, per
esempio mobilità ed energia. A questo punto cambia anche la relazione tra uomo e
spazio, tra uomo e mobilità.
È una prospettiva molto interessante, ma oggi sembra ancora
lontana. Come possiamo avvicinarci? Bisogna fare cultura. Il
processo è appunto filosofico. È un concetto che implica alcune conoscenze
tecnologiche di base, quindi è legato alla capacità dell’individuo di
apprendere. Mentre per chi ha 40 anni questa possibilità è legata ad alcuni
aspetti razionali, per i giovani è un processo naturale, crescono in
una situazione di social network e di confidenza con l’elettronica che rende
loro molto più semplice comprendere la portata di quello che sto
dicendo. Noi comprendiamo questo momento come rivoluzione perché
ci sembra di capovolgere alcuni paradigmi, i giovani lo prendono come un fatto
naturale, evolutivo.
Non pensa che possano esserci resistenze da parte di poteri forti,
industriali e politici? Ci saranno fino a quando non capiranno
l’opportunità che rappresenta questa situazione. Io sto parlando di tecnologia,
quindi anche di un mercato incredibile, vasto, potenzialmente in continua
espansione, un sistema industriale che si apre e non finisce più. Rivoluzione
significa capovolgimento, e ogni capovolgimento comporta ribaltamento dei
privilegi. Ovvio che ci siano delle resistenze, ma la direzione è inevitabile.
Non è quello che mi spaventa.
Qualcosa però la spaventa? La questione generazionale è
quella determinante e purtroppo ai vertici degli organismi
internazionali, così come dei luoghi di decisione politica non ci sono giovani.
È tra le generazioni oggi al potere che vedo a volte l’incapacità di cogliere
l’opportunità, che è anche l’opportunità per risolvere questa crisi economica
originata da un modello che non funziona più e che deve cambiare. Ma non
riescono a vederlo. Così come non riescono a vedere un sistema energetico
differente, un uomo differente. Eppure i loro figli sono differenti.
Una diversa relazione tra uomo e natura è una delle chiavi per
ricreare una coesione sociale e quindi politica.
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Questo il suo profilo da wiki. Claudia Bettiol,
Socio-Ingegnere, è la prima laureata in Ingegneria Civile[senza fonte] presso
l'Università di Roma Tor Vergata. La sua prima pubblicazione (Bioarchitetture
per la vita) risale al 2003, è da questo momento che Bettiol inizia il suo
percorso come scrittrice che porta alla pubblicazione del libro Cuore e
Ambiente, tradotto in varie lingue tra cui il cinese.
È proprio con Cuore e Ambiente che inizia una ricerca filosofica sul
ruolo dell'energia, ed in particolare delle energie rinnovabili, nella vita dei
singoli uomini e nella società post ideologica. Il libro investiga la relazione
tra genitori e figli ovvero la costruzione di legami intergenerazionali basati
su un'etica pubblica che ripartisce equamente le risorse ambientali e che trova
fondamento proprio nelle energie rinnovabili intese come legame tecnologico fra
l'uomo e l'ambiente.
È fondatrice e presidente di FreeEnergy, associazione
nata nell'estate del 2006 con l'idea di valorizzare il ruolo della Ricerca nel
campo delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica e di favorire
l'incontro fra Ricercatori ed Imprenditori. Non fra istituzioni ma fra uomini. È
docente alla facoltà di Ingegneria di Tor Vergata dal 2003 ed oggi insegna nel
corso di Negoziazione Energetica Ambientale.
Alterna la sua professione da scrittrice e docente con incarichi di
consulenza strategica nei processi decisionali ed organizzativi legati allo
sviluppo delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica e della
diffusione di veicoli elettrici in Italia e nel Mondo. Nel 2006 entra a far
parte del consiglio di amministrazione dell'ENEA, tuttora in carica.
Svolge attività di coaching, come mediatore trans-culturale, favorendo
l'incontro fra ricercatori, industriali e fruitori finali delle tecnologie
energetiche. In questa veste è uno dei fondatori e promotori di alcuni dei Poli
di Innovazione più attivi in Italia (Polo per la Mobilità Sostenibile della
Regione Lazio POMOS, Polo Solare della Regione Lazio CHOSE e Polo
IdrogenoLazio). L'esperienza condotta nelle energie rinnovabili e nell'auto
elettrica la ha portata ad essere uno dei saggi della commissione per la
definizione del Piano Strategico per la Mobilità Sostenibile del Comune di
Roma.
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