“Dopo tanti anni di lavoro con il mondo dei bambini, ho capito quanto entusiasmo riesce a regalare la capacità creativa. Per questo sono finita in carcere!''.
E’ la storia di
Monica Cristina Gallo, responsabile di
Lacasadipinocchio, un’ iniziativa di animazione pedagogica itinerante rivolta al mondo dell' infanzia e dei soggetti più deboli, che a novembre scorso ha trasferito il suo laboratorio senza fissa dimora nel padiglione femminile della casa circondariale di Torino.
Obiettivo: far tornare a sorridere e a vivere detenute cadute in uno stato di profondo torpore.
“Ho iniziato – racconta Monica Gallo- a strutturare laboratori di tipo artigianale per le donne. Sono partita da feltro, sapone fatto in casa, bambole e tanti altri oggetti. E mi sono accorta dell’entusiasmo che le persone coinvolte trasferivano nei loro piccoli capolavori. Così ho pensato di portare la mia idea nella casa circondariale del capoluogo piemontese. Ho visto miracoli, persone che riprendevano in mano se stesse e la propria vita.
Le recluse, soprattutto dopo un po' di anni, perdono completamente 'interesse per la loro persona. Si trascurano, si sentono incapaci di poter fare delle cose femminili''. E
il nostro progetto punta proprio al recupero della femminilità di queste donne, a far emergere la loro capacità nascosta di fare e creare. Di ricominciare. Di ritrovarsi e di palpare emozioni sopite. Il laboratorio che gestisco con loro non è stile catena di montaggio, che fa fare manufatti pre confezionati su ordinazione di aziende. Al contrario, fa creare, scoprire, assemblare''.
Otto in tutto le detenute coinvolte in questo progetto. Hanno un’età compresa tra i
35 e i 60 anni e non sono tutte piemontesi. Alcune di loro sono sposate e hanno bambini. Si tratta di “incolumi'', cioè soggetti che non possono o non vogliono stare con altri detenuti per motivi soggettivi o per il tipo di reato che hanno commesso.
Dalla settimana prossima si aggiungerà un gruppo di detenute comuni. E’ ovvio non staranno insieme.
“Quattordici giorni fa- aggiunge Gallo- ho firmato il protocollo di intesa con il direttivo del carcere, che stabilisce di dare un contributo mensile a queste donne se la merce verrà venduta. E a finanziare il progetto portato avanti con la volontà delle ragazze e i miei soldi. Vado in giro nei mercatini ad acquistare tessuti a peso, collane rotte, bottoni, seguo gli stock dei negozi e poi porto loro queste cose, con libri, giornali, tendenze e cerco di stimolarle. Sono entusiaste. Una di loro, dopo 8 anni di galera, non era mai riuscita a trovare nessuna opportunità di svago, ora fa bellissime collane''.
Il progetto per ora ha avuto l'appoggio di
Donne in Viaggio che sta cercando di creare una rete di vendita presso le affiliate. “Sarebbe bello – conclude l’ideatrice - se potessimo organizzare una mostra mercato. Contiamo sull’appoggio di tante amiche.
Per informazioni
info@lacasadipinocchio.com