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Votare donna ora è una necessità di Luciano Anelli
Un appello bipartisan delle donne al voto per le donne di qualità. Risultati e proposte.
 
In un Paese come l'Italia, in cui le libertà e i diritti delle donne affondano dietro manifesti pubblicitari che ne mercificano il corpo e candidature suggerite più dall'avvenenza che dalla formazione e dal talento culturale e politico, parlare di emancipazione sembra fuori tempo e fuori luogo.

Eppure più che mai è necessario oggi rilanciare i temi e la cultura dei diritti e della pari dignità delle donne, il ruolo strategico della loro valorizzazione ed inclusione sociale soprattutto nel mondo del lavoro, in politica e nei ruoli dirigenziali, per fondare quel nuovo modello sociale e culturale, inclusivo, meritocratico e solidale, senza il quale non si potrà uscire realmente dalla crisi di sistema e di valori che stiamo vivendo. 

L'EUROPA, nuovo soggetto delle politiche sociali, dovrà giocare un ruolo fondamentale nelle politiche di emancipazione di genere. Per questo la presenza delle donne nel Parlamento europeo è quanto mai importante: da esso, infatti, nei prossimi anni usciranno i provvedimenti e le misure che determineranno il carattere sociale dell'Europa, il suo modello di welfare e le politiche rivolte alle persone. Dalla composizione del Parlamento europeo dipenderà l'indirizzo e l'anima di tali iniziative: se saranno cioè provvedimenti realmente volti al pieno sviluppo delle persone, senza discriminazioni di sesso, razza, culture, lingua, religione, orientamento sessuale ecc. o se saranno provvedimenti di mera beneficienza, provvedimenti, cioè, che blocchino le risorse invece di valorizzarle, mantenendo un equilibrio di poteri, un ingessamento sociale, una monocultura obsoleta ed uno status quo che sono probabilmente la vera causa di questa crisi globale, la crisi di una società incapace di cambiare scommettendo sulle sue risorse più inespresse, il lavoro dormiente: le donne e i giovani.

Per questo motivo ora, occorre dare maggiore visibilità alle donne in politica.
Purtroppo le elezioni  2009, terminate da poco, per l’Italia hanno decretato una sparuta presenza di Donne che siederanno al Parlamento Europeo. Su 62 europarlamentari, solo 12 saranno le donne italaiane che potranno dire la loro e, speriamo, unirsi alle altre donne europee, se lo vorranno , se lo consentiranno le macchine partitiche. 7 sono del PdlL e 5 del PD. Tra queste Barbara Matera,di quasi 28 anni, originaria di Lucera, ma trapiantata a Roma, eletta a valanga  ( più di 130 mila preferenze), al Sud è stata seconda solo a Berlusconi. Mentre nel Nord-Est  per il PD è stata eletta Debora Serracchiani, avvocato di Udine, ma nata a Roma 39 anni fa, che ha superato anche Berlusconi, grazie al Web ed al suo discorso contro la leadership del suo partito e le sue invettive contro i “soloni'' del PD all’assemblea dei circoli nella scorsa primavera. Ci sono anche Silvia Costa, già presidente della Commissione Nazionale per le P.O., quando non era imbavagliata nel ministero e godeva di autonomia e equidistanza. Da segnalare anche Rita Borsellino (PD) ed Elisabetta Gardini (PdL).
Prima del voto è stato lanciato l’invito bipartisan e istituzionale di votare Donne dalla Commissione pari opportunità della Regione Puglia (presieduta da Magda Terrevoli-Verdi) e la Consulta regionale femminile (presieduta da Annamaria Carbonelli Quaranta-PdL) rivolto alle donne nel corso di una conferenza stampa.

Per la Carbonelli “è importante il lavoro di squadra che mette da parte tutti gli individualismi con l’obiettivo comune di far crescere, nelle istituzioni, il peso delle donne''. Purtroppo però per la presidente della Consulta femminile “le donne non si sentono tutelate dai partiti e dalle stesse donne''. Vota donna è stato un appello reale perché le leggi devono essere fatte sia dagli uomini che dalle donne.

 All’ex Presidente della Commissione, Nunzia Bernardini : “non piace il concetto che il posto in lista bloccata diventi il regalo del principe, dobbiamo lavorare sulla legge elettorale affinché ci sia la possibilità di esprimere due preferenze''.
Proprio partendo da questo concetto penso che in questa tornata le donne, qualunque sia il partito o la coalizione a cui appartengono, avrebbero dovuto ricordarsi della possibilità di esprimere il proprio dissenso su politiche e leggi, fatte per e sulla famiglia e le donne, e far sì che tali argomenti siano trattati da persone del genere giusto: quello femminile.

Domani non potranno protestare o sorprendersi se ci dovessero essere poche donne a decidere sulla vita delle famiglie e sul corpo delle donne. Non avranno la possibilità di lamentarsi e dovranno prendertela solo con la loro scelta sbagliata, un voto non dato alle donne.
Hanno avuto questa occasione dove si votava con le preferenze e non l’hanno saputa sfruttare!
Ora, quindi, per il futuro bisogna iniziare a costituire una vera rete europea, affiancandosi a Gruppi europei già forti, per costituire una Lobby delle donne .
Per le prossime tornate elettorali, in Parlamento, ma soprattutto alle Regioni, dove forse è più facile, bisogna che i gruppi  e le istituzioni femminili, trasversalmente, lavorino per modificare le Leggi elettorali per una garanzia di presenza di Genere.

Con le quote, col 50 e 50, ma anche con leggi simili a quella varata dalla Regione Campania , grazie all’impegno di Donne di partiti sensibili, come le socialiste, e la Consulta delle donne.
Per ovviare all’inevitabile mantenimento di posizione degli uomini e l’ingerenza atavica degli uomini sulle donne della famiglia, si è escogitato la seconda preferenza di genere, facoltativa.
Nella regione Campania hanno varato una legge sul voto di genere…perché non farla diventare Nazionale ? E’ almeno un inizio e toglie ogni imbarazzo parentale e scusa maschilista.
E’ finalmente una legge che promuove veramente la parità fra uomini e donne nelle assemblee elettive, così come prescrive l’art. 117-7°comma della Costituzione. La maggiore novità della legge consiste, infatti, oltre all’abolizione del listino, nell’aver introdotto il sistema della doppia preferenza facoltativa che ogni elettore può esprimere per votare sia un uomo che una donna. La norma ha una chiara funzione promozionale della democrazia paritaria, la doppia preferenza è, infatti, validamente espressa solo se vengono indicati nel voto un uomo e una donna, altrimenti il secondo nome espresso sulla scheda, se dello stesso genere, è da considerarsi nullo.

Con questo sistema si da una forte spinta alla promozione della rappresentanza femminile in politica, eliminando in origine per l’elettore il dilemma di dover scegliere fra un candidato uomo ed una candidata donna: da oggi in poi in Campania il sesso dei Candidati non sarà più un elemento di discriminazione, ma un fattore di promozione.

Oltre a ciò, la legge prevede nella formazione delle liste una garanzia di equilibrata rappresentanza dei due generi, in modo che nessuno dei due possa essere presente con più dei 2/3 dei candidati, pena l’inammissibilità della lista stessa.

Sulla legge c’è stato un voto favorevole trasversale che è andato dal Pd all’MpA, dall’Udc alla Sinistra, da Italia dei Valori ai Verdi.
In questo modo si eviterebbero i distinguo ormai degenerati nelle composizioni delle liste. Un tempo alla proposta di una donna, veniva chiesto; “Ma è brava ?. Sottintendendo che tutti gli uomini erano bravi, visto che non si chiedeva nulla sulle loro capacità.
Ora che le donne si stanno rafforzando, nella composizione delle liste si evitano donne capaci, forti e note…. “potrebbe togliermi voti''. Oppure : ’Il voto alle donne? Ma non fate ridere ! Sono portate all’estremismo, e andrebbero a manifestare senza neanche chiedere il permesso dei mariti. E poi non si favorirebbe l’uguaglianza sociale perché una donna per modestia non andrebbe mai a votare quando incinta! E se le donne venissero poi elette, che umiliazione per i loro mariti! Sarebbero costretti a cucinare…''

Nelle votazioni dove c’è la possibilità di usare il voto di preferenza si possono indicare le persone che appaiono più vicine alla realtà dei movimenti e quelle che più si sono spese nel lavoro unitario.
Sono spesso coloro che hanno accettato una candidatura per dare visibilità a lotte condotte fuori dal cerchio illuminato della politica politicante.
Sono spesso, per chi ha composto le liste, le candidature tappabuchi: si conta su di loro per far votare una lista, altrimenti indigeribile, quando altri sono destinati, nel caso, ad essere eletti.
Sono sicuramente meno compromesse con scelte rovinose sì, se non altro per una probabilità statistica, visto come sono mediamente composti i gruppi dirigenti dei partiti o coalizioni.

Ecco il mio contributo...di uomo che da anni si occupa di Valorizzazione dei generi nella differenza, tra scetticismi di donne superiori ad aiuti maschili se pur avveduti e lazzi di uomini gretti e legati al potere ed alla monocultura.
Le donne devono fidarsi dei pochi, per ora, uomini che mostrano vera sensibilità al genere, e non omologarsi alla grettezza maschilista. Attraverso gli uomini Cavallo di Troia, si può contaminare l’obsolescente monocultura maschilista con innovazione , con cultura per e del femminile.
Lo dice un ''femminilista''.

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Di seguito allego la mail che mi ha scritto una donna impegnata in politica, ma caparbia nel difendere le diversità. E’ un esempio.
“Ciao Luciano, mi chiamo XXXXXXXXX, attualmente consigliere comunale di maggioranza del mio piccolo paese...questa è la prima esperienza politica che ho fatto...prima ero anche assessore con ben 5 deleghe, ma la mia candidatura è servita solo ed esclusivamente sino a che ho messo da parte la mia inesperienza politica ed ho iniziato a pensare con il mio di cervello...mi sono opposta alle obbligazioni firma e basta, a tutti i progetti che portavo in giunta e che puntualmente venivano accantonati solo perchè una donna non deve avere la stessa visibilità agli occhi della gente, come quella degli assessori uomini...man mano mi ha svuotata delle deleghe...sino a quando l' 8 marzo di 2 anni fà durante 2 manifestazioni della festa della donna ho pubblicamente denunciato di essere libera di esprimere i miei pensieri e di essere considerata in giunta ma sopratutto dal Sindaco un numero ed una marionetta da comandare...mi sono opposta a tutto questo...così dopo le elezioni mi arrivò una fredda revoca ... mi rendo conto però che da sole non si può fare un granché...mi sono rivolta alle pari opportunità..mi sono vicine..ma non è vero che abbiamo i diritti che dicono di aver raggiunto...sono solo carte scritte...e se continua così resteranno solo carte scritte...spero di no!!! Alle prossime elezioni (tra circa 1 anno) vorrei candidarmi a Sindaco... Vorrei tanto che la gente sappia cosa succede...ma come???
Ti ringrazio comunque per l'attenzione.
Ciao''
 
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