Negli ultimi 10 anni la situazione della leadership femminile in Italia non ha mostrato grandi progressi. Sorge quindi spontaneo domandarsi cosa ci si debba aspettare per il futuro.
Autorevoli fonti dicono:
1) NON E’ VERO che se cresce l'occupazione femminile tra qualche anno anche la leadership femminile aumentera'. Paesi come il Belgio, la Spagna, L'irlanda hanno tassi di occupazione piu’ elevati del nostro e una rappresentanza femminile analoga. Al contrario un paese come l’Ungheria ha un tasso di occupazione femminile simile a quello italiano e una presenza ai vertici quadrupla. 2) NON E’ VERO che lo sviluppo del terziario e dei settori piu’ femminili portera’ a una maggiore presenza di donne ai vertici. La leadership femminile e’ molto bassa in tutti i settori, e anche in quelli considerati piu’ femminili, come l’istruzione e la sanita’, raggiunge al massimo 1/3. 3) NON E’ VERO che una maggiore presenza delle donne nelle facolta’ universitarie che contano per la leadership le proietterebbe verso i vertici. L’Italia presenta gia’ oggi una percentuale di donne laureate in discipline maschili (ingegneria, costruzioni, produzione, etc) superiore rispetto alla media Europea (il 29% rispetto al 24%). Inoltre anche nelle aree disciplinari dell’economia, giurisprudenza, ingegneria e scienze politiche – ovvero il 92% delle specializzazioni dei primi CEO e Presidenti di societa’ italiane quotate – le donne risultano gia’ ben rappresentate. Proiettando gli attuali trend e in assenza di ulteriori interventi, la presenza delle donne ai vertici in Italia e’ destinata a rimanere identica. 4) NON E’ VERO che con una maggiore determinazione le donne potrebbero raggiungere obiettivi di carriera piu’ elevati. Ben il 34% delle donne europee (rispetto al 26% dei colleghi uomini) aspira, gia’ oggi, a una posizione di maggiore leadership in futuro. In verita’ il problema sta negli ostacoli concreti che le donne incontrano nel proseguimento delle loro aspirazioni.
Ad esempio, il vero freno agli avanzamenti di carriera delle donne in Italia, piu’ che i figli, e’ la mancanza di strutture di supporto alla maternita’ e il doppio carico che le donne sono costrette a sostenere lungo tutto il percorso professionale.
In Italia, solo il 6% dei bambini sotto i 3 anni accede al nido (rispetto al 44% in Norvegia, al 40% della Svezia, al 26% della Francia) e le donne italiane dedicano a casa e famiglia tra il 20 e il 45% di tempo in piu’ rispetto alle colleghe di questi paesi. Per facilitare la crescita della leadership femminile, servono, almeno tre cose: - strutture e strumenti di supporto alle famiglie, - politiche di gestione delle risorse improntate su logiche meritocratiche, - un cambiamento radicale nella mentalita’ e nei comportamenti collettivi.
Tuttavia solo la combinazione di misure di concerto da aziende e sistema pubblico puo’ portare a un aumento significativo della leadership femminile. Singoli interventi hanno un’efficacia limitata, mentre un mix di interventi pubblico privati puo’ portare agrandi cambiamenti (sostegno alle famiglie, asili nido, maggiore presenza delle donne in politica, strumenti di flessibilita’, politiche di assunzione e promozione “gender neutral''). ========================
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