Sono anni che grazie a dol’s e alla mia ambivalenza tra nord e sud Italia dovuta alla mia doppia cittadinanza, barese e milanese, mi interesso, mi occupo, mi affatico su argomenti che trattano di donne e individuazione degli stereotipi femminili.
Questi, se in una parte d’Italia (quella milanese/lombarda) sono molto vicini a quelli europei, sebbene non pienamente realizzati nemmeno in questa felice e ricca area del paese ( basti ricordare che il sindaco di Milano preferisce utilizzare il cognome del marito più noto invece che il suo), in un' altra, quelli della mia patria d’origine, Bari, seppur protesi all’Europa, per contesto culturale, restano ancora legati a clichè mediterranei. Cioè : la donna è donna e deve fare il suo mestiere di femmina e l’uomo è uomo e deve invece fare quello di maschio. Di recente sono stata ad un meeting internazionale di donne professioniste PWA in cui hanno preso la parola donne italiane e straniere. Rigorosamente in lingua inglese. E’ stata presentata l'ennesima ricerca sulle donne ai vertici: “ Women on board: moving mountains '' riportata in un libro scritto da Annalisa Gigante e Mirella Visser Gigante pubblicato da Pwn, l’European Professional Women Network, un gruppo di pressione olandese per le donne nel mondo del lavoro. Primi in classifica, naturalmente, i paesi scandinavi. In Norveglia nel cda il 28,8% dei consiglieri sono donne e Svezia, Finlandia e Danimarca sono il gruppo dei Paesi che tiene alta la media: tutti con almeno due donne su dieci nei loro cda, dieci volte di più che in Italia. Non è forse stato detto molto di più di ciò che viene in tutte le riunioni che trattano di Donne e leadership , ma i risultati non sarebbero stati tanto interessanti per me, per dol’s e per le donne italiane tutte se non fossero stati collegati ad altre esperienze vissute da strati femminili diversi e da me raccolti come le extracomunitarie, per esempio, le cui storie vengono riportate da Kami al salone del libro di Torino, oppure, per rimanere a casa nostra, dall’iniziativa portata avanti a Bari del Comune stesso sulle differenze di genere percepite tra i bambini. I dati della ricerca “ Piccole donne crescono''saranno presentati il 4 giugno 2008, e quindi non posso essere ancora riportati, ma dallo spaccato che me ne è stato riassunto, gli stereotipi di cu si parlava, cominciano già delle scuole elementari. In questa fase scolastica i ragazzi o meglio bambini, sono assolutamente non filtrati e riportano, a chi li vuole ascoltare, la loro visione del mondo percepita e trasmessa dagli adulti. Infatti se non cambiano gli stereotipi fin dalla più giovane età (come riportato nel convegno sponsorizzato ed ideato da Emma Bonino), è inutile sperare che le donne giungano ai pannelli di comando come in paesi più avanzati come quelli scandinavi, ma nemmeno a posti di comando ministeriali e governativi che non siano quelli dei ministeri senza portafoglio come le pari opportunità. E poi non lamentiamoci soprattutto se le nostre ministre vengono dal mondo dei mass media e non da quello più affine giuridico istituzionale di donne avvocato, magistrato, economiste, giornaliste etc. E se si parla più della loro avvenenza (la Carfagna è considerata dai media internazionali la più bella Ministra) che delle loro capacità lavorative e della loro preparazione scolastica ed esperienziale. Quindi prima di arrivare alle poltrone di comando manageriali e politiche, cominciamo ad educare i giovani uomini e le giovani donne al rispetto reciproco ed a condividere i ruoli nella società non per sesso, ma per competenze. ================================== E tu vuoi dire la tua? Vai al blog e lascia il tuo comento.. |