Agnese Canevari Quali partiti Sono state considerate gli elenchi di candidati delle principali liste politiche per le elezioni di Camera e Senato: Partito Democratico – Popolo delle Libertà – Sinistra Arcobaleno – UDC – Lega Nord – Italia dei Valori – La Destra
Criteri I criteri utilizzati sono: il n. tot. di candidati per circoscrizione; n. di donne candidate e la loro percentuale rispetto al tot. di candidati della lista; la posizione delle donne in lista; i capilista.
Fonti Sono stati utilizzati gli elenchi disponibili sui siti dei vari partiti e dei principali quotidiani. Analisi dei dati Si segnala che nel numero delle donne candidate e delle percentuali sono considerate anche le candidature multiple, pertanto il dato assoluto di donne candidate risulta superiore alle effettive candidate che sono conteggiate più di una volta. In termini assoluti, le maggiori percentuali di candidature femminili risultano essere quelle del PD e di Sinistra Arcobaleno, superiori al 40%. 1. Per quanto riguarda il n. di donne candidate Considerando il centro sinistra, il Pd ha un
tot. di candidate pari al 41,1%, cioè 379 donne su 920 candidati (42,1% Camera e
39,2% Senato) IDV presenta invece una percentuale di donne candidate inferiore,
pari al 25,4% cioè 238 donne su 937 (27,7% Camera e 20,6% Senato). Per quanto riguarda la Sinistra Arcobaleno
presenta candidature femminili nelle liste pari al 44,6%, cioè 407 donne su 912
(45,6% Camera e 42,6% Senato). Per quanto riguarda il centro destra il PdL ha candidato una percentuale di donne che si attesta attorno al 20%, cioè in tot. il 20,1% pari a 186 donne su 925 candidati (21,7% Camera e 17,05% Senato) Soltanto la Lega Nord presenta una percentuale superiore al 30% ed in linea con la normativa europea di un terzo, ma la maggior parte delle donne sono candidate dopo la decima posizione. La Lega Nord infatti candida il 34,3% di donne (36,02% alla Camera e 30,8% al Senato) pari a 164 candidate su 478. Per quanto riguarda La Destra la percentuale complessiva di donne candidate è inferiore al 20% e si attesta al 16,4% (18,15% alla Camera e 12,9% al Senato). La percentuale della Camera risulta amplificata dalla candidatura di D. Santanchè come capolista in tutte le circoscrizioni: risulta quindi conteggiata 26 volte. Per quanto riguarda il centro, vale a dire l’UDC, presenta il dato percentuale più basso di donne candidate pari al 14,5% (15,7% alla Camera e 12,1% al Senato).
2. Capilista e posizioni apicali Nell’analisi dei dati vengono prese in considerazione sia le posizioni di capolista, sia le posizioni n. 2 e 3 in quanto trattasi di area di probabile elezione. Il PD presenta 10 donne in posizione di capolista, 11 in posizione n. 2 e 14 in posizione n. 3; il leader Veltroni non è mai capolista; solo in pochi casi si ha una candidatura a capolista plurima (D’Alema in Campania I e in Puglia alla Camera – Marini in Lazio e Abruzzo e Latorre in Puglia e Basilicata per il Senato). La Sinistra Arcobaleno presenta 17 donne capolista, 15 donne in posizione n. 2 e 16 in posizione n. 3; una doppia candidatura di Rita Borsellino in Lombardia ed Emilia per il Senato; il leader Bertinotti capolista in Lazio I alla Camera. IDV candida solo 4 donne capolista al Senato e nessuna alla Camera, 10 donne in posizione n. 2 e 10 in posizione n. 3; alla Camera è sempre capolista il leader Di Pietro.
Il PdL presenta solo 2 donne capolista al Senato e 1 donna in posizione n. 2 alla Camera in Molise; alla Camera Berlusconi è sempre in posizione n. 1 e Fini in posizione n. 2 (tranne in Molise, in cui è candidata una donna in seconda posizione); le donne in lista meglio piazzate si trovano solo in terza posizione (solo 6 candidate). La Lega Nord, che si presenta solo in 9 regioni, non ha capilista donne; il leader Bossi è capolista in 7 circoscrizioni alla Camera; anche al Senato abbiamo candidature plurime di Calderoli e Castelli; nelle posizioni n. 2 e 3 non ci sono donne alla Camera mentre al Senato ce ne sono solo due in terza posizione. L’UDC presenta solo una donna capolista al Senato nella regione Lazio (Alessandra Borghese), 6 donne in posizione n. 2 e 3 donne in posizione n. 3; il leader Casini è capolista alla Camera in quasi tutte le circoscrizioni e D’Onofrio al Senato.
La Destra presenta alla Camera sempre una donna
capolista ossia la leader Daniela Santanchè e nessuna donna al Senato; nessuna
donna in seconda posizione alla Camera e solo una al Senato. Osservazioni Le candidature femminili trovano una maggiore
presenza nelle liste del PD e della Sinistra Arcobaleno , sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi in relazione alla posizione in lista. In queste liste le donne risultano infatti meglio piazzate, vale a dire vi è un numero considerevole di donne in posizione di eleggibilità. Quindi aumentano considerevolmente le chances per le donne di essere effettivamente elette. In generale nella composizione delle
liste, non è comunque stato rispettato un ordine determinato di successione
nelle liste secondo il genere, né di alternanza 1-1 né di successione
2-1 (non più di due candidati consecutivi dello stesso genere), tranne in alcuni casi sporadici. Nel caso particolare de La Destra è pur vero che alla Camera tutte le posizioni n. 1 sono femminili, ma trattasi sempre di Daniela Santanchè, quindi la rappresentanza femminile effettiva risulta molto ridotta. Per quanto riguarda i capilista, il PD e la Sinistra Arcobaleno sono i partiti che candidano il maggior n. di donne e utilizzano in forma residuale le candidature plurime. In tal modo, sembra che queste due forze politiche abbiano recepito il senso del terzo quesito referendario (Guzzetta-Segni) in materia elettorale. Si rileva che quando si hanno candidature plurime in posizione di capolista (es. Silvio Berlusconi n.1 in tutte le circoscrizioni della Camera) gli eletti dipenderanno dalle opzioni effettuate, ossia dal c.d. gioco dei subentri. Di conseguenza, da queste scelte, in genere maschili (tranne che nel caso di Daniela Santanchè per la Destra) dipenderà anche quante e quali donne entreranno in Parlamento. |