Sera di capodanno, neve fitta qui in pianura, la voglia di festeggiare l'arrivo del 2009 nella maniera più tranquilla possibile, il cinema una volta tanto come via di fuga dal caos generale.
Un'occasione anche per rompere il ghiaccio con l'ultima multisala aperta in città: 12 sale per l'esattezza con spazio bar, giochi e libreria, praticamente un villaggio, normalmente uno dei luoghi preferiti d'incontro nella società di massa.
La scelta cade, per ovvie ragioni, su di una pellicola poco impegnata ULTIMATUM ALLA TERRA del quasi sconosciuto (almeno per me) Scott Derrickson, remake dell¹omonimo film di fantascienza di Robert Wise del 1951 a sua volta tratto dal romanzo di Harry Bates ''Addio al padrone''. Una bellissima quanto inquietante sfera di cristallo - ce ne saranno poi altre in vari punti del pianeta, arche di Noè finalizzate al salvataggio delle varie specie prima dell¹impatto finale - atterra sul grande prato di Central Park a New York (nel libro e nel precedente film si trattava di un'astronave che atterrava a Washington). Dalla sfera esce un essere misterioso, Klaatu, che vorrebbe pacificamente parlare con i rappresentanti degli umani se non fosse che, nell¹isteria generale e nonostante l'ordine di non sparare, un soldato spaventato fa fuoco su di lui. Dall'astronave intanto esce anche un gigantesco robot, Gort, che con il solo aiuto di un potente raggio mette fuori uso tutte le apparecchiature dell'esercito lì accorso a difesa della città. Ma l'intenzione non è ancora quella di distruggere quanto piuttosto di capire se sia davvero l'unica soluzione. E infatti, le apparecchiature dopo un po' riprendono a funzionare, l'essere viene soccorso, salvato e può così iniziare la sua conoscenza di questa specie aggressiva e dissennata che sta per distruggere la terra. L'ultimatum in questione è in realtà un invito alla saggezza, al rispetto dell'ambiente, al deporre le armi perché il tempo rimasto per invertire la tendenza è quasi finito. Pochi saranno disposti ad ascoltarlo. Tra questi una biologa madre di un bambino, che sola lo aiuterà a fuggire e a mettersi per quanto possibile in salvo. Un film
profetico, certamente non sciocco, uno di quelli che ti aiutano a tenere bene a mente il danno che quotidianamente tutti noi con comportamenti avventati infliggiamo al nostro pianeta e di conseguenza a noi stessi. Non ho potuto fare a meno di pensare, mentre forti immagini di battaglie scorrevano accompagnate da suoni assordanti in questa lotta finale tra bene e male, tra auspicabile saggezza e criminale stupidità, alla guerra che si sta consumando in questi giorni e per l'ennesima volta in Medio Oriente e alle sue possibili e catastrofiche conseguenze. Ennesimo segnale di scelte efferate che sembrano non voler sentire ragione. Il film si chiude con una speranza, l'amore della madre che tutto fa per salvare la vita è riuscito a fare breccia nel cuore dell'alieno, a fargli capire che quaggiù non c¹è solo male e che vale la pena dare un'ultima possibilità, ma sarà davvero questo amore sufficiente? per tutti noi intendo. Difficile essere ottimisti.
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