Le danze-architettura di Maria Donata D’Urso conversazione con Carla Della
Beffa Incontro Maria Donata D'Urso, coreografa e danzatrice, in un caffè parigino, accanto al Théâtre de la Ville che ha una programmazione di spettacoli di danza. Io faccio domande come una vera giornalista, lei risponde parlando del suo lavoro, con il quale mette in scena performance estremamente particolari, minimali, in cui sola e nuda si muove lentamente disegnando figure che vanno al di là del corpo. O al di qua. Mi parla del Trittico della pelle, che sarà rappresentato a Milano ai primi di aprile al teatro Out Off, nel corso del Danae Festival, che si svolgerà in vari teatri milanesi e probabilmente anche per le strade. Donata ha realizzato questi tre spettacoli dal titolo più o meno astratto nel corso degli ultimi anni, e li ha riuniti concettualmente in un solo trittico, che sarà rappresentato in tre sere: sarebbe quasi impossibile danzarli tutti e tre di fila. I movimenti di D'Urso sono talmente curati al millimetro, rappresentano tali sforzi di controllo sul corpo e sulla sua superficie, che uno spettacolo potrebbe difficilmente durare più di un'ora, e ogni atto del trittico va dai 30 ai 45 minuti.
Mi parla della pelle come membrana, e mi spiega che i terapeuti più avanzati lavorano in questo senso. Per me e per il dizionario la membrana è 1. strato di molecole che avvolge la cellula o il suo nucleo; 2. strato sottile di sostanza naturale che permette il passaggio dei soli ioni positivi o negativi; 3. (medicina) sottile strato di tessuto che avvolge organi o parte di essi o che occlude cavità, come il timpano; 4. la pelle o altro materiale che ricopre gli strumenti a percussioen, come un tamburo; 5. lamina, spesso metallica, di apparecchiature elettroacustiche... ma per Donata, che vive in Francia da tanto tempo, che ha studiato bioenergetica cinese e che lavora al confine delle regioni estreme, anche filosofiche, del rapporto con il corpo, la membrana è un'altra cosa: un recettore della memoria corporale che crea una rete in cui si sincronizzano i messaggi. Qui la pelle è involucro, interfaccia, è un medium orizzontale che D’Urso paragona ai quadri di Pollock, tele messe sul pavimento su cui l’artista faceva sgocciolare i colori. Nei suoi spettacoli, D'Urso non sta mai in piedi, ma si sdraia si avvolge e si svolge su piani - non necessariamente piatti - che contrastano il suo movimento e lo sostengono. Il principio di azione e reazione è illustrato in ogni gesto. Il movimento è ancora una volta orizzontale, viene dal profondo, dal diaframma, non è altrettanto volontario quanto in una danza verticale. Le luci sono molto importanti in questi spettacoli, perché secondo i momenti svelano e cancellano il corpo, scegliendo di illuminare solo alcuni dei movimenti e delle superfici nello spazio, sempre rigoroso. La colonna sonora a volte trasmette il senso allo spettatore, e in altri casi parla ancora del corpo, rielaborandone in maniera quasi astratta i suoni e lo sforzo. Nella sua “nota d’intenzione'', Donata scrive che la pelle è il livello zero della rappresentazione, come neIl suo primo spettacolo da sola, Pezzo 0 (due), martedi 1 aprile, ore 21.00. Creazione luci di Yves Godin, colonna sonora di Mathieu Farnarier.
Nel secondo, Collection Particulière, giovedi 3 aprile ore 21.00, il corpo gioca con una superficie che lo taglia in due all’altezza dell’occhio dello spettatore, e il rapporto dei movimenti e delle luci sdoppia come in una carta da gioco le due parti del corpo. Donata è nata e cresciuta a Catania, e io ricordo bene una piccola Trinacria che si disegnava nello spazio di questo spettacolo, che ho visto due volte: a Parigi e a Venezia durante la Biennale Teatro del 2005, diretta da Romeo Castellucci. Qui le luci sono di Maryse Gautier, mentre Vincent Epplay e Jérôme Dupraz firmano rispettivamente la colonna sonora e la scenografia. D’Urso scrive inoltre che la sua ricerca non va verso un’astrazione del corpo, ma verso un ampliamento della sua percezione.
Il terzo lato del trittico, il più recente, si intitola Lapsus, come uno scivolone, una caduta, il senso che va verso l’ignoto. Sarà rappresentato sabato 5 aprile alle ore 21.00. Qui, Donata si muove in un cerchio, un anello rigido che la imprigiona in movimenti rigorosissimi. Le luci di Lapsus sono di Caty Olive, la musica ancora di Vincent Epplay, la scenografia è firmata insieme da Jérôme Dupraz e da Maria Donata D’Urso, che ha studiato architettura oltre che danza (a Roma, New York e Parigi). Sue ovviamente anche la concezione, la coreografia e l’interpretazione. Le foto sono di Laurent Goldring e di Eve Zheim. |