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ITALIA, NOSTRA GRANDE MADRE, COMPIE 150 ANNI. di Alehina Musumeci
Festeggiamo, quindi, con entusiasmo la nostra Madre Patria. Cerchiamo di guardarla come se fosse una donna, ed in effetti lo è
 
Ripercorrendo la nostra genealogia, tra utopia, sogno e realtà: da una stanza tutta per noi ad una Nazione tutta per noi. Sorelle d’Italia risvegliamoci. Se non ora,quando? Se non noi,chi ?                             
Eleonora,Cristina,Virginia, Anita, Adelaide, Margaret, Rose, Giuditta, Antonietta, Clara, Olimpia, Costanza…. e tutte le altre del lunghissimo elenco della nostra genealogia.
Donne di ogni strato sociale e culturale che furono l’anima del Risorgimento e misero audacemente a rischio reputazione, sicurezze, patrimoni, la vita dei familiari o la propria  per dare alla luce Italia. Rivoluzionarie o borboniche, nordiste o sudiste, monarchiche e repubblicane, aristocratiche e popolane, artiste, scrittrici, giornaliste, insegnanti, brigantesse, donne comuni, italiane ed anche straniere che perfino su fronti opposti furono le protagoniste assolute di un’epoca di grandi sogni ed ideali.
 Ma, qualora ci si palesassero improvvisamente, come potremmo resistere sotto il loro sguardo incredulo, addolorato e sgomento? Come spiegare loro, la situazione in cui si trova il nostro paese, la nostra ignavia ed inerzia, la nazione divisa, indifferente e priva di sentimento nazionale? Sembra ci si vergogni di festeggiare ed usare certe parole come patria, nazione, o Italia; indotti a sentirci italiani/e solo all’estero quando ci mancano gli spaghetti ed il caffé o durante le competizioni internazionali o se qualcuno ci deride. Abbiamo ridotto l’Italia  solo ad un vuoto marchio, il Made in Italy,  per esportare un’italianità priva di identità e quindi di vera eccellenza, che spesso serve solo a decentrare aziende all’estero e lasciare gli italiani disperati. 

Una disperante mancanza di ricordi, cultura, rispetto, gratitudine, ideali, radici… 
 E se provassimo ad amare l’Italia e noi stesse aldilà di sterili regionalismi? E se capissimo che nell’unità c’è spazio per le molteplicità e viceversa? E dimostrassimo che anche noi siamo all’altezza delle nostre madri e che un legame indissolubile ci unisce ancora a loro. Dovremmo, innanzitutto, rammentarci che, dagli inizi dei tempi, la Madre come la Terra è da sempre Colei che è: vita, amore, culla, cibo, identità, protezione, casa, città, nazione, patria, tomba. Nelle culture occidentali, infatti le raffigurazioni allegoriche della “Madre Patria'' e della Nazione sono femminili come molti sostantivi di varie lingue riferentesi alle Arti ed alle Scienze.
 La nostra genealogia femminile affonda le sue radici nella Grande Madre mediterranea e nelle tante Dee che furono le sue incarnazioni locali. Molte le tracce nei miti, nelle iconografie, nella toponomastica etc. in molte regioni italiane, come per la Sicilia che ne porta raffigurazione nel suo stemma regionale. In particolare, la trinità delle grandi Dee Ecate, Demetra e Kore spesso rappresentate insieme su di un unico trono, incarnava ed evidenziava il profondo legame tra le generazioni. La Grande Madre Cibale, la Dea Tyche, e la Dea Fortuna romana portavano tutte sul capo una corona muraria turrita, raffigurante le mura e le torri di una città , per ricordare che l’origine e le fondamenta di ogni cosa, derivano sempre dal femminile. Alla Dea Estia, la Vesta romana, che presedeva alla fondazione di ogni nuova città, era dedicato il primo e più importante tempio. La dea ed il fuoco erano una cosa sola, simbolizzavano la Vita, e l’identità dei singoli e dell’intero popolo. Le sacerdotesse Vestali, che custodivano il Fuoco Sacro della  Dea, “vita e destino della città e dello stato, godevano di speciali onori e privilegi civili, giuridici e patrimoniali, unici rispetto alle altre donne. Questo filo genealogico, inanellato di nomi femminili e fiammeggiante di vita, si è, nei secoli, via,via, srotolato e palesato, in molti modi, come nella turrita Città delle Dame di Cristine de Pizan; o con le audaci donne iscritte alla Società delle Giardiniere corrispettivo femminile della Carboneria risorgimentale; o nella rappresentazione allegorica della nostra patria come Italia Turrita col capo cinto da una corona muraria su cui svetta una fulgida stella a 5 punte. La corona turrita, il fuoco, la luce, il fiore… antichi simboli della nostra genealogia e storia femminile.
Non consideriamo, quindi, questa Celebrazione in termini di perdite o guadagni economici. Non facciamo nostro, ancora una volta, il pensiero e la logica  maschile che ignora il maternage ed i sentimenti d’amore, rispetto e cura che al femminile appartengono. Non facciamoci annebbiare, confondere e distogliere da cose da uomini. Perché proprio di maternage responsabile ha invece bisogno la nostra nazione,( e l’intero pianeta), in cui la maternità è avversata come la peste, le madri ed i bambini sono abbandonati a se stessi o ai loro assassini, ed il territorio è continuamente, selvaggiamente stuprato ed inquinato.
 Festeggiamo, quindi, con entusiasmo la nostra Madre Patria. Cerchiamo di guardarla come se fosse una donna, ed in effetti lo è. E’ Italia. 
Italia ha un’età indefinibile, come l’antica Dea trina, è anziana, matrona e fanciulla al contempo. Appare sola, trascurata, spaventata, povera, se pur nobile di nascita. Non lasciamola ancora sola nelle mani maschili che l’hanno umiliata ed offesa. Anche nello spot televisivo per il 150°,  il loro sguardo maschile ci dimentica, neppure una bambina tra i piccoli italiani del futuro… 
 
Italia è davvero “bella e perduta'' e non amata e lo siamo anche noi sorelle, irrimediabilmente perdute, se, non approfittassimo di questo anniversario e di tutto quello che sta succedendo per fare “pulizie generali'', “inventari''  e “bilanci'' nella nostra grande Casa Comune.
Ci siamo illuse, dopo le prime importanti conquiste, che, almeno in occidente, i ginecei, gli harem e i casini fossero stati superati e che potessimo essere cittadine; eravamo semplicemente anestetizzate  dalla  quotidianità, dalle paure, dalla coppia, dalle TV, dal volemose bene, dai cedimenti dell’età, dalla moda glam, dai posti nelle “riserve indiane rosa'' dei partiti, etc., così …ci siamo proprio addormentate. Oggi il fastidioso ronzio, Bzzzzzzzzzz, di un farfallone amoroso, delle belle turbando il riposo, sta cominciando a risvegliare molte… ancora sonnecchianti sugli allori guadagnati da altre…  Invece nel  bel mezzo di un buio e misogino tardo medioevo, in Francia, la Pizan,  piccola donna, di origini italiane, sfidando i poteri religiosi, politici e culturali, ideò e costruì una genealogia femminile come pietra fondante della sua città fortificata in cui accogliere le dame onorate ed eroiche: dalle regine alle sante di ogni tempo affinché possano avere un luogo dove vivere serenamente e potersi rifugiare e difendere contro così tanti assalitori''  anche perché, nella società < le parti non sono divise equamente, poiché i più forti prendono la parte più grande e chi divide tiene la migliore per sé >.
Secoli, battaglie e conquiste dopo, la Woolf ci esortò ad ottenere almeno una stanza tutta per noi. Oggi  bisognerebbe riscoprire e rifondare quella città ideale dentro le cui mura arroccarsi e ritrovarsi. Un passaggio inevitabile affinché si trasformi un paese non adatto alle donne in un paese per le donne e di donne.
Siamo noi, Sorelle, che “compiamo'' questo compleanno speciale reso ancora più eccezionale  perché a Marzo ricorre anche il Centenario della Giornata Internazionale della Donna.
Italia ha bisogno di noi donne, e noi di lei. Dobbiamo essere figlie ma anche madri amorose di nostra Madre. Il risveglio, il maternage e la salvezza dell’una, lo sono automaticamente anche  delle altre, e viceversa.
 E quindi se non ora, quando? per risvegliarci, e passare dalle parole ai fatti, indicendo anche gli Stati Generali delle Donne, con rappresentanza trasversale, ma  preclusi alla  presenza maschile. ( Ricordiamoci che non ci hanno mai regalato nulla, salvo chiederci aiuto e sacrifici nelle guerre e nei momenti gravi, per poi rimandarci a cuccia finite le emergenze. Ci siamo sempre dovute conquistare tutto da sole combattendo audacissime battaglie, auto finanziando circoli, case, congressi, riviste etc. per conquistare il voto e scampoli di uguaglianza, solamente in alcuni paesi e tuttora sempre a rischio della vita. Quindi non ricaschiamoci ancora.) Il mondo è tutto al maschile, anche se oggi, specialmente nel Sud America, c’è un fiorire di Presidentesse. Teniamoci,  comunque, uno spazio nazionale solo nostro, che eventualmente porti alla fondazione di un nostro Partito di Donne, smettendola di seguire, come cagnoline e scimmiette ammaestrate, partiti e leader maschili spesso all’osso che cercano di risorgere tramite le donne. Non ne abbiamo bisogno. Le Madri storiche ne sarebbero entusiaste. Bisogna mirare lontano per potere fare qualche passo.
Ricreiamo e riviviamo concretamente lo Spirito del Risorgimento, come fecero le nostre Madri…facciamoci guidare dalla loro determinazione e dalle loro audaci azioni. Accettiamo la bandiera tricolore dalle loro mani e che sia davvero “Nata per unire'' noi alle donne della nostra genealogia passate e future. 
Sta a noi rispondere o meno alla richiesta d’aiuto di Italia. Sta a noi decidere se è giunto davvero il tempo del risveglio e se vogliamo costruire un nuovo futuro per un nuovo millennio. Si, perché questa Nazione, questa Patria è nostra, Sorelle. Rivestiamola con vesti nuove e colorate. L’Italia ci chiama. Ed è ora di risponderle.

 Buon Compleanno a tutte, Italia, Madri e Sorelle d’Italia.
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