IL SSN SALVATO DAI MEDICINALI “NO BRAND GRADITI ALLE
DONNE, NON SONO PIU’ DI SERIE B
Possibile un risparmio annuo di oltre 1
miliardo di Euro. Il 91% li conosce, l’87% li considera (correttamente)
di pari efficacia, ma meno costosi. Francesca Merzagora: “Le
donne rappresentano l’avamposto nei consumi della popolazione italiana e possono
fare molto
Milano, 2 dicembre 2009 – Potrebbero ‘salvare’ il Sistema Sanitario
Nazionale e portarlo progressivamente all’equilibrio grazie ad un costo medio
inferiore tra il 20% ed il 40% e ad un risparmio potenziale annuale di oltre 1
miliardo di euro. Ora, dopo anni di oblio, ecco la prima vera inversione di
tendenza nei confronti dei farmaci generico-equivalenti in Italia: i medicinali
“no brand'' sono graditi dalle donne, vere artefici nella scelta dei farmaci in
famiglia e del bilancio di casa. Dunque un vantaggio non solo per lo Stato ma
anche un consistente risparmio economico per i cittadini. Tutto questo a
parità di efficacia delle cure. Secondo la prima indagine italiana su
un target femminile, curata dall’Osservatorio Nazionale sulla salute
della Donna (O.N.Da) e presentata oggi a Milano, il 91% delle donne è a
conoscenza della loro esistenza e il 50% sa che un farmaco equivalente riporta
sulla confezione il nome del principio attivo invece di quello commerciale e
costa meno. Ma il dato importante è che la percentuale rimane alta anche quando
si parla della loro efficacia: solo il 12,6% ritiene costi meno perché meno
efficace mentre la restante parte pensa (correttamente) che funzioni come quello
di marca. Ne hanno familiarità d’uso in particolare le donne tra
i 45-54 anni, quindi nella maggior parte dei casi con famiglia, con una
predominanza del centro e del nord-ovest. Meno propense al
farmaco generico, invece, le più giovani e le donne del sud e delle isole. Nulle
o quasi, invece, le differenze per ceto sociale o professione. La ricerca
evidenzia, quindi, una importante controtendenza rispetto al passato in cui il
farmaco generico-equivalente veniva percepito come medicinale di serie B e il
mercato dei generici in Italia stentava a decollare. Il merito è di campagne di
informazione svolte soprattutto dal farmacista (propone il generico in 8 casi su
10) e del medico di famiglia (lo propone in 1 caso su 2). Lo
studio rappresenta un trend dell’intera popolazione italiana: riguarda, infatti,
le donne, che sono le principali custodi della salute dell’intera
famiglia.
“Le donne – spiega Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – possono
essere considerate rappresentative dell’intera popolazione italiana su questo
tema perché si occupano attivamente della salute della loro famiglia, dalla
prenotazione di esami e visite specialistiche fino alla scelta dei medicinali
per la cura. Inoltre, svolgono un ruolo determinante nella richiesta di
informazioni al medico o al farmacista per scegliere il trattamento migliore per
parenti e famigliari. Il farmaco equivalente rappresenta una buona opportunità
di risparmio per il SSN alla luce dell’invecchiamento della popolazione
italiana, è bene comunicare alla popolazione che il farmaco equivalente non è
meno efficace di quello ‘branded’ e che si afferma alla scadenza dei brevetti
che hanno durata ventennale.
“Lo studio – afferma Giuseppe
Pellegrini, Professore di metodologia della ricerca sociale
all’Università di Padova – svolto su 725 donne italiane evidenzia una inversione
di tendenza nella percezione di questi farmaci da parte delle donne. Il farmaco
generico-equivalente non è più vissuto come un farmaco di serie B, ma, grazie al
lavoro di informazione svolto dal medico di base e dal farmacista, ha assunto
pari dignità del medicinale originale e, soprattutto, ne è stata percepita la
medesima efficacia. I farmaci generico-equivalenti hanno, infatti, lo stesso
principio attivo dei loro cugini di marca, ma sono meno costosi perché le
aziende che li producono non hanno dovuto sostenere i costi di sperimentazione,
trattandosi di un medicinale già in uso da diversi anni, il cui brevetto è
scaduto. “Questi farmaci – puntualizza Flavia Franconi,
Professore di Farmacologia all’Università di Sassari e responsabile del Gruppo
Farmacologia di Genere della Società Italiana di Farmacologia – devono,
comunque, superare test di sicurezza e controlli per avere l’autorizzazione per
essere immessi sul mercato. Non si tratta di medicinali di seconda scelta perché
contengono lo stesso principio attivo e con le stesse indicazioni del farmaco
‘originator’ (di marca). Hanno, quindi, la medesima efficacia. Può cambiare solo
la biodisponibilità, perché possono variare, secondo la legge, del 20%
rispetto al farmaco di marca. Questo limite non è stato scelto a caso,
ma corrisponde alla variabilità, sempre presente, nella risposta
farmacologica sia per fattori genetici che ambientali (inquinamento, dieta). Un
problema che ci può essere con l’uso dei generici è la possibilità da parte del
farmacista di sostituire il medicinale prescritto dal medico con un altro
generico e questo perché in Italia non esiste l’Orange Book contenente, sul
modello americano, la lista dei farmaci generici utilizzabili in luogo dei
farmaci originatori''.
“L’inversione di tendenza dimostrata dalle donne –
afferma Giorgio Foresti, Presidente Assogenerici – rappresenta
un buon risultato, ma siamo solo all’inizio. Il farmaco generico ha, oggi nel
nostro Paese, ancora un’incidenza limitata nel mercato farmaceutico, lontana da
quella detenuta negli altri principali Paesi europei e nel mercato americano. In
media nei principali mercati farmaceutici dei più grandi paesi europei, i
farmaci senza protezione brevettuale rappresentano circa il
60% delle unità vendute, contribuendo per il 20% della spesa,
generando al contempo 25 miliardi di euro di risparmi all’anno. Se solo nel
nostro Paese si arrivasse ad incrementare la quota a volumi di questi farmaci
almeno al livello della media europea, si otterrebbero risorse incrementali
risparmiate per 1,14 miliardi di euro su base annua, grazie alla conseguente
dinamica competitiva. È quindi importantissima la figura del medico
che, insieme al farmacista, deve essere sempre più coinvolta. E, soprattutto,
servono campagne e un piano organico da parte delle Istituzioni.
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