Caporedattore dell'Europeo e studiosa d estimatrice della storia delle
donne, Valeria Palumbo ha pubblicato il suo ultimo libro
'' L'ora
delle ragazze Alfa, Direttori d'orchestra, filosofi, piloti, maratoneti,
scienziati. Dopo secoli di battaglie il loro nome è donna.'' Un libro
che cerca di squarciare il velo degli stereotipi, anche quelli perpetuati
dalle donne stesse, affinché tutti siano liberi di dimostrare il proprio
talento, uomini e donne.
La tua posizione giornalistica è di tutto rispetto (caporedattore
centrale dell'Europeo). Dato che parli esaurientemente nel tuo libro della
professione giornalistica fenmminile, è stato faticoso farti strada? Quali
ostacoli hai incontrato e come li ha superati?Farmi strada è stato
faticoso per due motivi: perché sono una persona onesta, che non appartiene a
cordate di nessun genere e non ha raccomandazioni. Credo che nel giornalismo
questo faccia purtroppo la differenza molto più del genere. Dopodiché quando ho
cominciato, non volevano donne nei quotidiani e non ce ne n'erano al vertice dei
periodici, se non nei femminili. In questi 25 anni (20 da quando sono uscita dal
Master di giornalismo della Rizzoli-Corriere della Sera, ma lavoravo già dai
tempi dell'Università) è cambiato tutto. Il che non vuol dire che per le donne
non resti tutto più difficile (nelle posizioni di vertice, soprattutto in tv:
alla base ci sono soprattutto ragazze, e alcune bravissime). Non va negato che
la grande bellezza aiuta in tv, vista la tv che si fa in Italia (ma ovviamente
da sola non aiuta a fare vero giornalismo). Quanto a me ho superato gli ostacoli
in due modi: dedicandomi solo al lavoro e accettando l'idea che, come donna e
come persona onesta, avrei avuto molte più difficoltà. La carriera ha sempre un
prezzo: io sono disposta a pagare solo con la dedizione senza orari al lavoro (e
quindi ho rinunciato alla stessa idea di avere una famiglia). Non sempre è
l'unico sacrificio che si richiede. Gli altri sapevo in partenza che non li
avrei accettati.
Quindi hai rinunciato anche all'idea di avere un figlio per il
lavoro?
Non ho rinunciato a un figlio. Non ho alcuna vocazione materna ed è proprio
questo che rivendico: l'istinto materno è una costruzione culturale come ci ha
insegnato Elisabeth Badinter in ''L'amore in più''.
Cambia con il tempo e le culture e non tutte le donne lo hanno. Non ho mai
desiderato avere un figlio, anche e soprattutto perché ritengo che un figlio non
sia una cosa'' della madre, ma un progetto comune di un uomo e una donna. Trovo
molto egoiste le donne che fanno figli per sé. I figli non sono la
specifica delle donne. Si è donne senza figli e si è donne (per fortuna!!!
Finalmente, dopo secoli di oppressione) anche se non si desidera
averli.
Quanto tempo hai impiegato per raccogliere tutti i dati
del libro da te pubblicato? E' cos' ricco di informazioni che verrebbe voglia di
tenerlo sul comodino. Io raccolgo informazioni sulle donne dal tempo
della mia laurea (su donne e fascismo), ovvero dal 1988. Il primo libro è del
2003, L'ora delle ragazze alfa è del 2009: è un lavoro di accumulo, che ho fatto
anche mentre studiavo per gli altri libri. Semplicemente accumulo informazioni,
anche quando non devo scrivere :-)
All'inizio del libro dici che
ti occupi di donne, ma perchè non dovresti farlo una gran parte (maggioritaria)
della popolazione italiana è femminile? Il tuo interesse ti ha seguito durante
tutta la carriera? C'è un motivo specifico che l'ha originato? Perché ti
occupi di donne? La risposta è: perché la storiografia non se n'è
occupata abbastanza, perché trovo una vergogna che i diritti più elementari
delle donne siano ancora calpestati e non soltanto nel Terzo Mondo, perché, come
mi è successo proprio oggi leggendo una delirante email di un presunto
intellettuale di sinistra che gioca pure a fare il filosofo, non
riesco proprio a capire perché il nazismo sia condannato da tutti (o almeno da
tutti coloro che ragionano) e il sessismo no. Ovvero perché il
concetto di uguaglianza valga sempre un po' meno per le donne e perché perfino
raffinati pensatori ritengano legittimo credere che le donne possano essere in
qualche modo e in qualche ambito discriminate.
Ci sono molte tue
colleghe giornaliste che condividono l'approccio femminile al giornalismo, altre
che invece si svestono i vestiti da donna e dicono di essere solo
professioniste. Da questo è nato il tuo libro? Potrò rispondere alla
domanda solo quando mi spieghi che cos'è un approccio femminile al giornalismo.
Esiste un buon giornalismo e un cattivo giornalismo. D'istinto mi vien da
pensare che chi crede che esiste un approccio maschile, uno ebreo, uno femminile
e uno musulmano, sia già partito col piede sbagliato.
Le ragazze
alfa sono le figlie delle donne alfa della Caircross, tutte lavoro e
responsabilità? O che? Le ragazze alfa come sempre accade con le
definizioni di comodo non esistono: è un termine che serve semplicemente a
riassumere il desiderio delle nuove generazioni femminili occidentali di rompere
le ultime barriere sul lavoro e nelle posizioni di vertice sociali e
politiche. Come sempre è accaduto nella storia ci saranno decine
di imprenditrici di successo, o di scienziate, o di musiciste, di generalesse e
quant'altro che negheranno con orrore di appartenere alla specie. La definizione
(che è americana, ma ha suscitato grande dibattito - soprattutto
intra-femminista- in Germania) serve solo a riassumere: adesso diamo la spallata
al soffitto di cristallo. Ovunque sia.
Nel tuo libro abbatti
spesso molti luoghi comuni sulla solidarità delle donne o sulla loro diversità
netta dagli uomini . Ti hanno deluso? No affatto. Perché mai le
donne dovrebbero essere migliori degli uomini? Da dove parte questa assurda
contraddizione? Le donne sono distribuite, in bontà, intelligenza, senso di
solidarietà, altruismo, etc. come gli uomini. Con la differenza che le
popolazioni'' discriminate tendono a essere (vedi gli ebrei) più solidali tra
loro e più reattive. Passata la discriminazione saremo sceme e intelligenti come
gli altri. Detto questo, finora, in media, ho trovato molte più
donne brillanti ed eclettiche, che uomini brillanti. Soprattutto i nostri
connazionali mi appaiono piuttosto seduti.
Nele
tue pagine, non dai mai un giudizio nemmeno nascosto ma lasci al lettore la
facoltà di decidere e giudicare dai fatti. Ma tu hai un'idea, vero, su chi sono
le donne oggi, dove vanno? Pensi che chi leggerà il tuo libro si farà
un'opinione? Non esiste una direzione unica della storia. Né i 3
miliardi e rotti delle donne costituiscono una massa informe come una
popolazione di foche monache. Ognuna di noi andrà, in Occidente (e a seconda dei
Paesi, dei luoghi, delle città), dove la portano i suoi talenti e la sua
volontà. In molti contesti del Medio Oriente ce la faranno ancora a lungo in
poche, in Cina sarà un'altra storia. Dopodiché mi sono sforzata anche di
dimostrare che all'interno dei Paesi le tendenze sono contraddittorie: in Ruanda
si fanno ottime carriere politiche, idem in Mozambico. Temo che però, in certe
regioni d'Africa sia più facile arrivare al Parlamento, per una donna, che non
essere infibulata. Voglio dire: la complessità culturale del mondo non si lascia
definire e l'uomo moderno è inevitabilmente il frutto di un incrocio complesso
di culture (soprattutto se non vive in un villaggio arroccato dell'Afghanistan..
ma come vedi pure lì si può avere un destino
insolito).
Nell'incontro di presentazione alla Logghia dei
Mercanti dell'8 settembre a Milano, la giornalista che era con te
manifestava idee in netto contrasto con quello che si sarebbe potuto pensare
delle donne, facendo scatttare un'obiezione da parte della prof. Zaiczyk
che ha pronunciato la sua difesa a favore delle donne. Tu in realtà cosa che
pensi che le donne siano dele gatte morte o che cerchino una propria strada che
non necessariamente sia quella maschile? Ma qual è la strada
maschile? Io questo non lo capisco proprio. Ho scritto il libro proprio per
ribadire che non esiste una strada maschile o una strada femminile o una strada
trasgender o una strada ebrea o una strada gay al mondo. Sogno un
mondo in cui ognuno riesce a esprimere il suo talento (se ce l'ha) senza essere
imbottigliato in una definizione. La definizione gatte morte poi
mi sfugge proprio: mi fa pensare solo a un curioso autunno
:-)
Hai scritto molti libri che indagavano la storia delle donne.
Pensi che sia il caso di rivisitare la storia con un ottica non solo maschile?
La storia insegna? La storia andrebbe, ancora una volta,
rivisitata senza pregiudizi. Il che vuol dire ricordarsi delle donne, dei
perdenti, di quelli che vivevano fuori dell'Europa, di chi non ha potuto o
saputo imporre la propria versione...
Quale dei capitoli del
libro ti è piaciuto scrivere maggiormente? Mi appassionano le donne
con un talento artistico e scientifico. Proprio come tra gli uomini, preferisco
Mozart e Einstein agli uomini di potere (con qualche eccezione: adoro la figura
di Alessandro Magno), tra le donne mi piacciono scrittrici, musicisti, pittrici,
matematiche, astronome, etc. Dopodiché ho un'ammirazione immensa per le eroine
disarmate.
A quali donne consiglieresti il testo da te
scritto? Alle ragazze: perché hanno bisogno di modelli positivi. Ci
sono oggi, per fortuna. E a tutte le donne che credono di avere scuse per non
provarci.
Infine: le ragazze alfa riusciranno a trovare un
uomo alfa o sono destinate alla solitudine intellettuale e sentimentale, visto
che i due mondi maschile e femminile sembrano non comunicare? Se ti
riferisci alla solitudine delle donne più emancipate (soprattutto in campo
intellettuale, non mi sembra che imprenditrici e politiche soffrano di grande
solitudine), è evidente che i maschi italiani (tra quelli occidentali)
arranchino e siano a disagio. D'altra parte li capisco: secoli di dominio ed
ecco lì, dall'oggi al domani (circa 40 anni), che la schiava non ci sta più. Non
solo: quasi sempre i nostri uomini hanno avuto mamme che, perfino quando erano
emancipate, li hanno messi sul piedistallo. Sono convinti di essere, per
infusione divina, superiori, perché così è stato loro insegnato. Il loro
stupore, perfino il loro fastidio, è comprensibile. Mi dirai che in 40 anni
avrebbero potuto imparare. Il punto è che sono spesso le donne a
perpetuare l'inganno. Insomma serve tempo. Non è che poi siano
così intelligenti :-) Scherzo, però mi rendo conto quanto sia difficile
rinunciare al più duraturo e fruttuoso dominio dell'uomo sull'uomo (inteso come
essere umano). Sì, temo che, alcune donne rischieranno di restare ancora a lungo
sole. Ma sono ottimista: si può sempre cercare un compagno nei Paesi scandinavi
:-)
Come vedi non rinuncio all'ironia (nella
polemica). Sono fatta così: non vedo altra soluzione al dramma
della vita che l'ironia e l'autoironia. Mi piacerebbe che uomini e
donne si prendessero meno sul serio. A noi, in questo momento
storico, riesce più facile. Ed è questo che ci rende più simpatiche :-)
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Caporedattore dell’Europeo, collabora con vari giornali e siti
Internet, tiene lezioni universitarie e incontri a festival storici e letterari.
È stata tutor al Master di giornalismo dell’Università Statale di Milano, nel
2006-2007, e docente al Master per redattori culturali all’Università di
Urbino.
Ha iniziato a lavorare in televisione ed è stata a lungo nella
redazione di Capital, per diventare poi caporedattore attualità e cultura di
Amica e in seguito di Global FP. Ha condotto dal 2003 al 2006 le video-dirette
della Rcs libri-Corriere della Sera.
Laureata con una tesi di storia delle donne, appassionata di
arte, storia e letteratura straniera, è membro della Società italiana delle
storiche. Ha pubblicato nel 2003 un saggio, Prestami il volto (edizioni Selene)
sulle compagne di artisti famosi, vincitore del premio Il Paese delle donne
(2006). Nel 2004 è uscito Lo sguardo di Matidia (edizioni Selene), sulla suocera
dell’imperatore romano Adriano e le matrone romane. Ha pubblicato per Sonzogno
Le Donne di Alessandro Magno (2005), Donne di Piacere (2005), e La perfidia
delle donne (2006). Nel maggio del 2007 è uscito Svestite da uomo
(Bur).
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