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Dal tribunale alla scrivania di Caterina Della Torre
Fantasia e rigore sono le caratteristiche che secondo Gianrico Carofiglio attengono alle due figure professionali che riveste: quella di magistrato e quella di scrittore.
Mai stata in un tribunale in vita mia. Per fortuna direbbero molti. Ma ho invece trovato molto interessante che il magistrato/scrittore mi abbia proposto di effettuare l’intervista in Procura a Bari perché mi ha dato l’opportunità di cogliere  dettagli  di un ambiente che sicuramente ha dato spunti interessanti all’attività di scrittore di un sostituto procuratore antimafia come lo è il nostro intervistato.
 
Seduta davanti a lui pronta a fargli le molteplici domande venute fuori dalla lettura dei suoi scritti (che mi ero diligentemente appuntata sul mio notes), mi domandavo se quello davanti a me fosse un magistrato o uno scrittore. Si pensa al primo come un’istituzione paludata e rigorosa ed al secondo come un evanescente personaggio che vive sulle pagine dei suoi romanzi.
 
Invece è  un uomo come molti, alto per i canoni baresi, mediamente abbronzato dal sole primaverile con due grandi occhi verdi che seguono il movimento composto delle mani mentre risponde alle mie domande.
 
Naturalmente  la domanda che le sto per fare gliela avranno già posta altri. Come mai è passato dalla scrittura di sentenze a quella di romanzi?
Le risponderò con una domanda: come mai un individuo che da bambino sognava di fare lo scrittore si è poi trovato a fare il magistrato? Ho sempre desiderato scrivere, ma ho sempre rimandato l’inizio dell’attività, per paura di non esserne capace. La vita inoltre spesso  ti porta  a prendere altri percorsi ed io ho intrapreso quello della  giurisprudenza, quasi per caso, anche se poi il lavoro che faccio mi piace moltissimo e  mi ha dato anche  benzina per ciò che scrivo. Sono arrivato alla scrittura molto tardi quando ho pensato che se non iniziavo a scrivere subito (all’epoca avevo 39 anni) poi sarebbe stato troppo tardi. Ho cominciato nel settembre del 2000 “Testimone inconsapevole'' e poi ho continuato, non pensando però a far diventare l’avvocato Guerrieri un personaggio di una serie di libri.
 
Quali sono le caratteristiche che differenziano una professione dall’altra?
Sono in realtà differenze apparenti
. Per fare il magistrato, in particolare per fare il magistrato inquirente, quindi investigatore, è necessaria una dose di creatività che ti consenta per esempio di vagliare le varie ipotesi e senza attaccarti alla prima che ti viene in mente. E viceversa per fare lo scrittore ci vuole rigore. Delle volte mi devo proprio trascinare alla scrivania, soprattutto quando si tratta della prima stesura. Poi successivamente le altre stesure prevedono eliminazione del superfluo e miglioramenti.
 
Come mai ha scelto come figura principale un avvocato e non un magistrato quale è? Lei in effetti racconta le esperienze di un altro.
Quando  mi si presentò il desiderio di iniziare a scrivere, mi apparve la figura dell’avvocato. Ma senza voler eludere la domanda, capii che se volevo raccontare una realtà, cioè quella dell’ambiente giudiziario, dovevo farlo con occhi nuovi e non usurati dalla pratica come quelli della mia professione.
 
Lei ha fatto il classico. Cosa pensavano i suoi professori a scuola?
Quella che ha creduto in me più di tutto è stata la mia insegnante delle elementari. Al liceo invece i miei interessi erano orientati ad altro e il desiderio di scrivere era depositato nel fondo della mia coscienza senza emergere prepotentemente. Non penso di aver scritto nulla negli anni del liceo ed anche mia moglie che mi aveva spinto a scrivere  nei primi anni della nostra conoscenza (n.d.r. anche lei magistrato) ormai non credeva più che avrei mai scritto niente. Invece il desiderio di prendere a scrivere si è palesato più tardi e l’ho portato a compimento con metodo e disciplina. Tornavo a casa e mi chiudevo nello studio a scrivere.
 
I romanzi che ha scritto imperniati sulla figura dell’avvocato Guerrieri (“testimone inconsapevole, “Ad occhi chiusi e “ragionevoli dubbi) sembrano scritti da una mano diversa da quella che ha invece ideato il romanzo “Il passato e un terra straniera. Infatti mentre nella triade il personaggio principale maschile, manifesta un’autoironia vincente che l’ha reso amabile da parte delle donne, ne “Il passato è una terra straniera'' i personaggi rivestono ruoli assolutamente tipici del “maschio meridionale. Come lo spiega questo?
Questi libri non sono contemporanei. Per esempio Il passato è una terra straniera'' è stato scritto prima di Ad occhi chiusi'' e terminato successivamente. Altre persone comunque mi hanno detto che sembrano due mani diverse e l’osservazione mi ha fatto piacere. In effetti ne Il passato è una terra straniera'' c’è uno scavo psicologico più penetrante di quello effettuato con la figura dell’avvocato. Nel caso di questo personaggio, non si descrive la sua interiorità, ma il cambiamento della sua personalità nel passaggio da un libro all’altro, da una fase della vita a quello successivo. E’ una figura complessa: un avvocato professionalmente abile, ma sfortunato o fallimentare nella sua vita privata.
Nel “Passato è una terra straniera'' invece è una storia molto più dura in cui lo scavo psicologico è molto più profondo e nel quale si delinea il limite tra il cosiddetto male ed il cosiddetto bene che esiste in ognuno di noi. Linea che avevo delineato anche negli altri romanzi ma che in questo è stato ulteriormente approfondito e ribadito.

Le donne che appaiono nei suoi romanzi sono tutte donne forti…
Le donne che piacciono al protagonista  sono donne forti. Non tutte le donne da me descritte lo sono però. Per esempio in “Ad occhi chiusi'' Martina è una donna debole e sconfitta…
 
Ma le donne protagoniste sono tutte donne…
...forti e con carattere maschile che sono poi le donne che piacciono a me. Di contro il protagonista maschile Guerrieri ha talvolta delle caratteristiche talvolta femminili.
 
Non c’è un latente maschilismo nei suoi personaggi? Specie in “Il passato è una terra straniera''.
Direi di no. Guerrieri non rispecchia lo stereotipo maschilista italiano e ciò è stato soprattutto osservato dalla stampa straniera. Invece i protagonisti dell’altro romanzo non  li definirei maschilisti, ma  sintomo di una patologia della coscienza. Manipolatore di coscienze uno e succube l’altro.
 
La scrittura è di famiglia?
Ho un fratello architetto  e scrittore con il quale però adesso stiamo lanciando una storia a fumetti, un vero noir che uscirà in settembre. Io ne ho scritto i testi e lui ne ha fatto le illustrazioni.
Sarà un gioco letterario tra mondi su due piani diversi ed in questo apparirà anche l’avvocato Guerrieri, però defilato e di spalle.
 
E la TV?
Sono stati fatti due film da Mediaset dai primi due racconti ma sono rimasti in magazzino perché ritenuti  troppo sofisticati. Dal “Passato è una terra straniera è invece stato tratto un film per il cinema che si sta girando tra Italia e Spagna.

Qual è il romanzo a cui è maggiormente affezionato?
E’ una domanda a cui non si può rispondere. Forse potrei dire quello che mi ha dato le maggiori emozioni  è il primo “Testimone inconsapevole di cui ho ancora  il ricordo del momento preciso in cui l’ho finito. Mi sono fumato una sigaretta appena l’ho terminato dopo molto tempo che non toccavo il fumo. E’ stato un atto rituale.
 
Lei andra’ al festival della letteratura di Roma?
Sì, il 14 Giugno. Leggerò un brano scritto appositamente per il festival ed un attore professionista declamerà invece una pagina di un mio scritto già edito.
 
E all’estero?
A breve partirò per la Germania per presentare i miei libri. Il primo già tradotto ha avuto un grande successo. Il libro verrà presentato anche in Spagna, Francia e ricordo ancora quando l’ho presentato a New York. Un’emozione intensa. Il lavoro di magistrato non mi avrebbe portato a girare tanto infine.
 
Lei ha due figli, uno di 12 ed uno di 16. Cosa ne pensano del papà?
Lo prendono in giro, casomai un giorno volesse prendersi sul serio.
io non ci sto: per una tv libera dagli stereotipi
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