Far raccontare le loro storie, aiuta l'integrazione? Cioè le donne italiane hanno appreso dalle straniere o i loro insegnamenti restano lettera morta?
Se l’emigrazione è solitudine, distacco, rottura delle proprie radici, per tutte le donne straniere importante punto di incontro e di scambio rimangono le altre donne. Proprio in quest’ottica si pone il concorso, che esalta il valore della condivisione, dello scambio, della complicità fra donne incoraggiando la collaborazione nel raccontare e scrivere le proprie storie. Le donne, che continuano a rappresentare “l’anello forte delle diverse culture e tra mondi lontani. Ma non solo. Sono proprio le donne, infatti, che lasciano intravedere la speranza del rinnovamento, soprattutto nell’ambito di quelle società arcaiche dove non saranno certo le guerre degli uomini a conquistarlo. La sezione del concorso dedicata alle donne italiane (perché raccontino le donne straniere) è la storia di una relazione interculturale possibile a partire dalla valorizzazione della differenza e delle differenze. Un confronto vissuto spesso dalle italiane con entusiasmo. Questo è un altro importante elemento che ha caratterizzato i presupposti teorici del concorso: la pluralità. Differenza e differenze. L’uso del singolare guarda alla differenza sessuale, fondamento della libertà e dell’orgoglio di essere donna, posti a paradigma di tutte le altre differenze, declinate nella loro pluralità, riconosciute, rispettate e considerate preziosa risorsa. Le donne straniere scrivono la loro storia senza filtri e senza intermediazioni. Per tutti gli altri è un invito all’ascolto. Non direi tanto che le donne italiane debbano “apprendere dalle straniere, perché potrebbe suonare ancora una volta come un’appropriazione “indebita, un ennesimo scippo. Non viviamo tempi felici per le donne. Certo sono state fatte molte conquiste, oggi ci sono molte donne che ricoprono posizioni di maggior visibilità e di potere, ma questo non significa che siano cambiate le cose. Quando l’inclusione delle donne nel sistema patriarcale serve solo a rendere più efficiente questo sistema non credo si possa parlare di progresso, di cambiamento vero. “La differenza che non fa nessuna differenza, il cambiamento che non porta ad alcun cambiamento dice Angela Davis. Si propone l’indifferenza fra i sessi (non c’è differenza tra un ingegnere donna e uno maschio, tra un medico donna e uno maschio, tant’è che le si chiama allo stesso modo “ingegnere, “medico al maschile), si contrabbanda l’idea che il femminismo sia ormai superato perché ogni problema è risolto ed essere o non essere donna nella società moderna non cambia nulla. Le giovani donne hanno spesso interiorizzato verso le femministe gli stessi pregiudizi dei maschi d’antan, le “femministe e “le loro idee (che molto spesso non si conoscono) sono viste quasi come una minaccia per quanto si è faticosamente conquistato e che le fa sentire parte di questo mondo. Intanto le donne continuano a morire per mano dei maschi e ad esser “povere. Forse occorre superare i vecchi schemi, perché le conquiste non avvengono una volta per tutte. Credo che una nuova opportunità di oggi sia quella offerta dal “mondo altro, dalle donne straniere che oggi affollano l’Italia e che guardano alle cose in modo diverso con altre capacità ed altre conoscenze. Fermiamoci ad ascoltare. Le donne nate in Italia attirate dalla cultura occidentale o sono rimaste legate alle loro tradizioni?
L’intreccio tra i legami con la terra nativa, gli affetti lasciati, il rispetto delle regole e un desiderio sempre più forte di appartenere alla nuova realtà, di costruirsi altri affetti , di riconoscersi e di riconoscere sono i grandi temi delle “seconde generazioni. E’ il dramma della non appartenenza, che ti fa sentire straniera anche in patria, quando ritorni. Come ricorda l’autrice greca Elene Paraskeva, xentià non è una parola facile. Ci si trova di fronte a prospettive ribaltate, come nel caso di Rebecca Gaise, del Ghana, una ragazza venuta in Italia a pochi anni, che ha studiato ed è cresciuta qui, dove frequenta il liceo. Improvvisamente si ritrova nel suo paese d’origine dove i suoi genitori decidono di mandarla per tre mesi durante l’estate, per farle fare un’esperienza che – dicono – la farà crescere. Non riconosce niente di quei luoghi che gli sono estranei, non riconosce gli odori, i sapori, i suoni. “In mezzo a tutti quei negri, dice e lei è nerissima di pelle, ma è italiana e qui è abituata a vivere in mezzo a bianchi. Si ammalerà, soffrirà, ma poi pian piano riscoprirà le sue origini e tornerà arricchita, più consapevole e felice. Un vero percorso inverso di conoscenza e riappropriazione.
Quale è il racconto che ti è rimasto maggiormente impresso? Tanti, impossibile ricordarne uno solo. L’ironia del racconto “FPS25 di Claudileia Lemes Dias che ha vinto quest’anno, col suo ribaltamento di un dramma epocale che si stempera nella risata di un bambino, che confonde i ruoli e non si sa più chi sono gli indigeni e chi i conquistatori. Oppure il poetico “Gocce di ricordi, secondo classificato di Fatima Ahmed, per scoprire che la cosa più bella dell’Italia – l’avreste mai sospettato? – è la pioggia. O ancora lo struggente Nanà di Herrety Kessiwaah, originaria del Ghana e detenuta nel carcere di Trapani, che non capiva come mai rimaneva incinta se non provava piacere, non capiva cosa significasse innamorarsi, che vorrebbe poter raccontare di più, di un abbraccio, di un bacio, di qualcosa di bello… Sono tante le voci e i colori che si affollano, si confondono, si uniscono in un unico abbraccio. DANIELA FINOCCHI | | | | Torinese, giornalista e scrittrice, laureata in Scienze Politiche, si è sempre interessata ai temi inerenti il pensiero femminile e a quelli legati alla natura. La sua collaborazione a quotidiani e periodici si è quindi andata specializzando in viaggi, reportage e nella sfera culturale. Ha scritto libri, testi teatrali e realizzato programmi radio-televisivi. | | - In ambito femminista, ha partecipato al Coordinamento Giornaliste del Piemonte, alla Casa delle Donne di Torino. Ha concorso a fondare il Coordinamento contro la Violenza, il Telefono Rosa di Torino, il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile. Tra le pubblicazioni più recenti: coautrice voci dei trattati CEDAM su Responsabilità civile, Nuovi danni, Diritto delle relazioni affettive; 100 titoli - guida ragionata al femminismo degli anni settanta; Glossario-Lessico della differenza; Lingua Madre Duemilasei, Lingua Madre Duemilasette, Lingua Madre Duemilaotto. | | - Ideatrice del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, destinato alle donne straniere residenti in Italia (promosso da Regione Piemonte-Fiera Internazionale del Libro). | |