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Due uomini, due donne di Caterina Della Torre
Continua la nostra rubrica che indaga il rapporto tra i due sessi. Chi dice che al sud gli uomini non ”aiutano”?
Questa volta abbiamo intervistato due uomini del sud per scoprire che ... non è vero che non sono coadiuvanti ! E scopriamo che...

1)
Antonio Longo, avvocato barese, classe 1958.
Ha per compagna con un'insegnante molto impegnata nel mondo delle donne. Ha una figlia di 9 anni.

Quanto hai concorso alla valorizzazione dell'identità lavorativa di lei? 
Per nulla.

E sociale?
In una ricerca fatta dalla Bicocca, anni fa, risultava che sia importante per la progressione sociale di un uomo o di una donna il compagno che le sta a fianco? Tu che ne pensi?

Non saprei; difficile fissare una regola universale per queste cose; dipende da caso a caso, dal lavoro dei due dalla eventuale coincidenza di interessi lavorativi, da cosa si intende progressione sociale; in alcuni casi, questa regola può andar bene.

Perchè non condividi i femminismi di lei?
Non li con-divido, nel senso letterale del termine; no che sono in disaccordo. Faccio fatica a con-dividere i femminismi; non sono miei, mi ci troverei in maniera goffa e forzata. Ho un po' di diffidenza verso gli uomini femministi.

Andresti mai a qualche riunione di Donne e potere a cui partecipa la tua compagna? E se no, per quale motivo?
Ci andrei

Quanto incidi in casa nell'educazione e istruzione di tua figlia di 9 anni? E chi si occupa della casa? 
Prevalentemente lei.

Chi cucina meglio, tu o lei? Io

E chi è più buongustaio? Io

Ti piacerebbe che lei condividesse i tuoi hobbies? Per esempio il calcio?)
Sì, ma non ce la vedo; quindi meglio una sana e sentita diffidenza femminile sul calcio.

Perchè le donne avvocato si ritirano dopo un po'? Non hanno  la forza necessaria per reggere il ritmo delle udienze o perche' pensano alla famiglia?
La domanda precisa, dovrebbe essere: Perchè le donne/avvocato si ritirano in percentuale più alta rispetto agli uomini avvocati?
Gli esempi che ho più vicini mi fanno dire che con una buona, equa ed intelligente organizzazione familiare, la donna avvocato, se in gamba e sveglia, avrebbe tranquillamente il tempo e le capacità per reggere i ritmi di questo lavoro che, in alcuni momenti è stressante e presuppone una organizzazione di testa e di studio non comune. Ma non so se gli esempi che ho più vicini sono la norma; tendo a dire che, mentre su alcune questioni (diritto di famiglia), la donna/avvocato è più apprezzata dell'uomo/avvocato, su altre questioni (che sono quelle che poi fanno diventare ricco un avvocato a fronte di 99 che ricchi non siamo), c'è una tendenza a fidarsi di più dell'uomo/avvocato. E' una sciocchezza, ma purtroppo funziona così, al nord come al sud. 

Credi che  le pari opportunuità debbano essere supportate solo dalle donne che ne sono protagoniste o anche dagli uomini?
Anche dagli uomini, ma rimane fondamentale e condicio sine qua non il supporto, l'attivismo e il protagonismo delle donne. 

Cosa ne pensi delle donne al giorno d'oggi? Pensi che abbiano raggiunto già le pari opportunità o che ci sia molta strada da fare? I tempi cambiano; rispetto a 30 anni fa, strada ne è stata fatta, ma rispetto a modelli nordeuropeii ce n'è da fare ancora.

Donne avvocato, magistrato o notaio. Professioniste quindi, ma al sud, come si vive l'entrata delle donne in professioni di ambito un tempo così maschile?
Anche qui posso attestare che, negli ultimi 25 anni, il numero delle donne che la mattina frequentano le aule del Tribunale è nettamente aumentato; forse oggi, almeno a Bari, ci sono più donne che uomini, o almeno nel rapporto 50 e 50; poi occorre vedere l'aspetto qualitativo: quante di queste sopravvivono lavorativamente o riescono a stare sul mercato dopo un po' di anni? Quante, insomma, riescono a vivere dignitosamente con questa professione? E qui il rapporto cambia. Non è più 50 e 50; forse diventa 30 e 70 ma è altrettanto certo che oggi, sopravvivono più donne (sia in termini assoluti, sia in termini percentuali) di quando ho iniziato io 25 anni fa. Sarebbe curioso e interessante fare una ricerca per capire quante effettivamente sono ancora iscritte all'albo (e quindi continuano ad esercitare la professione) dopo 10/15 anni di professione. Comunque, non credo di essere andato troppo lontano dalla realtà nelle mie previsioni. Le donne avvocato che hanno iniziato quando ho iniziato io sono rimaste poche, pochissime; invece vedo che quelle che hanno iniziato dopo, rimangono sul mercato in misura percentuale decisamente superiore di prima..

2)
Roberto Meli, sposato con due figlie ed una moglie che fa un lavoro da free lance nella consulenza. Nato a Bari il 18 aprile 1956, emigrato a Firenze nel 1983 e stabilitosi a Roma nel 1990.

Che lavoro fai?
Sono amministratore delegato di una piccola società del terziario avanzato che opera nel campo della consulenza e formazione informatica.

Sei sposato e hai figli?
Sono sposato e ho due figlie adolescenti di 13 e 17 anni.

Cosa fa tua moglie?
Mia moglie lavora attualmente come free lance e sta intraprendendo la professione di coach.

Chi si occupa della famiglia? Casa etc...
La gestione della casa e della famiglia è cambiata nel corso del tempo per adattarsi alla composizione del nostro nucleo famigliare. Assolutamente paritetica prima dell’arrivo delle figlie, sbilanciata a suo sfavore quando le figlie erano piccole ed è tornata sostanzialmente paritetica quando le figlie sono uscite dall’infanzia per entrare nell’adolescenza. Fare la spesa, cucinare, lavare i piatti, pulire casa, curare e accompagnare le figlie, parlare con i loro professori sono compiti assunti in modo intercambiabile da chi è più libero in un certo momento. Il fatto che lei lavori spesso a casa, indubbiamente, la porta ad avere più frequentemente di me oneri casalinghi, ma questo non dipende dal suo sesso quanto dallo status lavorativo di free lance ed è molto variabile. Credo che su questo “modus vivendi'' abbiano influito in misura significativa due donne: mia madre e mia moglie. Mia madre perché fin da piccoli ha abituato me e mio fratello a collaborare nelle faccende domestiche. Mi ha insegnato a cucinare (la difficile frittura dei panzerotti baresi era rigorosamente riservata a me), a rigovernare, a rifare i letti e a pulire casa senza trasmettermi il messaggio implicito che fossero “cose da donne''. D'altra parte, non si può coltivare un ometto incoraggiando i suoi impegni calcistici, le attività “da maschio'' e poi sperare che, in età adulta, ami spontaneamente e improvvisamente dedicarsi ai lavori di casa che non prevedano l’uso del trapano, chiave inglese e martello… Nella gestione casalinga credo che il maggiore danno ad una donna adulta lo possa fare un’altra donna adulta: la suocera ! L’altra influenza positiva è giunta da mia moglie che ha sempre dato per scontato un approccio paritetico al governo della casa. Non siamo totalmente intercambiabili in quanto alcuni compiti sono portati avanti più da me ed altri più da lei, ma solo per motivi di attitudine personale e non di genere.

Quanto hai concorso alla valorizzazione dell'identità lavorativa di lei? E sociale?

E’ difficile essere dei buoni facilitatori per il proprio partner perché alle dinamiche squisitamente professionali tendono a sovrapporsi quelle di coppia che sono necessariamente coinvolgenti dal punto di vista emotivo e, a seconda dei momenti, anche conflittuali. Talvolta un partner può vivere un conflitto d’interessi nei riguardi della vita professionale dell’altro. Spesso un maggiore impegno di carriera può voler dire un minore impegno famigliare che deve essere compensato dal partner che potrebbe, a sua volta, subire un impatto negativo sul suo lavoro. In generale, però, penso di aver contribuito a facilitare il raggiungimento di certi suoi traguardi sia con un aiuto tecnico che comportamentale. Ho sempre visto il raggiungimento del suo successo nel lavoro come un traguardo comune i cui vantaggi sono, tra l'altro, a ricaduta sull’intera famiglia. Non mancano però i momenti difficili e non sempre riesco a darle l’aiuto che vorrebbe nel modo in cui lo vorrebbe. Il partner non è spesso il miglior supporto in quanto spesso è parte del problema oltre che della soluzione e non può estraniarsi più di tanto come farebbe un amico non convivente ! Per quanto riguarda il sociale coltiviamo amicizie comuni ma siamo anche soliti crearci degli spazi tutti nostri di relazione individuale in contesti non condivisi. Non ho mai trovato nulla di strano nel restare a casa quando lei organizza uscite autonome con amici non comuni e viceversa.

In una ricerca fatta dalla Bicocca, anni fa, risultava che sia importante per la progressione sociale di un uomo o di una donna il compagno che le sta a fianco? Tu che ne pensi?
Penso che sia assolutamente giusto: un partner può essere irrimediabilmente frenato o incoraggiato dal comportamento o dallo status'' del suo compagno/compagna.

Condividi i suoi femminismi ?
I suoi femminismi sono ormai maturati in “condotta di vita paritetica e non sono ideologie antagoniste, per cui non ci è difficile condividerli.

E lei condivide i tuoi hobbies maschili o credi che non sia necessario condividere tutto per stimarsi e apprezzarsi?
Ho pochi hobbies tipicamente maschili (credo di essere uno dei 4 o 5 italiani che non ama il calcio ne’ giocato ne’ osservato dalla poltrona), odio il bricolage e tutto quello che è scontro con la “dura materia, amo l’immateriale, le visite museali, la musica a forte volume, le gite fuori porta, la navigazione su internet. Lei ama molto leggere libri, guardare thriller e serial in TV, passeggiare, fumare, relazionarsi di persona con gli amici. Molti di questi piaceri non sono condivisi.

Credi che le pari opportunuità debbano essere supportate solo dalle donne che ne sono protagoniste o anche dagli uomini?
Assolutamente da entrambi i sessi. Credo, però, che le pari opportunità vengano spesso fraintese. Io le intendo come pari opportunità in partenza e nel tragitto mentre è comune intenderle come pari distribuzione in arrivo. Mi spiego: in tutte quelle situazioni dove si compete per qualcosa (un posto di lavoro, una carica pubblica, una sovvenzione allo sviluppo) bisognerebbe mettere uomini e donne ai posti di partenza in pari condizioni di competere e assicurarsi che lungo il tragitto non ci siano ostacoli per l’uno o per l’altro. Poi chi vince, vince. Non è detto che la giusta proporzione di “vincenti sia 50% e 50% perché magari per quel tipo di posizione le attitudini migliori le hanno le donne (o gli uomini) e quindi “garantire una pari presenza in “uscita potrebbe essere un disconoscimento del merito dovuto ad un immeritato premio di “genere. Per far posto “ex lege ad un “genere protetto potremmo tenere fuori una persona meritevole ma appartenente al sesso sbagliato. Inoltre, statisticamente parlando, se a competere per una posizione ci sono in partenza 70% maschi e 30% femmine (o viceversa che è lo stesso) come si può pretendere che il risultato sia per forza 50% e 50% ? Insomma credo che le pari opportunità si giochino non garantendo un facile risultato solo per l’appartenenza di genere ma lavorando in modo rigoroso sulle condizioni di accesso e di governo della competizione e poi che vinca il migliore, maschio o femmina che sia senza quote garantite all’uno o all’altro sesso.

Cosa ne pensi delle donne al giorno d'oggi? Pensi che abbiano raggiunto già le pari opportunità o che ci sia molta strada da fare? In termini psicologici e culturali credo che le società occidentali (che conosco meglio, sulle altre non mi pronuncio) hanno raggiunto da tempo la consapevolezza della parità dei sessi nella maggioranza delle persone. Questo non si è, però, tradotto in conseguenti meccanismi di gestione della cosa pubblica e privata. Ci sono sopravvivenze di costumi e abitudini che è difficile abbattere per sostituirli con altri più consoni all’evoluzione dei ruoli. Ci sono anche sicuramente resistenze in larghe fasce di popolazione che non direi solo maschile, molte donne sono portatrici di istanze “vecchio stile sul ruolo della donna. Direi che oggi il problema non è affermare culturalmente la parità dei sessi quanto trovare il modo di far permeare tutta l'organizzazione sociale ed economica di questo principio. Il lavoro, quindi, è tanto ma direi poco ideologico e molto pratico. Per questo non aiutano gli approcci antagonisti che alcune “femministe'' tendono ancora a praticare. Questi rischiano di alienare il supporto dei maschi che non sono tradizionalisti'' ma che sono orgogliosi di essere maschi e che, sentendosi attaccati nella propria natura, si schierano a difesa d'ufficio del proprio sesso. L'informazione stampata è spesso complice di questi errori di strategia comunicativa. Non è più tempo di conflitti ideologici o di affermare la “superiorità di genere''. E’ tempo di costruire insieme un nuovo futuro più equo.

Come vedi il ruolo delle donne in professioni un tempo principalmente maschili?

Potrei rispondere dicendo che non capisco la domanda … esiste un problema al riguardo ??? :-)))
 
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