Questa volta abbiamo intervistato due uomini del sud per scoprire che ...
non è vero che non sono coadiuvanti ! E scopriamo che...
1) Antonio Longo, avvocato barese, classe
1958.
Ha per compagna con un'insegnante molto impegnata nel
mondo delle donne. Ha una figlia di 9 anni.
Quanto hai concorso alla valorizzazione dell'identità lavorativa di
lei? Per nulla.
E sociale? In una ricerca
fatta dalla Bicocca, anni fa, risultava che sia importante per la progressione
sociale di un uomo o di una donna il compagno che le sta a fianco? Tu che ne
pensi? Non saprei; difficile fissare una regola universale per
queste cose; dipende da caso a caso, dal lavoro dei due dalla eventuale
coincidenza di interessi lavorativi, da cosa si intende progressione sociale; in
alcuni casi, questa regola può andar bene.
Perchè non condividi i femminismi di lei? Non li
con-divido, nel senso letterale del termine; no che sono in disaccordo. Faccio
fatica a con-dividere i femminismi; non sono miei, mi ci troverei in maniera
goffa e forzata. Ho un po' di diffidenza verso gli uomini femministi.
Andresti mai a qualche riunione di Donne e potere a cui
partecipa la tua compagna? E se no, per quale motivo? Ci andrei
Quanto incidi in casa nell'educazione e istruzione di tua
figlia di 9 anni? E chi si occupa della
casa? Prevalentemente lei.
Chi cucina meglio,
tu o lei? Io
E chi è più buongustaio?
Io
Ti piacerebbe che lei condividesse i tuoi hobbies?
Per esempio il calcio?) Sì, ma non ce la vedo; quindi
meglio una sana e sentita diffidenza femminile sul calcio.
Perchè
le donne avvocato si ritirano dopo un po'? Non hanno la forza
necessaria per reggere il ritmo delle udienze o perche' pensano alla
famiglia? La domanda precisa, dovrebbe essere: Perchè le
donne/avvocato si ritirano in percentuale più alta rispetto agli uomini
avvocati? Gli esempi che ho più vicini mi fanno dire che con una buona, equa
ed intelligente organizzazione familiare, la donna avvocato, se in gamba e
sveglia, avrebbe tranquillamente il tempo e le capacità per reggere i ritmi di
questo lavoro che, in alcuni momenti è stressante e presuppone una
organizzazione di testa e di studio non comune. Ma non so se gli esempi che ho
più vicini sono la norma; tendo a dire che, mentre su alcune questioni (diritto
di famiglia), la donna/avvocato è più apprezzata dell'uomo/avvocato, su altre
questioni (che sono quelle che poi fanno diventare ricco un avvocato a fronte di
99 che ricchi non siamo), c'è una tendenza a fidarsi di più dell'uomo/avvocato.
E' una sciocchezza, ma purtroppo funziona così, al nord come al
sud.
Credi che le pari opportunuità debbano essere
supportate solo dalle donne che ne sono protagoniste o anche dagli
uomini? Anche dagli uomini, ma rimane fondamentale e condicio sine
qua non il supporto, l'attivismo e il protagonismo delle donne.
Cosa ne pensi delle donne al giorno d'oggi? Pensi che abbiano
raggiunto già le pari opportunità o che ci sia molta strada da fare? I
tempi cambiano; rispetto a 30 anni fa, strada ne è stata fatta, ma rispetto a
modelli nordeuropeii ce n'è da fare ancora.
Donne avvocato,
magistrato o notaio. Professioniste quindi, ma al sud, come si vive l'entrata
delle donne in professioni di ambito un tempo così maschile? Anche
qui posso attestare che, negli ultimi 25 anni, il numero delle donne che la
mattina frequentano le aule del Tribunale è nettamente aumentato; forse oggi,
almeno a Bari, ci sono più donne che uomini, o almeno nel rapporto 50 e 50; poi
occorre vedere l'aspetto qualitativo: quante di queste sopravvivono
lavorativamente o riescono a stare sul mercato dopo un po' di anni? Quante,
insomma, riescono a vivere dignitosamente con questa professione? E qui il
rapporto cambia. Non è più 50 e 50; forse diventa 30 e 70 ma è altrettanto certo
che oggi, sopravvivono più donne (sia in termini assoluti, sia in termini
percentuali) di quando ho iniziato io 25 anni fa. Sarebbe curioso e interessante
fare una ricerca per capire quante effettivamente sono ancora iscritte all'albo
(e quindi continuano ad esercitare la professione) dopo 10/15 anni di
professione. Comunque, non credo di essere andato troppo lontano dalla realtà
nelle mie previsioni. Le donne avvocato che hanno iniziato quando ho iniziato io
sono rimaste poche, pochissime; invece vedo che quelle che hanno iniziato dopo,
rimangono sul mercato in misura percentuale decisamente superiore di prima..
2) Roberto Meli, sposato con due figlie
ed una moglie che fa un lavoro da free lance nella consulenza. Nato a Bari il 18
aprile 1956, emigrato a Firenze nel 1983 e stabilitosi a Roma nel
1990.
Che lavoro fai? Sono amministratore delegato di una
piccola società del terziario avanzato che opera nel campo della consulenza e
formazione informatica.
Sei sposato e hai
figli? Sono sposato e ho due figlie adolescenti di 13 e 17
anni.
Cosa fa tua moglie? Mia moglie lavora attualmente come
free lance e sta intraprendendo la professione di coach.
Chi si occupa della famiglia? Casa etc... La gestione
della casa e della famiglia è cambiata nel corso del tempo per adattarsi alla
composizione del nostro nucleo famigliare. Assolutamente paritetica prima
dell’arrivo delle figlie, sbilanciata a suo sfavore quando le figlie erano
piccole ed è tornata sostanzialmente paritetica quando le figlie sono uscite
dall’infanzia per entrare nell’adolescenza. Fare la spesa, cucinare, lavare i
piatti, pulire casa, curare e accompagnare le figlie, parlare con i loro
professori sono compiti assunti in modo intercambiabile da chi è più libero in
un certo momento. Il fatto che lei lavori spesso a casa,
indubbiamente, la porta ad avere più frequentemente di me oneri
casalinghi, ma questo non dipende dal suo sesso quanto
dallo status lavorativo di free lance ed è molto variabile. Credo
che su questo “modus vivendi'' abbiano influito in misura significativa due
donne: mia madre e mia moglie. Mia madre perché fin da piccoli ha abituato me e
mio fratello a collaborare nelle faccende domestiche. Mi ha insegnato a cucinare
(la difficile frittura dei panzerotti baresi era rigorosamente riservata a me),
a rigovernare, a rifare i letti e a pulire casa senza trasmettermi il messaggio
implicito che fossero “cose da donne''. D'altra parte, non si può coltivare un
ometto incoraggiando i suoi impegni calcistici, le attività “da maschio'' e poi
sperare che, in età adulta, ami spontaneamente e improvvisamente dedicarsi ai
lavori di casa che non prevedano l’uso del trapano, chiave inglese e martello…
Nella gestione casalinga credo che il maggiore danno ad una donna adulta lo
possa fare un’altra donna adulta: la suocera ! L’altra influenza positiva è
giunta da mia moglie che ha sempre dato per scontato un approccio paritetico al
governo della casa. Non siamo totalmente intercambiabili in quanto alcuni
compiti sono portati avanti più da me ed altri più da lei, ma solo per motivi di
attitudine personale e non di genere.
Quanto hai concorso alla valorizzazione dell'identità
lavorativa di lei? E sociale? E’ difficile essere dei buoni
facilitatori per il proprio partner perché alle dinamiche squisitamente
professionali tendono a sovrapporsi quelle di coppia che sono necessariamente
coinvolgenti dal punto di vista emotivo e, a seconda dei momenti, anche
conflittuali. Talvolta un partner può vivere un conflitto d’interessi nei
riguardi della vita professionale dell’altro. Spesso un maggiore
impegno di carriera può voler dire un minore impegno famigliare
che deve essere compensato dal partner che potrebbe, a sua volta, subire un
impatto negativo sul suo lavoro. In generale, però, penso di aver contribuito a
facilitare il raggiungimento di certi suoi traguardi sia con un aiuto tecnico
che comportamentale. Ho sempre visto il raggiungimento del suo successo nel
lavoro come un traguardo comune i cui vantaggi sono, tra l'altro, a ricaduta
sull’intera famiglia. Non mancano però i momenti difficili e non sempre riesco a
darle l’aiuto che vorrebbe nel modo in cui lo vorrebbe. Il partner non è spesso
il miglior supporto in quanto spesso è parte del problema oltre che della
soluzione e non può estraniarsi più di tanto come farebbe un amico non
convivente ! Per quanto riguarda il sociale coltiviamo amicizie comuni ma siamo
anche soliti crearci degli spazi tutti nostri di relazione individuale in
contesti non condivisi. Non ho mai trovato nulla di strano nel restare a casa
quando lei organizza uscite autonome con amici non comuni e viceversa.
In una ricerca fatta dalla Bicocca, anni fa, risultava che sia
importante per la progressione sociale di un uomo o di una donna il compagno che
le sta a fianco? Tu che ne pensi? Penso che sia assolutamente
giusto: un partner può essere irrimediabilmente frenato o incoraggiato dal
comportamento o dallo status'' del suo compagno/compagna.
Condividi i suoi femminismi ? I suoi femminismi
sono ormai maturati in “condotta di vita paritetica e non sono ideologie
antagoniste, per cui non ci è difficile condividerli.
E lei condivide i tuoi hobbies maschili o credi che non sia
necessario condividere tutto per stimarsi e apprezzarsi? Ho pochi
hobbies tipicamente maschili (credo di essere uno dei 4 o 5 italiani che non ama
il calcio ne’ giocato ne’ osservato dalla poltrona), odio il bricolage e tutto
quello che è scontro con la “dura materia, amo l’immateriale, le visite museali,
la musica a forte volume, le gite fuori porta, la navigazione su internet. Lei
ama molto leggere libri, guardare thriller e serial in TV, passeggiare, fumare,
relazionarsi di persona con gli amici. Molti di questi piaceri non sono
condivisi.
Credi che le pari opportunuità debbano essere supportate solo
dalle donne che ne sono protagoniste o anche dagli
uomini? Assolutamente da entrambi i sessi. Credo, però,
che le pari opportunità vengano spesso fraintese. Io
le intendo come pari opportunità in partenza e nel tragitto mentre è comune
intenderle come pari distribuzione in arrivo. Mi spiego: in tutte
quelle situazioni dove si compete per qualcosa (un posto di lavoro, una carica
pubblica, una sovvenzione allo sviluppo) bisognerebbe mettere uomini e donne ai
posti di partenza in pari condizioni di competere e assicurarsi che lungo il
tragitto non ci siano ostacoli per l’uno o per l’altro. Poi chi vince, vince.
Non è detto che la giusta proporzione di “vincenti sia 50% e 50% perché magari
per quel tipo di posizione le attitudini migliori le hanno le donne (o gli
uomini) e quindi “garantire una pari presenza in “uscita potrebbe essere un
disconoscimento del merito dovuto ad un immeritato premio di “genere. Per far
posto “ex lege ad un “genere protetto potremmo tenere fuori una persona
meritevole ma appartenente al sesso sbagliato. Inoltre, statisticamente
parlando, se a competere per una posizione ci sono in partenza 70% maschi e 30%
femmine (o viceversa che è lo stesso) come si può pretendere che il risultato
sia per forza 50% e 50% ? Insomma credo che le pari opportunità si giochino non
garantendo un facile risultato solo per l’appartenenza di genere ma lavorando in
modo rigoroso sulle condizioni di accesso e di governo della competizione e poi
che vinca il migliore, maschio o femmina che sia senza quote garantite all’uno o
all’altro sesso.
Cosa ne pensi delle donne al giorno d'oggi? Pensi che abbiano
raggiunto già le pari opportunità o che ci sia molta strada da fare? In
termini psicologici e culturali credo che le società occidentali (che conosco
meglio, sulle altre non mi pronuncio) hanno raggiunto da tempo la consapevolezza
della parità dei sessi nella maggioranza delle persone. Questo non si è, però,
tradotto in conseguenti meccanismi di gestione della cosa pubblica e privata. Ci
sono sopravvivenze di costumi e abitudini che è difficile abbattere per
sostituirli con altri più consoni all’evoluzione dei ruoli. Ci sono anche
sicuramente resistenze in larghe fasce di popolazione che non direi solo
maschile, molte donne sono portatrici di istanze “vecchio stile sul ruolo della
donna. Direi che oggi il problema non è affermare culturalmente la parità dei
sessi quanto trovare il modo di far permeare tutta l'organizzazione sociale ed
economica di questo principio. Il lavoro, quindi, è tanto ma direi poco
ideologico e molto pratico. Per questo non aiutano gli approcci antagonisti che
alcune “femministe'' tendono ancora a praticare. Questi rischiano di alienare il
supporto dei maschi che non sono tradizionalisti'' ma che sono orgogliosi di
essere maschi e che, sentendosi attaccati nella propria natura, si schierano a
difesa d'ufficio del proprio sesso. L'informazione stampata è spesso complice di
questi errori di strategia comunicativa. Non è più tempo di
conflitti ideologici o di affermare la “superiorità di genere''. E’ tempo di
costruire insieme un nuovo futuro più equo.
Come vedi il ruolo delle donne in professioni un tempo
principalmente maschili? Potrei rispondere dicendo che non capisco
la domanda … esiste un problema al riguardo ??? :-)))
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