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Arti femminili XI di Alehina Musumeci
MACCHINA MADRE di PAOLA GANDOLFI


 
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MACCHINA MADRE di  PAOLA GANDOLFI      
Funge da portale verso la galassia la pesante tenda nera che si apre sull’ultima sala. Ci accomodiamo sui sedili di un immaginario veicolo ed il visionario viaggio comincia…
L’istallazione video è intrigante, inquietante, surreale, riassume in se, già dal nome, tutte le caratteristiche dell’archetipo della Grande Madre, traghettandole in un futuro fantascientifico e concludendo, giustamente, la mostra.
L’artista sdoppia, destruttura, distrugge, assembla e ricrea il corpo femminile.
I pezzi più rappresentativi, la testa, i seni, le gambe, vengono riassemblati, formando e reinventando il simbolo della Sicilia, una Triskéles moderna che gira vorticosamente nell’universo.
La donna è cellula, è monade, è città, poi regione, nazione, pianeta che si gonfia e…partorisce se stessa, forse un suo doppio, o la sua progenie; diviene poi elettrica ed elettrizzata, si trasmuta in una  “tarantola antropomorfa, mantiene la sua testa e si dota di ben sei belle gambe femminili con le quali avanza verso il futuro, per  poi indietreggiare ripercorrendo a ritroso il cammino compiuto mentre, contemporaneamente, con le mani legate, copre e scopre il sesso digitando un insolito alfabeto Morse sulla vulva, un irresistibile canto di sirena…
Un’esplosione, una girandola di movimenti, di colori e di suoni, spazio e tempo vengono annullati.
 Non si riesce a  formulare un pensiero, un concetto che subito un'altra immagine e simbologia si spalanca sullo schermo, c’investe e siamo come risucchiate nell’iperspazio, in un caleidoscopico  “buco non “nero ma multicolore.
Dea, cosmo, pianeta...città…monade, cellula, donna, cellula, monade…città, pianeta, cosmo, Dea…metamorfosi in un’arcana, fantasmagorica e tarantolata tarantella.
La Dea Ragno della tradizione americana, l’Arianna  della mitologia greca, la tarantola di tradizione mediterranea, la tremenda Macchina Matrix del famoso film, sono tutte qui; le Grandi Madri creatrici e le loro discendenti umane, potentemente rappresentate, riunite e tessute in questa galattica tela-labirinto. Più sincretico di così !!
Il nostro viaggio, iniziato nei meandri del tempo con l’immagine della Dea con la testa d’uccello, si conclude viaggiando freneticamente nel cosmo attaccati alla coda di una cometa e quadrando il cerchio in modo immaginifico e perfetto con questa Macchina Ragno  con testa di donna…
 
 
 
io non ci sto: per una tv libera dagli stereotipi
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