Sono usciti nel 2005 due interessanti documentari sulla vita monastica ai nostri giorni, l’uno ‘Per sempre’della regista italo-svizzera Alina Marazzi, l’altro ‘Il grande silenzio’del regista tedesco Philip Groening , due opere vicine nelle intenzioni, ma diverse nell’approccio e nella realizzazione.
I luoghi in cui i due registi hanno potuto svolgere la loro ricerca, dopo un periodo di attesa perché la richiesta andava soppesata - un tempo lunghissimo, 18 anni, nel caso di Groening - sono stati il Carmelo di Legnano e l’eremo di Camaldoli nel primo caso, la Grande Chartreuse, casa madre dell’ordine certosino nelle Alpi francesi, nel secondo. Alina Marazzi inizia a pensare alla realizzazione del suo documentario sul set di ‘Fuori dal mondo’, il film di Piccioni del 1999 a cui ha collaborato come aiuto regista, e che raccontava dell’improvvisa irruzione della realtà esterna nel mondo protetto di una suora. Incuriosita dalle ragioni che possono portare giovani donne, che nella vicinanza di quei mesi ha scoperto per tanti versi simili a lei, a fare una scelta così radicale, e anche colpita dalla sua definitività, decide di indagare, lei laica, su quel mondo e su quelle ragioni. E lo fa cercando di instaurare, nei limiti delle possibilità offerte dalla clausura, un rapporto di conoscenza e comprensione con quelle di loro che hanno accettato. E’ molto interessante ascoltare quello che le monache hanno da dirci - sulla gioia della rinuncia, sul senso del loro non fare quasi niente, come Gesù che ‘non si diede poi tanto da fare, giusto due o tre miracoli in trentatre anni’, sul non essere mai sole e non sentirne il peso - sia di quelle che la scelta definitiva l’hanno già fatta, sia di chi, come Valeria la novizia, ci coinvolge al contrario in un percorso più problematico perché non ancora compiuto. E
poco importa se alla fine il mistero della vocazione rimane e l’indicibile resta non detto…lo scambio tra i due mondi è iniziato. Necessariamente diverso da quello di Marazzi è l’approccio alla vita monastica di Philip Groening. Alla Grande Certosa le parole quasi non servono. I monaci comunicano tra loro tramite biglietti e solo la domenica è concesso parlare. La macchina da presa è invitata quindi ad osservare a distanza, nel silenzio e senza fretta, la ritualità del quotidiano - le ruote di un carrello, il suono delle campane, quello dell’acqua, le forbici del sarto, il coltello del cuoco, la zappa del contadino, il miagolio dei gatti, il canto degli uccelli, il mormorio delle labbra in preghiera - lasciando alle immagini e ai suoni il compito di suggerire. Interrogato nel corso di un’intervista su quello che ha significato per lui vivere per sei mesi in quell’isolamento, ha risposto che la vera sorpresa è stata vivere’l’esperienza del tempo’. ‘E’ proprio il fluire del tempo che viene recuperato in un posto come quello’ ‘credo che la tecnologia ci sottragga la percezione del mondo per come è realmente. Siamo così spaventati da noi stessi che cerchiamo di riempire il vuoto della nostra esistenza con rumori e immagini’. Un'esperienza che diventa facilmente anche la nostra se siamo disponibili ad accettare il silenzio. Due film diversi fra loro: più informale e allegro il primo, maestoso e più distaccato il secondo, e a pensarci bene non può che essere così. Diversa è l'esperienza di uomini e donne. Entrambi da vedere per le domande a cui la particolarità della situazione rimanda.
Se da un lato sarà semplice recuperare il film di
Groening in dvd o in cassetta, una volta uscito dalle sale, più difficile sarà
per quello di Marazzi, fortunatamente passato in tv qualche giorno fa, a meno
che non succeda come per il suo lavoro precedente 'Un'ora sola ti vorrei', per
il quale infine una casa di distribuzione si è attivata. Sarebbe un peccato non
poterne usufruirne.
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