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Come posso farcela? di Chiara Santoianni
Il primo romanzo di Elena Depaoli, scrittrice 23enne che… può farcela!
 
In poche settimane dalla sua uscita ha già venduto centinaia di copie, grazie al tam-tam sul web e all’intraprendenza della giovane autrice. Elena Depaoli, classe 1986, ‘da grande’ vuole fare la scrittrice e intanto pubblica il suo primo romanzo, Come posso farcela: le avventure di una single 25enne, precaria e squattrinata ma molto tenace, alle prese con un datore di lavoro particolare. Ce ne parla l’autrice.
 

Come posso farcela'' affronta un tema di grande attualità: quello del precariato… Ci illustri brevemente la trama?
La protagonista è una donna giovane, alle prese con la ricerca del famigerato posto di lavoro fisso. È esasperata. Dai diciotto anni in poi ha sempre e solo lavorato con contratti che scadevano dopo pochi mesi. Non ha ancora trovato il tempo per dedicarsi a qualcosa che le piace o che vuole fare. Il libro comincia proprio nel momento in cui termina il primo periodo della sua vita in cui ha fatto ciò che voleva, perché era stata licenziata in anticipo sul previsto. Scattata la ricerca del nuovo lavoro, cade in un tranello: un impiego da incubo travestito da sogno. Maxi paga, benefits... e un capo più giovane di lei, indisponente, infantile.

Oggi è difficile, per un autore esordiente, trovare un editore? Raccontaci la tua esperienza.
In quel periodo, avevo quasi ultimato la prima stesura del romanzo, e siccome non avevo nessuna esperienza nel mondo editoriale ho cercato su Internet i dati sulle case editrici che pubblicavano il genere a cui apparteneva il mio manoscritto. Ho trovato il sito della Neftasia Editore, dove si annunciava l'apertura di una nuova collana dedicata alla chick lit e agli scritti per le donne in generale, così ho tentato la sorte senza sperarci più di tanto. Quattro mesi dopo, circa, mi hanno telefonato per offrirmi un contratto di edizione. Sono stata molto fortunata.

Il tuo romanzo appartiene alla chick lit: un genere molto venduto, ma nello stesso tempo spesso guardato con occhio critico. Come spieghi questo doppio fenomeno e come mai hai scelto di scrivere proprio di chick lit?
Effettivamente, resto spesso sorpresa quando sento le persone denigrare questo genere letterario quando poi i dati di vendita lo classificano come fenomeno dell'ultimo ventennio. Sono dell'idea che la spigliatezza dei testi venga classificata come 'superficialità' da parte dei lettori che non leggono per piacere personale, ma solo per dimostrare agli altri quanto siano 'impegnati'. Si tratta di un romanzo, quindi è qualcosa scritto per intrattenere, divertire, magari per far riflettere, ma in un modo che non vuole essere pesante. C'è già abbastanza pesantezza nel mondo, non dobbiamo essere tutti Dostoevskij!

L’idea di base della trama nasce da qualche esperienza realmente vissuta o è solo frutto della tua fantasia?
È tutto inventato. Dalla trama ai personaggi. La protagonista l'ho resa fisicamente simile a me perché raccontare la vita di ogni giorno mi riuscirebbe difficile senza i problemi connessi al mio corpo, come immagino sia per ogni donna. Non so com'è vivere con dei capelli lisci con cui non devo litigare al mattino, oppure essere meno alta di un metro e settanta. I gusti di Melissa (la protagonista) in parte sono i miei, soprattutto i suoi gusti alimentari. Ma questo è tutto. È tutto pura invenzione. Ma la città è vera. Ho deciso di ambientare la storia a Pavia perché è la città che conosco meglio, poiché studio nella sua università. Chi la conosce troverà nel romanzo nomi autentici di negozi, nomi di vie e piazze.

In una tua dichiarazione, hai detto di esserti ispirata, per ''Come posso farcela'', alla commedia all’italiana… Vuoi spiegarci che intendi?
Nella commedia all'italiana la satira, le situazioni surreali si svolgono perlopiù in ambienti borghesi, come nel mio romanzo. La comicità di pensiero e atteggiamento è alla base di questa commedia. Ho usato molti degli stereotipi tipici di questo filone, come una madre grottescamente apprensiva, una famiglia invadente, un capo spietato... ma che ha solo diciotto anni. Qui sta il grottesco, l'inaspettato. Che accompagna la mentalità manifestamente retrograda e maschilista di un ragazzo che, per età, ambiente ed educazione dovrebbe invece essere un modello di virtù. Invece è proprio quello che la società produce: un arrivista.

Melissa Pastai, la protagonista del tuo romanzo, sembra essere il tuo alter ego. Quanto c’è davvero di te nel personaggio e in che cosa invece sei diversa da lei?
Melissa è semmai il mio opposto. La sua personalità è molto remissiva. Tende ad evitare il conflitto in ogni circostanza. La somiglianza fisica è l'unica cosa che ci avvicina. Anzi, una cosa di lei vorrei averla. La tenacia. Nonostante la sua ingenuità e la sua debolezza di carattere non si arrende mai in nessun ambito: lavorativo, personale, famigliare. In questo è da ammirare. Al suo posto avrei gettato la spugna molto prima di lei.

In controtendenza con alcune protagoniste del genere, come la Rebecca Bloomwood di I love shopping'', Melissa è molto attenta alle spese e cita spesso, in maniera autoironica, la sua tirchieria. Nella vita reale, tra Rebecca e Melissa chi avrebbe più possibilità di farcela?
Chick lit non significa per forza superficialità, come ho detto prima.
I love shopping'' è una serie di libri strepitosa, ma non è sul quel fulcro che si basa l'intera produzione di questo genere letterario. La sostanza è raccontare le storie di donne intenzionate a essere indipendenti, realizzandosi sia con una carriera che formando una famiglia, nel più dei casi, il tutto con un tono ironico. Ossia, cercano la vita che tutte noi donne reali ci auguriamo di riuscire a realizzare. Se le due protagoniste vivessero nel mondo reale, sarei tentata di dire che Melissa, attenta a vivere secondo le sue possibilità, avrebbe più chance di farcela. Diciamocelo, se una si comporta come Becky prima o poi finisce a terra.

Il datore di lavoro di Melissa, Ludovico, è il classico “bamboccione, bello, ricco e viziato. Nella vita hai mai conosciuto tipi simili?
Omioddio no! Spero di non conoscere mai una persona come Ludovico! No, scherzi a parte, non mi sembra di conoscere dei 'bamboccioni', anche se il termine non mi piace molto. Molti trentenni non riescono a impiegarsi perché i posti di lavoro vanno, appunto, a persone come Ludovico. Raccomandati. Nel suo caso, lui è anche geniale, ma credo capiti solo una volta su un miliardo.

Quale’è il tuo passaggio preferito, nel libro?
La cena al ristorante, la sera dei Mondiali di calcio 2006. Sarò cattiva, ma ritengo sia uno scenario molto realistico. Gli uomini perdono la ragione quando c'è di mezzo il calcio. Tutte le donne dimenticate in un angolo mentre i maschi erano con la bavetta alla bocca a guardare la tv.

Le avventure di Melissa e di Ludovico continueranno?
Le avventure di Melissa sono finite. Non dico come, per non rovinare il finale a chi ancora non ha letto il libro, comunque se mai apparirà altrove sarà un cenno veloce. Ludovico invece ha molte più chance di venir riesumato, perché in Come posso farcela ha solo 18 anni e deve ancora vivere tutta la sua vita. Però, chissà. Per ora non c'è nulla di certo.
 
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Elena Depaoli, Come posso farcela, Neftasia Editore, 2009, Pavia, pp. 346, € 16,
 
Elena Depaoli ,
studentessa dell’Università di Pavia, è una degli autori del sito Dols e ha collaborato con la rivista incentrata sul marketing Dailynet. Ha anche scritto alcuni articoli per Ragazza Moderna e Cioè. Questo è il suo primo romanzo.
Il suo blog è Fantastiche avventure (http://fantasticheavventure.blog.kataweb.it).
 
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