In poche settimane dalla sua uscita ha già venduto centinaia di
copie, grazie al tam-tam sul web e all’intraprendenza della giovane autrice.
Elena Depaoli, classe 1986, ‘da grande’ vuole fare la scrittrice e intanto
pubblica il suo primo romanzo, Come posso farcela: le avventure di una single
25enne, precaria e squattrinata ma molto tenace, alle prese con un datore di
lavoro particolare. Ce ne parla l’autrice.
Come posso farcela'' affronta un tema di grande attualità:
quello del precariato… Ci illustri brevemente la trama?
La protagonista è una donna giovane, alle prese con la ricerca del
famigerato posto di lavoro fisso. È esasperata. Dai diciotto anni in poi ha
sempre e solo lavorato con contratti che scadevano dopo pochi mesi. Non ha
ancora trovato il tempo per dedicarsi a qualcosa che le piace o che vuole fare.
Il libro comincia proprio nel momento in cui termina il primo periodo della sua
vita in cui ha fatto ciò che voleva, perché era stata licenziata in anticipo sul
previsto. Scattata la ricerca del nuovo lavoro, cade in un tranello: un impiego
da incubo travestito da sogno. Maxi paga, benefits... e un capo più giovane di
lei, indisponente, infantile.
Oggi è difficile, per un autore esordiente, trovare un editore?
Raccontaci la tua esperienza.
In quel periodo, avevo quasi ultimato la prima stesura del romanzo, e
siccome non avevo nessuna esperienza nel mondo editoriale ho cercato su Internet
i dati sulle case editrici che pubblicavano il genere a cui apparteneva il mio
manoscritto. Ho trovato il sito della Neftasia Editore, dove si annunciava
l'apertura di una nuova collana dedicata alla chick lit e agli scritti per le
donne in generale, così ho tentato la sorte senza sperarci più di tanto. Quattro
mesi dopo, circa, mi hanno telefonato per offrirmi un contratto di edizione.
Sono stata molto fortunata.
Il tuo romanzo appartiene alla chick
lit: un genere molto venduto, ma nello stesso tempo spesso guardato con
occhio critico. Come spieghi questo doppio fenomeno e come mai hai scelto di
scrivere proprio di chick lit?
Effettivamente, resto spesso sorpresa quando sento le persone denigrare
questo genere letterario quando poi i dati di vendita lo classificano come
fenomeno dell'ultimo ventennio. Sono dell'idea che la spigliatezza dei testi
venga classificata come 'superficialità' da parte dei lettori che non leggono
per piacere personale, ma solo per dimostrare agli altri quanto siano
'impegnati'. Si tratta di un romanzo, quindi è qualcosa scritto per
intrattenere, divertire, magari per far riflettere, ma in un modo che non vuole
essere pesante. C'è già abbastanza pesantezza nel mondo, non dobbiamo essere
tutti Dostoevskij!
L’idea di base della trama nasce da qualche esperienza
realmente vissuta o è solo frutto della tua fantasia?
È tutto inventato. Dalla trama ai personaggi. La protagonista l'ho resa
fisicamente simile a me perché raccontare la vita di ogni giorno mi riuscirebbe
difficile senza i problemi connessi al mio corpo, come immagino sia per ogni
donna. Non so com'è vivere con dei capelli lisci con cui non devo litigare al
mattino, oppure essere meno alta di un metro e settanta. I gusti di Melissa (la
protagonista) in parte sono i miei, soprattutto i suoi gusti alimentari. Ma
questo è tutto. È tutto pura invenzione. Ma la città è vera. Ho deciso di
ambientare la storia a Pavia perché è la città che conosco meglio, poiché studio
nella sua università. Chi la conosce troverà nel romanzo nomi autentici di
negozi, nomi di vie e piazze.
In una tua dichiarazione, hai detto di esserti ispirata, per
''Come posso farcela'', alla commedia all’italiana… Vuoi spiegarci che
intendi?
Nella commedia all'italiana la satira, le situazioni surreali si svolgono
perlopiù in ambienti borghesi, come nel mio romanzo. La comicità di pensiero e
atteggiamento è alla base di questa commedia. Ho usato molti degli stereotipi
tipici di questo filone, come una madre grottescamente apprensiva, una famiglia
invadente, un capo spietato... ma che ha solo diciotto anni. Qui sta il
grottesco, l'inaspettato. Che accompagna la mentalità manifestamente retrograda
e maschilista di un ragazzo che, per età, ambiente ed educazione dovrebbe invece
essere un modello di virtù. Invece è proprio quello che la società produce: un
arrivista.
Melissa Pastai, la protagonista del tuo romanzo, sembra essere
il tuo alter ego. Quanto c’è davvero di te nel personaggio e in che cosa invece
sei diversa da lei?
Melissa è semmai il mio opposto. La sua personalità è molto remissiva.
Tende ad evitare il conflitto in ogni circostanza. La somiglianza fisica è
l'unica cosa che ci avvicina. Anzi, una cosa di lei vorrei averla. La tenacia.
Nonostante la sua ingenuità e la sua debolezza di carattere non si arrende mai
in nessun ambito: lavorativo, personale, famigliare. In questo è da ammirare. Al
suo posto avrei gettato la spugna molto prima di lei.
In controtendenza con alcune protagoniste del genere, come la
Rebecca Bloomwood di I love shopping'', Melissa è molto attenta alle spese e
cita spesso, in maniera autoironica, la sua tirchieria. Nella vita reale, tra
Rebecca e Melissa chi avrebbe più possibilità di farcela?
Chick lit non significa per forza superficialità, come ho detto prima. I
love shopping'' è una serie di libri strepitosa, ma non è sul quel fulcro che si
basa l'intera produzione di questo genere letterario. La sostanza è raccontare
le storie di donne intenzionate a essere indipendenti,
realizzandosi sia con una carriera che formando una famiglia, nel più dei casi,
il tutto con un tono ironico. Ossia, cercano la vita che tutte noi donne reali
ci auguriamo di riuscire a realizzare. Se le due protagoniste vivessero nel
mondo reale, sarei tentata di dire che Melissa, attenta a vivere secondo le sue
possibilità, avrebbe più chance di farcela. Diciamocelo, se una si comporta come
Becky prima o poi finisce a terra.
Il datore di lavoro di Melissa, Ludovico, è il classico
“bamboccione, bello, ricco e viziato. Nella vita hai mai conosciuto tipi
simili?
Omioddio no! Spero di non conoscere mai una persona come Ludovico! No,
scherzi a parte, non mi sembra di conoscere dei 'bamboccioni', anche se il
termine non mi piace molto. Molti trentenni non riescono a impiegarsi perché i
posti di lavoro vanno, appunto, a persone come Ludovico. Raccomandati. Nel suo
caso, lui è anche geniale, ma credo capiti solo una volta su un miliardo.
Quale’è il tuo passaggio preferito, nel libro?
La cena al ristorante, la sera dei Mondiali di calcio 2006. Sarò cattiva,
ma ritengo sia uno scenario molto realistico. Gli uomini perdono la ragione
quando c'è di mezzo il calcio. Tutte le donne dimenticate in un angolo mentre i
maschi erano con la bavetta alla bocca a guardare la tv.
Le avventure di Melissa e di Ludovico
continueranno?
Le avventure di Melissa sono finite. Non dico come, per non rovinare il
finale a chi ancora non ha letto il libro, comunque se mai apparirà altrove sarà
un cenno veloce. Ludovico invece ha molte più chance di venir riesumato, perché
in Come posso farcela ha solo 18 anni e deve ancora vivere tutta la sua vita.
Però, chissà. Per ora non c'è nulla di certo.
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Elena Depaoli ,
studentessa dell’Università di Pavia, è una degli autori del sito Dols e ha
collaborato con la rivista incentrata sul marketing Dailynet. Ha anche scritto
alcuni articoli per Ragazza Moderna e Cioè. Questo è il suo primo romanzo. Il
suo blog è Fantastiche avventure ( http://fantasticheavventure.blog.kataweb.it).
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