Se, come ci piace, vogliamo considerare la
musica
contemporanea nella sua accezione più nobile e quindi come
effettiva espressione artistica e culturale, che possa dare un
significativo ausilio alla comprensione e alla presa di coscienza dei problemi
dell’uomo e del mondo, allora bando al provincialismo, parliamoci chiaro:
a metà degli anni 90 il più significativo gruppo rock al mondo era
italiano, era di stanza a Reggio Emilia e aveva un nome affatto
seducente:
Consorzio Suonatori Indipendenti.
“
Cupe
Vampe'' (Linea Gotica, Polygram 1996) dice del conflitto iugoslavo
più di ogni articolo, libro o servizio televisivo e non che abbiamo letto, visto
o sentito.
Quanto a lungo abbiamo assistito passivamente alle atrocità
perpetrate in quei luoghi - nell’immaginario ai confini dell’Asia, in realtà
storica culla dell’Europa, a un respiro da noi - in nome della religione e della
supremazia della razza, ebbene
il Consorzio Suonatori Indipendenti ce le
sbatte in faccia, senza chiamarsi fuori, ma rammentandoci la nostra
pigra e colpevole indifferenza e, quel che più conta, senza assolvere nessuno :
“ci fottono i preti, i pope e i mullah, l’ONU, la NATO, la civiltà...questa è la
favola della viltà.
Prima hanno ucciso la cultura, la memoria, i
presupposti della esistenza stessa, poi, senza soluzione di continuità, l’uomo e
la sua stessa possibilità di perpetuarsi: ce lo raccontano in pochi minuti il
declamare da muezzin di
Ferretti, il
lacerante violino di
Giorgio Canali, la chitarra disarmonica di
Massimo Zamboni, che si confondono in un allucinato e magmatico
finale che si strozza lasciandoci – come è giusto - turbati e colpevolmente
inerti.
Poi c’è un grande
concerto in memoria di
Beppe Fenoglio il 5 ottobre 1996, lo zenith probabilmente della
parabola dei C.S.I..; il momento più magico è, paradossalmente per un trust di
suonatori, la lettura di un bellissimo racconto di Beppe Fenoglio: “
Il gorgo'' (c’è su
Youtube). Però sbaglia chi crede che i suonatori si siano defilati... dietro la
voce carica di tensione e di devozione di Lindo Ferretti si avverte, oltre alla
chitarra di Zamboni, la empatica presenza – quasi il respiro - di Canali,
Maroccolo, Magnelli, Ginevra Di Marco e di tutto il pubblico di Alba, che in un
silenzio sacrale si beve questa storia d’altri tempi, che dice di povertà e di
disperazione, di ritrovata anche se rassegnata dignità e infine di amore paterno
espresso pudicamente, con quel gesto lieve, quasi trattenuto, chissà, forse per
non farsene accorgere...
Certo è che sembra di sentirla quella formichina dietro la nuca e la bocca
si fa di sale...
P.S. Non ci si crederà, ma i C.S.I., loro malgrado, sono stati addirittura
ed incredibilmente per una settimana primi nella classifica delle vendite in
Italia con l’album “Tabula Rasa Elettrificata.