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ARTI FEMMINILI di Alehina Musumeci
IL PERCORSO DELL’ARTE FEMMINILE: LE AMAZZONI, LE FARFALLE, E LE GORGONI
 
 
IL PERCORSO DELL’ARTE FEMMINILE ITALIANA E RUSSA DALLE AVANGUARDIE  AI GIORNI NOSTRI, IN  UN CONVEGNO E TRE COINVOLGENTI MOSTRE IN SICILIA ED IN RUSSIA, NELL’AMBITO DEL PROGETTO “SICILIA PONTE PER L’EUROPA.

Si è concluso a San Pietroburgo il progetto “ Sicilia Ponte per l’Europa'' nato un anno fa a Siracusa,  finanziato dall’Unione Europea, e dalla Regione Sicilia. Molti sono stati gli intenti di questo progetto unico ed encomiabile, ne elenco i principali : esporre, studiare e storicizzare ulteriormente le avanguardie; indagare l’identità siciliana e ricucire gli ancestrali legami con l’archetipo  della Grande Madre , tramite la misconosciuta  sensibilità artistica femminile; allestire una mostra con antichi manufatti artistici siciliani e con le opere  delle artiste italiane in Russia, concludendo il progetto proprio dove erano nate le avanguardie. Una perfetta quadratura del cerchio.         
 
LE AMAZZONI E LE FARFALLE.

LE AVANGUARDIE FEMMINILI  IN ITALIA E IN RUSSIA 1910 / 1940  
                Mostra svoltasi a Siracusa  alla fine del 2007   
              
 
Lo scenario dell’ex Convento del Ritiro è l’ambiente ideale, con la sua atmosfera  monacale e claustrale per questa mostra, emozionante, intima, toccante.

Già dalla soglia d’ingresso si viene come risucchiati nell’invitante placenta uterina dei viola, lilla e blu delle pareti e ci si ritrova immersi in questo caldo, accogliente grembo femminile, sede ed origine della vita. E di “origini'' si tratta nella mostra, di gestazioni, di “nascite'': di un nuovo secolo, di rivoluzionari assetti politici, sociali, culturali, economici ed artistici, d’innovative conquiste scientifiche e tecnologiche, di un “nuovo mondo che stava nascendo ed in cui, per la prima volta, dopo millenni d’invisibilità, le donne escono allo scoperto, ritrovano e reinventano una straordinaria coscienza di sé, divenendone finalmente attrici e protagoniste.
                                                                      
Chi meglio e più di una donna ha diritto di parlare di nascite, di creatività, di rivoluzioni, d’avanguardie?!  Un’inarrestabile fiumana d’energie femminili, ignote, audaci, rivoluzionarie, si riversa, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nel nascente stato sovietico ed invade tutti i campi della vita culturale, artistica ed economica. Spesso, infatti, le presenze femminili, sono numericamente e qualitativamente superiori a quelle maschili. Le artiste godono di un’appagante indipendenza economica, fondano movimenti artistici, dirigono Scuole d’Arte di Stato, svolgono una determinante attività di modernizzazione e di collegamento con i movimenti e le avanguardie europee e con il Futurismo italiano.

Denominate amazzoni'' dell’avanguardia, riscoprono e reinventano le radici primitive dell’arte russa, sono subito storicizzate e la loro presenza é talmente importante da essere imprescindibile nella storia dell’arte russa.
Purtroppo
, però, escludendo l’ancestrale periodo delle culture matriarcali, quello russo fu e rimane un fenomeno unico nel panorama mondiale.
Totalmente agli antipodi la realtà italiana
, in ritardo rispetto agli altri contesti europei.

La nascita della prima generazione di donne artiste, che lascia una significativa  traccia nei movimenti a cui appartengono e nella storia dell’arte italiana, a causa delle differenti condizioni  storiche, culturali ed economiche, avviene solo nei primi anni trenta. 

La scoperta delle avanguardie europee, soprattutto l’esperienza delle artiste straniere e l’ambigua  fascinazione del Futurismo, le sprona a rivelarsi, ad osare quella dirompente e desiata esigenza di  libertà attesa per secoli.  Sarà proprio “ l’aereopittura'' futurista ad incarnare la frenesia ed il fremito delle novelle ali della libertà, perfetta metafora dell’ineluttabile abbandono del nido domestico, della metamorfosi mentale e fisica in atto: da larve a splendide e splendenti
 “farfalle d’acciaio''.

Alcune assumono  nomi di “battaglia e d’arte come “Barbara'', “Brunas'', Regina, altre sono ancora costrette a firmare le loro opere con pseudonomi maschili o col cognome del marito.
 Ma, noi donne, apparteniamo alla invisibilità, siamo state e siamo ancora “invisibili'' e ciò ha contraddistinto, purtroppo, la nostra storia e la nostra creatività . Necessario ricordare i sinonimi d’invisibile:  immateriale, astratto, aereo, etereo.
Aggettivi da sempre riferiti, connessi, in negativo o positivo, al femminile e che negli anni trenta
contraddistinguono e caratterizzano anche le loro innovative scelte artistiche: astratte e dotate di inconsuete, ascensionali e vertiginose prospettive aeree, acquisite nelle personali esaltanti esperienze di volo.
L’astrattismo diviene quindi una scelta stilistica quasi obbligata, sperimentata e frequentata dalle  artiste, proprio per la necessità di rompere col passato, di distruggere catene, immagini, ruoli e vestimenti ormai vecchi, datati, importabili ed insopportabili.

Purtroppo, le artiste italiane non furono storicizzate . Di molte di loro si sa poco o nulla, ed il loro disvelamento critico è ancora in fieri.
Dopo secoli di sangue, sudore e lacrime, finalmente anche per le donne, l’arte inizia a non essere più, né un privilegio aristocratico, né un divertissement colto, al pari dell’apprendimento della musica, del canto o del ballo.
Le artiste russe ed italiane sono spesso dedite ad un “ arte totale''.
Dal crearsi una famiglia, divenire madri, accudire giornalmente padri, mariti, figli, dall’innato “senso estetico'' e dalla sua espressione verso se stesse e la casa, insomma “dalla culla  all’arte il passo è breve; si tratta sempre di concepire, di tessere dentro di se, di dare “alla luce'' una “creatura'' in forma umana o artistica.

Iniziano
dunque spesso dall’arte “applicata'', domestica, dai ricami, dalle decorazioni, dai monili, fino alla creazione ed al disegno di tessuti, vestiti, costumi, scenografie teatrali e cinematografiche.

Colte e benestanti o illetterate ed autodidatte, compagne o allieve d’autorevoli maestri, tutte iniziano dall’arte figurativa per sperimentare, ricercare ed approdare alla “scarnificazione'' del segno, all’arte informale ed astratta, a cui corrisponde un’identica sperimentazione anche altri campi artistici. Molte sono anche poetesse, scrittrici, musiciste.

Certo devono anche scendere a compromessi col sesso maschile dominante: accettare programmi e protocolli maschilisti ma, a guardare bene si vede, si sente nelle loro vite, nelle loro opere, specie negli autoritratti, l’impercettibile ieratica ironia di chi ben conosce l’antica “arte della sopravvivenza e dell’attesa.
Il pregevole allestimento di Renato Miracco fa ben emergere queste donne di grande carattere, genio e capacità tecnica, figure artistiche di notevole spessore internazionale, da Benedetta (Cappa Martinetti), a Bice Lazzari, da Barbara, a Carol Rama, dalla Goncharova elemento di connessione fra Russia, Italia e Spagna, alla Popola, alla Zatkova, geniale interprete  a Roma del Futurismo italiano. Personalità affascinanti sotto il profilo privato, pubblico ed artistico.

Nella mostra sono state esposte sessanta bellissime opere che hanno permesso d’ammirare e conoscere le vite e le evoluzioni artistiche di queste donne che tessono con le loro creazioni un ideale legame con tutte le artiste che le hanno precedute riscattandone i talenti, le intuizioni, le sperimentazioni, le visioni, le speranze, i sentimenti, gli amori, gli scandali, le contraddizioni, le debolezze, le paure, le amarezze, le rinunce, i tormenti, le follie, i suicidi, l’invisibilità, il disinteresse e l’oblio .
 
continua                                                                                                                
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