Ne è uscito un quadro completo e per nulla idilliaco, delle nostre relazioni, delle nostre fragilità ma della nostra forza anche, quando interveniamo per
cambiare rotta.
Ciò che più impressiona in queste preziose occasioni di approfondimento sono le cifre, i numeri.
Numeri impensabili per chi non entra nel merito.
Numeri che significano tante
persone, abusate ed abusanti, che vivono in un silenzio che dobbiamo imparare ad ascoltare, tutti.
A percepire, a captare con nuove antenne, perché davvero sono molti e molto più vicini a noi di quel che crediamo.
La violenza domestica la fa da padrona, le donne sono ancora ingabbiate in situazioni inverosimili per un nuovo millennio avanzato, a quanto pare, solo tecnologicamente. Incancreniscono, degenerano, marciscono.
Chi viene abusato in molti casi abuserà. Chi viene abusato sarà più facilmente vittima di nuovi abusi. Chi viene scarcerato senza essere seguito durante la detenzione con un trattamento di autocoscienza probabilmente una volta scontata la pena abuserà ancora.
Dentro casa le situazioni non evolvono, involgono. Senza un sostegno esterno le voragini inghiottono migliaia di persone, sia vittime che carnefici, precludendo loro un futuro dignitoso.
Il 10% dei casi di stalking si conclude con un omicidio. Le scrivanie dei giudici si riempiono costantemente di fascicoli così numerosi che esaminarli con la dovuta attenzione è impossibile, non c’è una ragionevole proporzione tra addetti ai lavori ed incartamenti.
Solo a Milano nell’ultimo anno ci sono state 1300 denunce per maltrattamenti e
800 per stalking. Solo a Milano. In tutto fa circa 2000 casi, 2000 carnefici e 2000 vittime, donne e bambini, delle quali dobbiamo domandarci quale sia la condizione attuale, e come sarà il loro futuro.
Ma le condanne per maltrattamenti, abusi e stalking non prevedono alcun obbligo di sottoporsi a trattamenti riabilitativi che là dove sperimentati si rivelano efficaci in una buona percentuale di casi. Un anno, due anni, cinque anni. Se il soggetto che ha commesso violenza non la elabora, non se ne assume la responsabilità ma la detenzione è per lui solamente una pausa punitiva, una volta fuori sarà pronto per violare ancora, più inasprito e rancoroso di prima.
Costerà nuovo dolore. Costerà anche nuovi procedimenti, nuovi processi, nuove detenzioni.
Servono soldi, serve denaro per finanziare questi progetti.
Serve dunque la politica, quella vera, per il bene comune, quella lungimirante, che sa guardare lontano.
Ma
le cifre ci dicono anche che dobbiamo guardarci un po’ tutti negli occhi e dirci che la questione non riguarda più qualcun altro. Riguarda noi tutti, i nostri colleghi, i nostri amici, gli amici dei nostri figli, forse la nostra stessa famiglia.
Le cifre sono alte, non possono essere tutti da un’altra parte.
Proviamo a metterci in ascolto, e quando ci pare di udire qualcosa cerchiamo dei centri e delle associazioni che lavorano su questo, ce ne sono tanti, ed aiutiamo ad uscire dalla paura e dal silenzio.
Il CIPM ha un sito,
www.cipm.it. Facciamoci un giro.
|
==================================================
CIPM - CENTRO ITALIANO per la PROMOZIONE della MEDIAZIONE
www.cipm.itIl C.I.P.M., ovvero Centro Italiano per la Promozione della Mediazione, è un Associazione fondata nel Marzo del 1995 a Milano, da un gruppo di criminologi, sociologi, psicologi, operatori sociali e magistrati. CIPM costituisce la prima presenza organizzata su territorio nazionale per la formazione e..