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Invia ad un amica/o
Sesso e sessantotto di G. Maria Pellecchia
Le rivoluzioni non arrivano subito....

Chiaro,   non fu il sessantotto ad iniziare ai rapporti fuori del matrimonio i ragazzi,  basta leggere autobiografie di ogni epoca o semplicemente  ascoltare i racconti di nonni e bisnonni…e ci si rende conto che anche senza il cattivo esempio degli “hippy''   anche loro andavano, fuori della “retta via'', caso  mai in gran segreto!

La grande innovazione di fine anni sessanta fu, piuttosto, il desiderio di essere espliciti, non nascondersi e di conseguenza si   iniziò  a parlare di contraccettivi. Parlarne… si fa per dire!… Era difficile  trovare qualcuno  di noi  che potesse vantare una competenza acquisita sul campo, in materia.

La pillola era un’avanguardia: la prima pillola. Una legnata!  A prenderla, pesante com’era,  resistere alle gambe gonfie, ai vomiti e ai mal di fegato era un eroismo   (Quasi come le trappole tipo caccia al tesoro che si  escogitavano nelle borsette per occultarla ad eventuali incursioni mammesche).

Poi c’erano i “profilattici'' parola che sembrava  meno sconcia di “preservativo'', (perché era  un termine medico,  tipo: la profilassi della febbre è  l’aspirina)  e si acquistavano solo in farmacia, scegliendone, ovviamente,  una  lontana dalla solita, in un altro rione. A parte il fatto
che poi, quando uno si era deciso ad entrare, poteva capitare anche di
incontrare proprio   lì, la famosa zia ottuagenaria che non si vedeva da dieci anni e  che nonostante la cecità incombente esclamava: “Giannino! Ciao, ma tu non sei il figlio di Giuseppe… ma come sei cresciuto… ''Così  finiva che Giannino comprava la solita cibalgina e usciva.
Questi aggeggi appiccicaticci (abbastanza diversi dai moderni retard, nulla, ecc, ecc) non erano molto sicuri, ma… meglio di niente.
Iud e spirale  iniziarono a sperimentarsi, ma erano insicuri: si spostavano  e si doveva ricorrere ad ostetriche compiacenti per recuperarli… cose del genere…
Poi c’erano i deterrenti morali, per i credenti. Se si avevano rapporti ci
si doveva confessare. C’erano dei preti che facevano la differenza se il
rapporto era con il proprio “fidanzato'' ufficiale o occasionale. Altri  pretendevano comunque un deciso proponimento di “non provarci più, come condizione essenziale per avere   l’assoluzione, così, uno doveva raccontare balle e questo contrastava con la chiarezza  che auspicavamo nelle nostre vite.
A questo punto:
1°- uno si rompeva le palle e non andava più a confessarsi…
2°– cercava il prete compiacente… 3° – si  inventava una serie di teorie sul “fatto'' e lo depenalizzava cercando, anche, consensi e solidarietà nel suo girod’amici…e… voila …qui  si inseriscono  le dissertazioni sessantottine, si  parla si cerca, si  dibatte… si sperimenta…caso mai  “alla boia d’un cane ''come spiega  bene una nota canzone di Guccini.

Le ragazze avevano più  paura, cioè avevano una serie di paure che spaziavano  tra la morale, gli ideali dell’infanzia sostenuti  da tutta una serie di racconti sul principe azzurro (che sceglie, già si sa, solo la più bella e  la più pura, come nella “Principessa sul pisello'')  e quello che le
varie amiche, zie o mamme più esperte dicevano in proposito: per esempio  che ci ragazzi che ci provavano “prima'', non avevano rispetto della donna; che chi non sapeva aspettare “prima'', non  avrebbe avuto pazienza    “dopo,  ed era sicuramente un egoista destinato a tradire; che  le ragazze che avevano dei rapporti non riuscivano più a studiare con profitto, perché “se ne andavano  di testa'', non ultimo il fatto che i ragazzi, (e questa cosa era vera! Sigh!) cercavano una ragazza compiacente  per giocare, ma poi, quando dovevano sposarsi,  volevano una vergine!

Si scatenavano gli anatemi delle femministe, e in quasi tutte le riunioni in cui capitava di affrontare l’argomento si finiva per litigare sconclusionatamente. Penso, tuttavia, che il deterrente maggiore per i
ragazzi, in questa prima fase della famosa “rivoluzione'', nonostante tutto,  fosse ancora lo storico  “rischio'' che la ragazza rimanesse incinta.  Non so in Svezia, Germania e Inghilterra  come se la cavassero, ma in  Italia,  sud, centro e nord  a  fine anni sessanta   se  una ragazza rimaneva incinta doveva sposarsi. Punto. Un matrimonio  “riparatore'',  dovuto, anche se non voluto, a meno che la famiglia non intervenisse coraggiosamente, e decidesse di  tenersi figlia e nipote, se non per sempre, almeno fino a quando i ragazzi non
fossero pronti per scelte più mature.

Succedeva raramente, erano poche le famiglie che decidevano di sfidare il perbenismo ancora forte nella società.  Da questo punto di vista era la
media borghesia a correre più rischi, oberata da  tutto un  reticolo di  rapporti e formalità esteriori.
Volendo sorvolare anche  su questo, la cosa più  triste nell’avere un 'bambino al di fuori del matrimonio era che il figlio, dovunque, era  indicato come “illegittimo'',  dal certificato di nascita al cartellino del pallone,  dovunque, dato che  si era identificati con nome e cognome, paternità e maternità.  Un figlio illegittimo era una colpa più per il figlio che non se l’era chiesta  la sua nascita, che per la madre, un’ingiustizia  che contestavamo, ma che venne eliminata solo  molti anni dopo e non senza innumerevoli teorie contrarie di chi temeva per “l’inquinamento'[' sociale che avrebbero portato i figli illegittimi  non riconoscibili a vista!

Negli anni sessanta e oltre, questa differenza  c’era… come c’erano i ragazzi che non avevano chiara la situazione nella loro testa, cioè chiedevano la libertà d’amare, facevano furore nelle piazze e… all’occasione, poi, sparlavano delle ragazze che “ci stavano'', tanto che, stufe di carpire  frasi sibilline  nelle battute “per soli uomini'' dei nostri cari compagni,  un giorno  in un gruppo di lavoro una di noi carinamente e gentilmente propose : “…se vuoi la ragazza illibata, se questo per te è comunque un valore, è  giusto,maaaa….allora  inizia tu a farti il nodo…''  frase liberatoria ad effetto  che fece incazzare moltissimo alcuni, ridere altri e… bruciare molte code di paglia… Che io mi ricordi, però,   pochissimi ebbero il coraggio di  affermare in pubblico, in quell’occasione,  che per loro  non era una cosa importante…almeno… furono sinceri!

In quegli anni,  la confusione era inevitabile, troppi cambiamenti,  molti dicevano una cosa e ne pensavano un’altra, senza rendersene conto;  facevano  i progressisti, ma dentro, nella loro testa,  non avevano abbandonato niente, ahimè, dei bei tempi andati!
Un giorno mi trovai coinvolta in  un’avventura che mi confermò  davvero come poche  ragazze fossero protagoniste delle proprie scelte…come ci fosse tanta strada da fare per essere davvero liberi…
Mi trovai a passare, con un fascio di lettere da portare al protocollo  fra le braccia, davanti all’ufficio di una collega  che conoscevo poco, ma che trovavo molto simpatica. La vidi seduta, davanti alla sua macchina per
scrivere elettrica “ultimo'' ritrovato della tecnica per ufficio, che smanettava a
tutto andare  mentre   le lacrime  scendevano da sole sulla maglietta e lei le asciugava con il gomito per non bagnare i fogli sul tavolino…
Entrai pian piano pensando  si trattasse di lavoro,  e molto meravigliata
che avessero potuto contestarle qualcosa  le chiesi in sordina:
-    ti hanno rimproverata?
-  No
- Stai male?
- No, no.
- Sei stanca…
- Non è questo…
- …. Rimango con te o vuoi stare sola…
Mi guardò come un naufrago guarda il tronco che galleggia e decisi di non muovermi di lì fin quando non mi avesse spiegato l’accaduto.
Con fatica venne fuori “ il fatto''. Qualche tempo prima, dopo un gioco
amoroso occasionale  aveva avuto alcune  macchie e pensava di aver perso la  verginità.
Ora, un ragazzo le faceva la corte, era una cosa seria, ma lei  gli aveva
detto di no. Motivo: non sapeva se era ancora “una ragazza o una donna''.
Beh! Non so la rabbia che mi prese, l’avrei mandata al diavolo, siamo seri, una ragazza bravissima, con un buon lavoro, mooooderna … e poi, daaaai!   Se  un ragazzo  ama  una ragazza per un centimetro  più o meno di pelle, andiamo  bene, è puro schiavismo… mettiamoci anche l’anello al naso… bla, bla,bla…Ma mi  faceva troppa pena, così le proposi  la  cosa più intelligente che mi venisse in mente: “se non sei sicura, l’unica cosa da fare è andare da una ginecologa e vedere che cosa è successo''.
Rimase  scioccata… non ci era mai andata da un ginecologo, però, se andavo con lei e … trovavamo una donna….
Cercai il numero di telefono di una ginecologa a caso, scelta solo perché  era femmina,  presi un appuntamento a mio nome. Mi chiese il  cognome  da  sposata, e io dissi che ero una ragazza. Non mi chiese altro.
Non c’era nessuno nella sala d’aspetto.  Arrivò la dottoressa e   disse:
-Buongiorno, accomodatevi…Chi è incinta?
- Nessuna.
- Cosa c’è allora?
- Vorremmo sapere se lei è ancora vergine ( buttai lì io senza troppe parole).
Mi sembrò quasi che tirasse un sospiro di sollievo. Al che si apprestò per  la visita e mi disse: venga anche lei, le farò vedere…io “non introdurrò niente per l’accertamento, solleverò unicamente le labbra, e se c’è  l’imene chiuso sarà evidente.
E così fece.
La mia amica era, fortuna sua,  ancora “a posto'', come si diceva.
Pagammo uno sproposito e uscimmo.
Per strada mi tirai dietro la sopravvissuta che praticamente svolazzava a venti centimetri dall’asfalto, rideva, parlava…poi  in pochi giorni concesse la mano al suo vero amore e… vissero felici e contenti.
Dopo qualche anno seppi che la giovane ginecologa era anche  una nota abortista.  Fu condannata.
Aurfff, che rischio avevamo corso…metti che la solita zia Guendalina avesse deciso proprio quel giorno di andarsi a far dare una revisionata …
Adesso lo so che cosa viene spontaneo dire: vabbè, ma tu stavi nel profondo Sud…
E’ vero, ma dopo circa due  anni ero nell’alto Nord, fidanzata, alla
scoperta della socialità del nuovo mondo e cosa scoprii chiacchierando a ruota  libera?
Anche qui  le donne che “sbagliavano'' si sposavano in fretta, non di bianco, e solo da qualche anno si era smessa l’usanza della messa di primo mattino e senza campane!
- E quelle che non si sposano cosa fanno? – chiesi a mia suocera.
- “Uccidono i bambini nella pancia   anche se è un peccato brutto,  o vanno a farli fuori e li danno all’orfanotrofio…
- E se una se li vuole tenere?
- … li tiene… ma non è una persona che …..e il bambino non ha colpa, vero?
Ma i genitori… e la donna….

Poi, vedendo  che mia suocera, cominciava ad essere a disagio per questa mia curiosità, oltre che per il fatto di dover cercare le parole adatte  traducendo il concetto dal dialetto cremasco,  la rassicurai sul fatto che avevo Chiesto solo per  conoscere le usanze locali… e anche  “da noi le persone che ''sbagliavano''  avevano una vita dura.
Eravamo nel 1972 a più di quattro anni dalla data storica dell’inizio della
famosa rivoluzione sessuale del  ’68 !
 
(dagli appunti di: “ma a cosa servono gli armadi?'')  Graziamaria Pellecchia
 
 
 
io non ci sto: per una tv libera dagli stereotipi
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