Il laboratorio creativo, legato al recupero della femminilità organizzato
da
lacasadipinocchio
presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino è ormai
consolidato, con una sua propria sede all’interno. Il progetto che
lacasadipinocchio svolge con le donne detenute è legato alla convinzione della
immediata necessità per tutti di adeguare il nostro modo di vivere e di
consumare al progressivo e veloce deteriorarsi dell’ambiente.
In
pochissimo tempo
il laboratorio si è trasformato in una bottega di
lavoro che fa borse, scialli accessori, elementi di arredo e design.
Lo fa in mille modi diversi, ma sempre utilizzando materiali vergini
considerati di scarto o restituendo nuova vita e funzioni a tessuti, metalli,
plastica, legno… Non ricorre a processi industriali di riconversione che
comporterebbero, ad esempio, uso di agenti chimici.
Ogni tipo di materiale è
considerato, esaminato, maneggiato e lavorato dalle mani delle detenute
come se fosse il più raro e prezioso. Viene dimenticato il suo impiego
originario e, nel riuso, quel pezzo di stoffa da divano, quel vecchio cuscino
ricamato, quella cerniera trovata in un fondo di magazzino, acquistano una
dignità che non sapevano di avere. Così, in un gioco di idee, che a volte sono
suggerite dai materiali a disposizione, altre dalla ricerca e realizzazione di
un oggetto con certe caratteristiche, nasce una borsa, uno scialle, un bracciale
C.C.
Per questo non ci sono due prodotti identici. La storia di ogni pezzo è
riassunta nel cartellino scritto a mano che l’accompagna: origine dei materiali
che lo compongono, ore necessarie alla sua lavorazione e progettazione, numero
di archivio.
Il
laboratorio C.C. si approvvigiona recuperando
materiali dai più diversi fornitori, spesso salvandoli da una fine in
discarica, ma rielabora a suo modo anche oggetti e prodotti
semilavorati che provengono da comunità di lavoro in paesi in via di sviluppo.
La disponibilità del materiale e del lavoro delle detenute determina la
produzione limitata di ogni modello di manufatto, ognuno sempre unico per
colori, finiture e materiali. Ciò è stato ottenuto grazie
all’entusiasmo delle donne detenute che lavorano alacremente,
dal supporto della Direzione, alle Assistenti Sociali, e tutte le
persone che hanno finora collaborato.
Conclusasi la prima fase del
progetto, iniziato a novembre 2008, con la presentazione dei manufatti
durante due eventi in Torino e Milano, si è avviata la
seconda, assai più impegnativa, che necessita il potenziamento del
successo ottenuto sinora.
Il progetto si propone, nelle sue intenzioni
dichiarate sin dall’inizio, di ridare alle donne in stato di reclusione la
possibilità di mantenere e sviluppare la propria femminilità; e
questo in una condizione assai difficile, che spesso vanifica il
significato della pena carceraria .Infatti
l’annullamento della
personalità, rende il reinserimento assai più problematico, esasperando
atteggiamenti comportamentali e a rischio di peggioramento. Un importante
segnale di essere nella direzione giusta ci è stato dato dalle donne coinvolte
nel laboratorio: dimostrano devozione e l’entusiasmo, e necessitano
inevitabilmente il riconoscimento della “società civile'', attraverso
l’apprezzamento dei manufatti da loro progettati e confezionati.
La
ricompensa deve peraltro essere anche economica. Un piccolo guadagno,
sicuro e forse sufficiente, in prospettiva , al reinserimento permette un’
attenuazione della ferocia repressa insita nello spirito di
autoconservazione.
E’ inoltre un sostegno e una condizione estremamente
importante per le donne che a fine pena necessitano e dimostrano di voler
continuare il lavoro intrapreso.
Fondamentale in questa seconda fase del
progetto è quindi progettare una rete di vendita che possa garantire il
proseguimento dell’attività con la stessa forza che si è sprigionata sin
dall’inizio. A questo proposito esistono già alcuni spazi dove è possibile
richiedere gli articoli, elencati a fine articolo.
C.C.
esalta la manualità e la creatività, utilizza oggetti già esistenti e a
volte scarti, rifiuti, fondi di magazzino, reinventando forme, materiali e
funzioni in modo non convenzionale, propone pezzi unici, tirature limitate e in
alcuni casi prototipi, in cui è evidente che l’oggetto di moda è più simile ad
un lavoro d’arte che non ad un prodotto seriale.