da kila.it
Nessuno si attendeva una
rivoluzione, e così è stato. D’altronde, il sistema elettorale a liste bloccate e senza preferenze consentiva previsioni abbastanza attendibili (vedi l’articolo ripreso da La Voce pubblicato nel nostro tema del mese).
Dunque, finiti gli scrutini, fissati i numeri e la maggior
parte dei nomi di eletti ed elette alle politiche del 13 e 14 aprile, si può
fare un primo bilancio. Che non è entusiasmante: la presenza femminile nel nuovo
Parlamento sarà superiore a quella precedente, ma con un incremento molto
contenuto: circa 3 punti percentuali. Le deputate e senatrici dovrebbero
quindi essere circa 180, pari al 19% del totale. Le incertezze riguardano le
opzioni di numerosi capilista eletti in più collegi, che devono scegliere quello
in cui essere eletti e rinunciare agli altri, permettendo così il subentro dei
primi tra gli esclusi. Comunque, l’effetto di queste opzioni non può cambiare di
molto il risultato finale.
Come da tradizione, le donne saranno molto più numerose alla
Camera dei Deputati: circa 130, dunque sopra il 20%, con un aumento di una
ventina. Invece le senatrici risultano essere 53, pari al 17%, appena otto in
più.
Un dato da segnalare è che una donna, Laura
Garavini, è la prima per numero di preferenze tra le deputate elette
dagli italiani all’estero nella circoscrizione europea, mentre dovrebbe entrare
al Senato per la ripartizione sudamericana l’ottantenne Mirella Giai, emigrata
in Argentina nel dopoguerra. Differenze significative si notano comunque tra
i partiti. Un contributo largamente maggiore all’aumento delle donne viene
infatti dal Partito democratico. Porteremo in Parlamento 130 donne, aveva
detto Giovanna Melandri in un'intervista alla fine dello scorso marzo, mentre il
segretario del partito, Walter Veltroni, aveva parlato di un 33% di
rappresentanza femminile. A conti fatti, il Partito democratico sfiora la soglia
delle cento elette, in totale quasi il 30% (29,7% per la precisione contro il
18% dell'Ulivo nel Parlamento uscente). Se non proprio il rispetto alla lettera
di quanto promesso, almeno una buona approssimazione.
Molto più contenuto l’apporto del Popolo delle Libertà, che porta in
tutto 60-65 donne, quindi il 20% dei suoi rappresentanti (nella scorsa
legislatura, la Cdl era al 17%). Il futuro premier Silvio Berlusconi, pur
rammaricandosi di questo fatto, lo attribuisce a una minore presenza delle donne
in politica. Decisamente più indietro le altre liste, con l'Italia dei Valori
sotto al 10%, la Lega un poco sopra, infine l'Udc con una sola deputata su 35.
Superfluo ricordare che l’unica candidata premier di una qualche notorietà,
Daniela Santanché, non tornerà in Parlamento perché la sua lista La Destra non
ha raggiunto il quorum, così come la Sinistra l’Arcobaleno che aveva il maggior
numero di donne in posizione “utile, almeno sulla carta.
Nelle altre elezioni svoltesi in contemporanea, si nota la
sconfitta della sola candidata di rilievo a una presidenza di regione, Anna
Finocchiaro del Pd in Sicilia, ferma al 30%. Due donne parteciperanno ai
ballottaggi in altrettante province, e almeno loro partono in vantaggio stando
ai voti raccolti al primo turno. Con i numeri delle politiche 2008 l'Italia,
secondo l’Unione Interparlamentare (sito in inglese), passerebbe dal 67° al 50°
posto nella classifica mondiale per presenza di donne in
Parlamento.
Il Piemonte si colloca in perfetta media nazionale e in
continuità con la scorsa legislatura, in cui per la verità aveva segnato un
incremento di circa 5 punti sulla precedente. A conti fatti, le
rappresentanti piemontesi sono 13, equamente divise tra le due assemblee, su un
totale di 69 eletti, quindi un risicato 19% (e c’è pure il rischio che calino di
una unità). Il Pdl riporta alla Camera l’ex ministra, Margherita Boniver, e
l’ex sottosegretaria Maria Grazia Siliquini, oltre a Manuela Repetti e a Maria
Grazia Armosino, che però è anche in gara per una presidenza provinciale e
potrebbe rinunciare. Per il Pd, saranno deputate Anna Rossomando ed Elisabetta
Rampi, e per la Lega Nord Maria Piera Pastore.
I nomi delle senatrici sono, per il Pd, la storica dirigente
radicale Emma Bonino, poi Maria Leddi, Franca Biondelli e Magda Negri; per il
Pdl Maria Rizzotti; per l’Italia dei Valori, Patrizia
Bugnano.
Per quanto riguarda il voto amministrativo, nell’unica
provincia piemontese interessata, quella di Asti, Maria Teresa Armosino,
candidata del Pdl, si giocherà il ballottaggio tra 15 giorni, partendo
nettamente favorita con il 44% dei consensi riportato al primo turno, dove
un’altra donna, l’indipendente Mariangela Cotta, ha sfiorato il 22%: con 5 punti
in più, avremmo avuto un secondo turno tutto femminile...mentre non si
registrano positive novità sul fronte dei Comuni.
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