Dicono che l’età non è quella anagrafica ma quella che si dimostra
Ecco
perché i conti fatti da
Natalia Aspesi nel suo articolo
intitolato “
I
50 anni della pillola che cambiò il mondo'' se non sono proprio esatti, ci
si avvicinano molto nel sostenere che la pillola contraccettiva, immessa 50 anni
fa appunto sul mercato farmacologico americano, in Italia ne ha forse 35 o 39,
secondo da dove si voglia partire a raccontare la sua storia.
A memoria
delle giovani donne di oggi, delle ragazze che ritengono tutto ciò che è
l’esistente sia tale da sempre, vorremmo suggerire di leggere un po’
della
storia delle donne, una storia che ha attraversato quella del
paese nel suo complesso.
Quando le loro madri, forse le nonne, si
sono stancate di rimanere incinte per la distrazione del
maschio, di subire la sua irresponsabilità, di dover rinunciare ad ogni
altra forma di vita che non fosse quella considerata come incubatrice (la
definivano riproduzione); costrette ad utilizzare, per evitare nascite
indesiderate, metodi barbari e dolorosi o di arricchire medici senza scrupoli;
quando hanno deciso infine che il metodo anticoncezionale americano era il
migliore in assoluto.
E sul diritto all’uso della pillola si sono
cimentate in battaglie sul piano legislativo, culturale, sociale e
politico.
Care ragazze di oggi, libere sulla pelle di quelle che
considerate obsolete e superate, quelle donne che vi hanno aperto la strada alla
maternità libera e consapevole; che hanno costretto gli obiettori di coscienza a
fare i conti con la morale femminile oltre che con quella bigotta; quelle che
oggi possono mettervi al riparo dal dolore dell’aborto sappiate che la pillola è
stata una conquista, nonostante tutti i cattivi presagi e i cattivi imbonitori,
che non ha portato ad un incontrastato controllo delle nascite ma piuttosto ad
una maternità regolata dalla coppia, per un rapporto migliore con i figli che si
sceglie di far venire al mondo.
Vorremmo che quelle mamme di oggi di cui
parla Natalia Aspesi, quelle che “ portano le figlie 15enni dalla ginecologa
perché gliela prescriva''; che quelle ragazze alle quali “ il nuovo imperio
maschile, sessuale, sociale, politico, è tale che questa protezione non le rende
più consapevoli e libere ma solo
più precocemente
disponibili.''
sappiano che si può anche dire di no;
che appunto “in tempi di moralismo persecutorio contro pillole più drastiche, la
Pillola scongiura massimi fastidi e umiliazioni'' e vorremmo infine che, come “
ai tempi in cui le donne italiane finalmente se ne impossessarono, le
attribuirono altre libertà,
altre vittorie, altre promozioni
che poi alla fine in qualche modo non sono venute''
ci aiutassero a
realizzare ciò che a quelle donne di allora, forse, non è riuscito
completamente.