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Elezioni 2010 di Marta Ajò
Le regioni governate da presidenti donne sono solo due
Le elezioni regionali del 28/29 marzo del 2010 non passeranno certo alla storia per i loro contenuti ma passeranno sicuramente nel ricordo dei cittadini per la metodologia della competizione.

Senza dibattito, senza confronto, senza stampa  che facesse onore all’informazione, per gli scontri interni nei partiti e lo scontro fra i duellanti.

Non è piaciuta, e questo lo si è visto anche dall’8% in più di astensionismo, in un paese dove l’affluenza alle urne è sempre stato un alto segnale del sentire democratico.

Un fatto, questo, che ha sicuramente penalizzato alcune candidature di donne, che potevano essere considerate un valore aggiunto, e che hanno invece subito la consumazione di questa competizione elettorale.

In campo sono scese donne validissime, non solo per la loro storia personale e politica, ma anche, alcune, per il modo con cui hanno governato. Cioè valide per quelle valutazioni  di merito che i cittadini devono riconoscere a chi deve governare per loro, sul loro territorio.
Invece, esse, sono state sprecate ed immolate ai bisogni dellapolitica''; nomi come Mercedes Bresso, che è stata una delle migliori presidenti di regione in Piemonte o Adriana Poli Bortone, ottimo sindaco di Lecce, entrambe con una storia parlamentare encomiabile; o altre come Annamaria Bernini o Monica Faenzi o Fiammetta Modena che hanno perso riportando comunque una grande affermazione.

Due donne nel lazio: Emma Bonino e Renata Polverini, che si sono battute dimostrando che si può far politica in modo diverso, correndo entrambe borderline fino all’ultima scheda, lasciando con il fiato sospeso tutte/i coloro che le ammirano e le stimano.

Infine hanno vinto la Polverini nel Lazio e Catiuscia Marini in Umbria, e le regioni governate da presidenti donne sono solo due.

Ci viene da fare un’amara riflessione.
Tutte queste candidate che hanno dimostrato di sapere, di potere fare politica in modo diverso, dovrebbero tornare nel gregge per rientrare all’ovile fino a che qualcuno non riaprirà il cancello?
Non credo; per la conoscenza che abbiamo non solo di Emma Bonino, ma anche delle altre e delle cose che hanno fatto, non perdiamo la voglia di sostenerle, e non perdiamo la speranza che tutte, nessuna esclusa, non voglia svendere, per opportunità politica, il contatto con il territorio ed il mondo delle donne che hanno creduto in loro.

 
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