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Una politica diversa si può? di Scardaccione Felicita
Per un impegno a tutto tondo. Non per una vittoria personale o di genere.
 
Impegno notevole, anche se meno “da cronaca'' a confronto di quello maschile. Se ne parla sempre, un tormentone che spesso non apre lo sviluppo completo di discussioni in merito. Con questa testimonianza si desidera lanciare su Dol’s un confronto quanto mai utile su questo tema e lo facciamo con una delle tante candidate alle prossime elezioni regionali, Elisabetta Tramontano, moglie felicemente sposata dall’86,  venticinque anni impegnati nel settore amministrativo e mamma di un ragazzino di 13 anni.

Elisabetta, allora questa politica portata avanti dalle donne? Pro e contro.
L’idea che il posto di una donna in politica debba essere il risultato di un principio meccanico d’equilibrio di genere, non mi convince e non mi ha mai convinta. D’altronde una regola analoga dovrebbe riguardare anche le molte altre categorie deboli della società che, in alcuni casi, meriterebbero ben altre protezioni.

Ma dov’è il problema?
Il problema è che spesso manca prima di tutto in noi donne la coscienza della nostra forza, quella che è possibile esprimere e che, di fatto, già esprimiamo (nei luoghi di lavoro, ad esempio) senza il bisogno di protezioni e quote rosa. E visto che parliamo di elezioni regionali, una valutazione di questa forza è possibile dedurla già oggi dal lavoro straordinario che assessori come Silvia Godelli o Angela Barbanente  (parlo della mia regione, la Puglia dove mi candido per Vendola) hanno saputo realizzare nei cinque anni di governo regionale trascorsi.

Questa candidatura allora è la volontà di raggiungere che cosa?
Nel candidarmi, con un atto certamente di presunzione, non ho immaginato di rivendicare uno spazio in quanto donna, ma in quanto persona disposta ad impegnarsi per uno sviluppo sano della propria comunità: per il rinnovamento di una classe dirigente che, in gran parte, ha trascurato gli interessi collettivi per concentrarsi sui propri. E so di aver scelto una politica aperta alla partecipazione di tutti: una politica che non si limita a difendere i diritti dei deboli, ma che ritiene con convinzione che proprio i più deboli possano contribuire al miglioramento del nostro mondo.

Dunque un impegno a tutto tondo e non limitato al “piccolo orticello''?
Sicuro, credendo profondamente nel valore delle minoranze, della diversità, della multiculturalità, da donna voglio combattere questa battaglia, contando sul mio lavoro, sulla mia esperienza, sui miei sentimenti, sulla mia onestà ed anche sulla mia ingenuità. Non mi sono candidata per una vittoria personale o di genere, ma per sostenere più attivamente questa idea della politica, della libertà, della giustizia, dell’equità. E se sarò io a poterla rappresentare, lo farò nel migliore dei modi, altrimenti continuerò a sostenere, come ho fatto in questi anni, coloro i quali riconoscerò capaci di rappresentare questi valori. Insomma se la libertà è partecipazione: questo è il mio contributo.
 
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