Sembra che oggi in Italia, nel massimo momento di regressione ad un
patriarcato conservatore e becero, l’unico spazio di potere e successo per
le donne sia rimasto quello identificato dall’orrendo neologismo del
“velinismo'', in cui intere famiglie, ossessionate dal miraggio
del successo e della scalata sociale, investono tempo e denaro nella
valorizzazione dell’aspetto delle proprie figlie (in altri paesi, come ci
ricorda il bel libro di Concita De Gregorio,
Malamore, le si vende direttamente al migliore offerente,
secondo i rituali di una transazione economica esplicita, forse meno
ipocrita).
Ci chiedevamo se però sia poi così desiderabile barattare
pochi mesi, forse uno o due anni di successo, con la più lenta ma sicura
costruzione di un’identità che possa meglio resistere all’inevitabile movimento
oscillante della notorietà, cha brucia volti e corpi in una rapida sequenza di
“usa e getta''.
Ci sembra, che dietro l’eccitazione maniacale del
lustrino e della protesi al silicone, si nasconda una paurosa voragine
depressiva, un’inquietante paura della solitudine, il cui unico antidoto sarebbe
solo l’accettazione di sé, il riuscire a voler bene alle proprie
imperfezioni, che sono il segno dell’unicità del nostro stare al mondo
e che ci impedisce di essere interscambiabili.
Vorremmo leggere e ascoltare i racconti di quelle donne che hanno vissuto
l’esperienza del fasto di un attimo di successo, di quell’essere “principessa''
che è stato da secoli il sogno di bambine educate alle favole borghesi di ‘700 e
‘800, per poi essere subito sostituite da altre a loro non dissimili, in una
serialità senza via d’uscita. Quante illusioni, quante umiliazioni ingoiate,
quanta malinconia, quanta solitudine, quanti sogni infranti? Davvero, come
spesso si afferma, le donne italiane hanno raggiunto quell’emancipazione che
permettere loro di scegliere cosa farne del loro corpo in assoluta autonomia di
pensiero e azione?
Vi invitiamo a scriverci ed inviarci le vostre storie o di
personaggi che conoscete. Verranno pubblicati su queste pagine e ad aiuteranno
le giovani donne a non sentirsi sole nel rifiuto di tali percorsi di
vita.
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