Vorrei avere il conforto di una vostra opinione sull’iniziativa, per non
dire prodezza del parlamentare Daniela Santanchè che ha pensato bene alla
fine del Ramadam, di presentarsi davanti alla Fabbrica del Vapore, dove si
svolgeva la cerimonia islamica per protestare
contro il burka alle donne.
Forse sarò cinica, ma la Santanchè, non mi suscita alcun sentimento si
solidarietà del quale anche lei se ne duole, oggi sul Corriere della Sera. “ma
dove sono le femministe ?'' si domanda….
Ma cosa si aspettava….mi domando anch’io. Che tutto il movimento
delle donne, militanti o no si schierassero con lei, con le sue meches e i
tacchetti griffati in questa sterile ed inopportuna performance in favore della
“liberazione'' delle donne islamiche.
Intanto la fine del Ramadam, per gli islamici, è un momento solenne,
come lo è lo stesso Ramadam, per noi forse incomprensibile, ma per il mondo
islamico è forse il momento più solenne di manifestazione religiosa. Mi sono
trovata spesso durante il Ramadam in loco. Non si mangia, non si beve, non si
fuma…. Ed anche io che indugio con qualche sigaretta, mi rifugiavo in un
angolo isolato.. per rispetto al loro si lavora dalle 8 alle 13.30 e
poi tutto si ferma.
I negozi chiusi, la gente in casa, le città deserte e
parlo di Tunisi, Casablanca, Damasco, Rabat…e si attende il calare del sole…..
fino ad allora non trovi nemmeno un taxi che ti dia un passaggio anche se
ti sei slogata una caviglia scendendo da un marciapiede. Si sta in
albergo, chiuse, guardando la televisione….ovviamente i canali internazionali o
lavori da sola con il tuo lap top.
Rispettare il Ramadam è la manifestazione di appartenenza all’islam.
Tutto qui. E questo noi lo dobbiamo accettare, se non condividere, sarebbe
come ai cattolici cristiani ricevere provocazioni nel giorno di Pasqua.
Che resta il più atto di fede del Cattolicesimo.
La protesta della Santanchè è stata quanto meno inopportuna proprio come
data storica. Mentre posso condividere con lei l’insofferenza verso il
“niqabche non è il burka, ma è il velo che nasconde i capelli e il collo,
ritenute zone erogene per il Corano e quindi da proteggere da sguardi che
siano diversi da quelli del marito. Del resto in occidente i capelli sono un
grande elemento di abbellimento e seduzione…come il collo…
Il niqab, il velo, è molto di più di una scelta personale
della donna. Ho conosciuto giovani donne senza velo, laureate, inserite
completamente nel mondo lavorativo anche a livelli se non top manageriali, ma di
ruolo e valenza, fidanzate che alla promessa di matrimonio, e alla richiesta del
marito “ma io ti sposo se metti il velo''…..rispondono di si…..si… e lo
fanno….accettando la zampata sopraffazione del maschio e trasformandosi in una
proprietà.
Perché lo fanno ? Perché comunque il matrimonio è un porto sicuro. Se sei
sposata sei molto più accettata, ed è la via più tranquilla per poter
esistere, vivere, le donne che scelgono la solitudine, per non accettare
né velo né contratti matrimoniali stabiliti dalle famiglie, sono più
discriminate dalla famiglia, dalla società dalla comunità, devi proprio
conquistarti “un posto al sole'' per poter resistere ed affermare la tua
scelta..
Vorrei che la Santanchè, cosi attiva nella protezione e
nell’emancipazione della donna Islamica, si dedicasse di più, dato che essendo
parlamentare lo può fare, a proposte di legge concrete, come rimpatriare le
famiglie che non accettano l’integrazione e che sgozzano le figlie perché stanno
con un italiano.
Non credo che sia lecito, godere del benessere e delle strutture sociali di
un paese come l’Italia, che ti permettere di vivere e crescere una famiglia in
condizioni che sarebbero impensabili nel proprio paese di
origine.
Dobbiamo dare un segnale forte anche agli immigrati
islamici, se vivi in Italia, ci sono le regole da rispettare e non possiamo
accettare, in nome delle regole religiose, efferati assasinii, o punizioni
definitive che mettono fine alla vita di giovani donne, proprio perchè hanno
rifiutato il concetto di “velo''. Non è sempre vero che le provocazioni sono
solamente da una parte….. Questo orrore è una provocazione molto grave anche
per noi, italiani, che ospitiamo e che abbiamo sicuramente più propensione
e all’integrazione.
Il niquab, il burka è certamente una ignominia per la donna, ma
come vedete, “togliere il velo'' può costarti la vita.
E’ più accettabile….. onorevole Santanchè….ci pensi un po'….
Grazia Billio conoscitrice del mondo
islamico
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