di catluc Tornando all’albergo con la testa china e deluso dall’incontro non andato a buon fine con Elena, Marco rifletteva, cercando di scansare i pedoni che passeggiavano sul lungomare a quell’ora.
Voleva star da solo. Desiderava recuperare le immagini dei tempi passati che aveva rinchiuso in una valigia e con bel lucchetto. Ed aveva buttato la chiave. Ma ora cercava di ritrovarla per capire come aveva fatto a dimenticare e così definitivamente. Quel viso dolce, quelle labbra morbide e la imperitura addomesticabilità della sua ex ragazza, come aveva potuto scordarle cancellandole con un colpo di spugna?
Ricordava ancora la loro prima volta insieme a letto. Elena era arrivata trepidante e titubante, ma si era affidata a lui senza indugio. Gli aveva lasciato insegnare, istruire, provare, saggiare. La ricordava ancora in quel lettone, sembrava così piccola, ma in realtà era alta 1, 74 centimetri. Quelle lunghe gambe affusolate e intriganti che contrastavano con il suo seno da adolescente che aveva da poco cominciato a mettere il perizoma, prima ritenuto troppo ammiccante e poco sportivo''. Una pelle candida e soffice. Quasi si vergognava a toglierle la verginità anche se ormai Elena era più che maggiorenne. Ma sapeva che per le donne il primo rapporto rimane sempre impresso nella mente oltre che nel cuore. L’aspettò con ansia, lui che di donne ne aveva già avute molte, lui che conosceva molti trucchi da amatore. La sentì arrivare e non esitò ad aprire all’istante la porta e ad abbracciarsela, stretta, stretta, come si stringe la sabbia nel pugno per il timore che scivoli via. L’aveva baciata dappertutto, centimetro dopo centimetro e la ricordava eccitatissima e vogliosa. Quanto lui, del resto. Tanto che ad un certo punto dovette interrompersi. Ne approfittò per ricorrere al preservativo che si era portato da casa. Non gliene aveva parlato, non le aveva detto che lo avrebbe usato ed infatti le sembrò sconcertata quando lo tirò fuori. Lo faceva per lei, ma non poteva dirle che lo aveva altre relazioni e per sicurezza preferiva non rischiare di contagiarla.
Disse che era per sicurezza, anche se lei giurava di non essere in un periodo fertile. Ma glissò sul resto. Era così bella, sua, era la sua ragazza e non voleva che un equivoco gliela portasse via. Le altre erano comparse, nel mondo dei giovani che provano tutto e lasciano andare quello che interessa poco. Lei non avrebbe capito. E quando la penetrò, forzando un po’ quel pertugio piccolo ed invitante, pensò che stava per rompere qualcosa che non si sarebbe mai più potuto ricostruire. Ed era lui che lo stava facendo. Riflettè che sarebbe stata sua per sempre, nel suo corpo e nella sua mente. Ma come aveva potuto dimenticare? Due menti e due pensieri che ricordano e che si pensano ma non si toccavano. Eppure prima o poi…
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