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La stanza interiore di Simona Martini
Concentratevi sulle emozioni positive e rassicuranti....
 
Una donna deve avere soldi ed una stanza suoi propri
se vuole scrivere romanzi
-V. Woolf-

Virginia Woolf scrisse nel 1929  un breve ma illuminato saggio intitolato Una stanza tutta per sé.
Nello specifico si occupava di descrivere e sottolineare l’importanza, per le artiste donne (rarissime ai suoi tempi), di crearsi uno spazio personale, intimo, invalicabile in cui aprire le porte alla propria creatività, immaginazione, trasformandola in arte. Allude certamente anche ad una “libertà intellettuale'' poco concessa alle donne, ma strettamente necessaria al concepimento di un’opera letteraria, musicale, scientifica, artistica in tutti i sensi e generi. Esplicita altresì una fondamentale necessità di autonomia economica.
Amo questa scrittrice sofferente e intensa, geniale e aperta, complessa e profonda. Amo le sue metafore. Il suo simbolismo. Traggo insegnamento e mi lascio ispirare nella vita e nella professione. Decido che uno dei miei obiettivi principali sarà far comprendere alle persone, alle donne in particolar modo, l’importanza di creare uno spazio, reale e simbolico, concreto e immaginativo, vero e onirico in cui ritrovare se stessi. Anzi, decido fermamente di lavorare in diverse direzioni per far comprendere ed eventualmente condividere, come questa sia l’unica opportunità per cercarsi e trovarsi.
La propria soggettività e individualità è contenuta in uno spazio piccolo ed immenso allo stesso tempo. Un minuto in cui si decide di fermarsi e tirare fiato. Un ora in cui si decide di fare colazione con un amico. Un pomeriggio in cui si decide di andare in palestra. Una giornata in cui si decide di non rispondere al telefono. Una settimana in cui si decide di prenotare una vacanza. Un mese in cui si decide di mangiare con le gambe sotto al tavolo. Una stagione in cui si decide di comprarsi un desiderato capo nuovo. Un anno in cui si decide di dedicarsi ad un corso di formazione. Potrei, ovviamente, proseguire all’infinito, appellandomi alle esperienze personali e delle persone, amiche, parenti, conoscenti che ogni giorno ho la fortuna di incontrare, ma preferisco prescrivere un esercizio.
Chiudete gli occhi, respirate profondamente, abbandonate il corpo e la mente, svuotatevi dai pensieri lasciando che fluiscano liberamente senza soffermarvici, cercate uno spazio, un luogo sicuro, libero, personale, accogliente e state nell’immagine a lungo. Può essere un luogo reale o inventato. Uno spazio dell’infanzia, di ora o non ancora esistente. Grande, piccolo, chiuso, aperto, naturale, artificiale. Percorrete questo spazio in lungo e in largo. Fatelo vostro. Appropriatevene. Espropriate se necessario. Concentratevi sulle emozioni positive e rassicuranti. Stringetele a voi. State.
Quando sentite che quel luogo è diventato definitivamente vostro, potete aprire gli occhi e tornare alla realtà. Quello sarà il vostro spazio. Il luogo in cui rifugiarsi per trovare parti smarrite. Per consolarsi. Risollevarsi. Riposarsi. Alleggerirsi. Esserci. Ritrovarsi.
Sarete libere, autentiche, spontanee, vere. Cosa di meglio per comprendere chi siamo, cosa vogliamo, come stiamo?
Effetti collaterali: un probabile ed inevitabile stato di autocoscienza e di relativo benessere.
Precauzioni per l’uso: abusarne con assoluta tranquillità.
io non ci sto: per una tv libera dagli stereotipi
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