Ieri sera ho visto
Libere, scritto e diretto dalle sorelle
Comencini, e non posso non dirlo ad alta voce.
Vorrei che tutte
voi lo vedeste, grandi e piccine.
30 minuti che volano via, mentre
nel petto senti che quelle parole sono le tue parole, quelle che non avresti mai
detto così bene tutte insieme, quelle che tutte le donne che hanno
compiuto i 40 anni vorrebbero dire alle loro figlie, alle loro sorelle, quelle
che tutte le ragazze di 20 anni vorrebbero dire alle loro
madri.
Parole anche dure, ma parole.
L’ho visto a
Milano, in un incontro con alcune donne di
DI NUOVO,
l’associazione a cui dobbiamo il 13 febbraio, a cui dobbiamo quella piazza che
ci ha fatto sentire meno sole e meno soli nel nostro disagio, nella nostra
indignazione, tra rabbia e senso di impotenza.
Quella piazza ce l’ha tolto
il senso di impotenza.
Di Libere non vi dico nulla di più, aprite google e
andate a
vederlo in rete.
Voglio invece condividere il
post-proiezione.
Eravamo tutte donne, dai 25 ai 70 anni più o meno.
Ci siamo parlate, in un confronto vero, sincero, per raccogliere idee su
come dare un seguito al 13 febbraio e all’8 marzo, con l’obiettivo più efficace,
ovvero ridare alla parola politica il suo significato, quello pulito, concreto,
quello di
“amministrazione del bene comune''.
A Milano tra
due mesi ci saranno le amministrative, e le milanesi e i milanesi non si possono
accontentare degli spot elettorali e i sorrisi dei candidati alle fermate dei
tram.
E’ urgente far rincontrare le donne di questa città, come di tutte
le altre città italiane, per dirsi concretamente che cosa si può e si deve fare
per migliorare la qualità della vita delle donne, degli uomini, di tutti i
soggetti in gioco. Ed è importante che in questo incontro ci siano le donne che
andranno a farla questa politica, di tutti gli schieramenti, di tutte le liste,
perché è la trasversalità la forza di questa nuova piazza, che unisce le
coscienze per una protesta collettiva che è soprattutto proposta.
Obiettivo primario ora è trovare uno spazio, un luogo dove realizzare
questo incontro, e tutte le proposte e le idee anche da parte di voi che mi
leggete sono importanti.
Sarà un incontro che rompe le righe, uno slancio
di voci e di cuori per dire basta al tirare a campare, al digerire una politica
che non ci rappresenta e di noi non si cura,
relegandoci al ruolo di
elettori in quanto portatori di voti e poltrone.
Come ogni madre
all’interno di una famiglia allo sbando, le donne oggi riprendono in mano le
redini per ristabilire gli equilibri, i valori, le priorità.
E al loro
fianco vogliono uomini complici, non antagonisti. C’è urgenza.
Di avere un contratto di lavoro che non si prenda gioco di te. Di tutelare
maternità e paternità, di riconoscere come sacrosanto il diritto allo studio in
una scuola che non cada in pezzi,
Di garantire una sicurezza che non
cavalchi il razzismo togliendo alle forze dell’ordine risorse e mezzi per
vigilare ma significhi invece nuove regole, nuovi limiti, e una reale volontà di
farli rispettare.
Di non parlare degli anziani sempre e solo come di
assistiti ma di utilizzare e coltivare il patrimonio della loro esperienza.
C’è urgenza di permettere ai ragazzi non solo di realizzare i propri
sogni, ma di ricominciare a farli.
Perché una società che non
sogna si spegne.
E le donne questo non lo permetteranno.
Questo mi
sono portata a casa ieri sera, e mentre guidavo tra le deviazioni di
interminabili lavori in corso, sentivo nel petto la forza di questo coro di
voci, di proposte, di idee.
In DI NUOVO molte sono giovanissime.
La cosa più bella?
La loro grinta, la freschezza dei loro volti,
la vivacità dei loro occhi.
E’ nella loro giovinezza la forza che mi porto
dentro.
Voglio vederne altri di questi occhi, di questi volti, perché se sono
loro il futuro, allora mi si riapre uno spiraglio, e allora non vedo l’ora di
tornare in piazza, con le donne come me, con le donne più grandi di me ma
soprattutto con loro.