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Libere di Cristina Obber
Tutte unite, non contro gli uomini ma insieme a loro, per ridare alle parole come alla vita, il loro senso, il loro peso e il loro valore, di nuovo.

Ieri sera ho visto Libere, scritto e diretto dalle sorelle Comencini, e non posso non dirlo ad alta voce.

Vorrei che tutte voi lo vedeste, grandi e piccine.
30 minuti che volano via, mentre nel petto senti che quelle parole sono le tue parole, quelle che non avresti mai detto così bene tutte insieme, quelle che tutte le donne che hanno compiuto i 40 anni vorrebbero dire alle loro figlie, alle loro sorelle, quelle che tutte le ragazze di 20 anni vorrebbero dire alle loro madri.

Parole anche dure, ma parole.
L’ho visto a Milano, in un incontro con alcune donne di DI NUOVO, l’associazione a cui dobbiamo il 13 febbraio, a cui dobbiamo quella piazza che ci ha fatto sentire meno sole e meno soli nel nostro disagio, nella nostra indignazione, tra rabbia e senso di impotenza.
Quella piazza ce l’ha tolto il senso di impotenza.
Di Libere non vi dico nulla di più, aprite google e andate a vederlo in rete.

Voglio invece condividere il post-proiezione.
Eravamo tutte donne, dai 25 ai 70 anni più o meno.

Ci siamo parlate, in un confronto vero, sincero, per raccogliere idee su come dare un seguito al 13 febbraio e all’8 marzo, con l’obiettivo più efficace, ovvero ridare alla parola politica il suo significato, quello pulito, concreto, quello di “amministrazione del bene comune''.
A Milano tra due mesi ci saranno le amministrative, e le milanesi e i milanesi non si possono accontentare degli spot elettorali e i sorrisi dei candidati alle fermate dei tram.

E’ urgente far rincontrare le donne di questa città, come di tutte le altre città italiane, per dirsi concretamente che cosa si può e si deve fare per migliorare la qualità della vita delle donne, degli uomini, di tutti i soggetti in gioco. Ed è importante che in questo incontro ci siano le donne che andranno a farla questa politica, di tutti gli schieramenti, di tutte le liste, perché è la trasversalità la forza di questa nuova piazza, che unisce le coscienze per una protesta collettiva che è soprattutto proposta.

Obiettivo primario ora è trovare uno spazio, un luogo dove realizzare questo incontro, e tutte le proposte e le idee anche da parte di voi che mi leggete sono importanti.

Sarà un incontro che rompe le righe, uno slancio di voci e di cuori per dire basta al tirare a campare, al digerire una politica che non ci rappresenta e di noi non si cura, relegandoci al ruolo di elettori in quanto portatori di voti e poltrone.
Come ogni madre all’interno di una famiglia allo sbando, le donne oggi riprendono in mano le redini per ristabilire gli equilibri, i valori, le priorità. E al loro fianco vogliono uomini complici, non antagonisti.

C’è urgenza. Di avere un contratto di lavoro che non si prenda gioco di te. Di tutelare maternità e paternità, di riconoscere come sacrosanto il diritto allo studio in una scuola che non cada in pezzi,

Di garantire una sicurezza che non cavalchi il razzismo togliendo alle forze dell’ordine risorse e mezzi per vigilare ma significhi invece nuove regole, nuovi limiti, e una reale volontà di farli rispettare.
Di non parlare degli anziani sempre e solo come di assistiti ma di utilizzare e coltivare il patrimonio della loro esperienza.
C’è urgenza di permettere ai ragazzi non solo di realizzare i propri sogni, ma di ricominciare a farli.

Perché una società che non sogna si spegne.
E le donne questo non lo permetteranno.

Questo mi sono portata a casa ieri sera, e mentre guidavo tra le deviazioni di interminabili lavori in corso, sentivo nel petto la forza di questo coro di voci, di proposte, di idee.

In DI NUOVO molte sono giovanissime.
La cosa più bella?
La loro grinta, la freschezza dei loro volti, la vivacità dei loro occhi.
E’ nella loro giovinezza la forza che mi porto dentro.
Voglio vederne altri di questi occhi, di questi volti, perché se sono loro il futuro, allora mi si riapre uno spiraglio, e allora non vedo l’ora di tornare in piazza, con le donne come me, con le donne più grandi di me ma soprattutto con loro.

Tutte unite, non contro gli uomini ma insieme a loro, per ridare alle parole come alla vita, il loro senso, il loro peso e il loro valore, di nuovo.
 
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