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Che questo sia solo l'inizio... di Cristina Obber
Invito a tutte le donne a lasciare la propria intransigenza per un obiettivo comune.
Non scendo in piazza perché sono contro le strumentalizzazioni: è la scusa debole, come la pioggia che scendeva sulle migliaia di persone che avevo intorno, di chi non c’era.

Perché chi c’era ha respirato una manifestazione senza bandiere, tra persone coscienti, attente, serene ma determinate nel voler ascoltare e ribadire che questo paese è “altro e vuole “altro.
Una manifestazione sociale, nata dall’idea di un gruppo di donne al di fuori della politica, che sul palco non ha fatto salire i candidati presenti, proprio per mantenere fede ai patti con chi ha accolto un invito che parlava chiaro.
Parole d’ordine dignità, rispetto, equilibrio.
Parole scandite alla presenza di tantissimi uomini, evidentemente non tutti pronti a sbavare per una minorenne in bikini perché diversamente impegnati ad utilizzare la propria virilità e la propria intelligenza.
Se anche le suore sono scese in piazza, non si può semplificare quanto accaduto con una rimpatriata tra sessantottini.
Era una piazza eterogenea quella di Milano, multigenerazionale, multietnica e persino multiaccessoriata perché ha raccolto sotto lo stesso ombrello cappelli di pelliccia e kefie, borse griffate e zainetti di cuoio.
Una piazza allergica agli insulti, diligente, educata, comunque ottimista ma orfana di riferimenti istituzionali, affamata di etica e pudore.

Un pudore che parla di buon senso, decoro, decenza, che nulla hanno a che fare con l’essere bacchettoni, espressione che qualche misero tentativo di depistaggio, peraltro miseramente fallito, ha tirato in ballo.
E nemmeno con il giudicare altre donne, libere di prostituirsi purchè questo mestiere non diventi il tirocinio per occupare poltrone da noi tutti retribuite sulle quali si deliberano le scelte che noi tutti riguardano, in materia di economia, scuola, salute eccetera eccetera.

E allora a chi non c’era perché non lo ha voluto, dico che si è sbagliato. E siccome soltanto gli sciocchi non cambiano mai idea, lo invito a rivedere la propria intransigenza e a partecipare al prossimo appuntamento; vorrei un 8 marzo diverso, un 8 marzo di incontro, di riavvicinamento tra donne divise da una politica che ci ha ridotte ad uno stadio, e ci vede contrapposte in una guerra tra povere che permette a chi ha le redini di strumentalizzarci senza fatica. Se è vero che la dignità non si acquisisce in piazza ma si porta da casa, è vero anche che nel condividerla ne si amplificano la forza e l’efficacia a beneficio di tutta la collettività.

L’8 marzo condividiamo la nostra generosità e i nostri sorrisi.
Di questo c’è bisogno, ora, e se non ora, quando?
 
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