Me lo immagino quell’uomo, davanti alla
televisione. Probabilmente non riusciva nemmeno a stare seduto,
camminando avanti e indietro, lungo un interminabile salotto imbevuto di rabbia
e inaspettato smarrimento. Il passo nervoso ma il corpo stanco, in balia
degli sbalzi di pressione. Sotto i piedi un tappeto pregiato e spesso, frutto
di affascinanti e frenetiche danze di mani piccole, consumate su telai che
scandiscono un destino. Sotto il tappeto un terreno fragile come quello
dell’Aquila. Un terreno non più frammentato da giudici e ballerine, ma dai
vescovi, nuovi nemici, nuovi traditori di un' alleanza non scritta che sosteneva
l’ impalcatura. La voragine cattolica pronta ad
inghiottirlo, e lui in bilico, aggrappato alla fede incondizionata del
popolo della destra, oggi comprensibilmente vacillante, come tante coscienze che
proprio perché consolidatesi con valori forti che parlano di patria e di
famiglia, di fronte alla spudoratezza della deriva morale non
sono più disposte a soprassedere. Deve essere stato proprio fuori di sè
quest’uomo, per cedere alla tentazione tanto umana quanto poco istituzionale di
chiamare in televisione per insultare tutto e tutti nel disperato tentativo di
redimere la sua pupilla. Per sottolineare poi che “svolge un apprezzato lavoro
con tutti gli ospiti internazionali'', sollevando il sospetto di ulteriori
intrattenimenti in lingua inglese. Fuori di sé come può esserlo un
innamorato? Forse. D'altronde era inverosimile che la sua fidanzata fosse la
Santanchè. Troppe rughe. E un volto privo di quella dolcezza che traspare da
ogni icona di femminilità. Me lo immagino questo vecchio con le guance di un
bambino, che era riuscito a farsi perdonare dal paese la corruzione e i
falsi in bilancio, che si era fatto perdonare dai vescovi di aver
ceduto alle tentazioni dell’oro e del potere. Eccolo lì, sull’orlo del
burrone, senza i suoi consulenti di marketing ad alitargli sul collo cosa dire e
cosa fare per ricevere consenso.. Eccolo lì, solo, a fare i conti con
la sua debolezza e con un declino che non potrà contrastare con bisturi e
silicone. Perché anche se rimarrà ancora un po’ sul piedistallo
nazionale, all’estero sia lui che la nostra indulgenza sono sotto osservazione,
come fenomeni da interpretare. Non dimostra né diplomazia né forza un capo di
stato che si fa dare del cafone da un giornalista, e con educazione.
Non
è che il boomerang di se stesso, travolto dall’unico terremoto di cui
volente o nolente si deve preoccupare.
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