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Un uomo in difficoltà. di Cristina Obber
Solo...a fare i conti con la sua debolezza e con un declino che non potrà contrastare con bisturi e silicone.

Me lo immagino quell’uomo, davanti alla televisione.
Probabilmente non riusciva nemmeno a stare seduto, camminando avanti e indietro, lungo un interminabile salotto imbevuto di rabbia e inaspettato smarrimento.
Il passo nervoso ma il corpo stanco, in balia degli sbalzi di pressione.
Sotto i piedi un tappeto pregiato e spesso, frutto di affascinanti e frenetiche danze di mani piccole, consumate su telai che scandiscono un destino.
Sotto il tappeto un terreno fragile come quello dell’Aquila.
Un terreno non più frammentato da giudici e ballerine, ma dai vescovi, nuovi nemici, nuovi traditori di un' alleanza non scritta che sosteneva l’ impalcatura.
La voragine cattolica pronta ad inghiottirlo, e lui in bilico, aggrappato alla fede incondizionata del popolo della destra, oggi comprensibilmente vacillante, come tante coscienze che proprio perché consolidatesi con valori forti che parlano di patria e di famiglia, di fronte alla spudoratezza della deriva morale non sono più disposte a soprassedere.
Deve essere stato proprio fuori di sè quest’uomo, per cedere alla tentazione tanto umana quanto poco istituzionale di chiamare in televisione per insultare tutto e tutti nel disperato tentativo di redimere la sua pupilla. Per sottolineare poi che “svolge un apprezzato lavoro con tutti gli ospiti internazionali'', sollevando  il sospetto di ulteriori intrattenimenti in lingua inglese.
Fuori di sé come può esserlo un innamorato? Forse.
D'altronde era inverosimile che la sua fidanzata fosse la Santanchè. Troppe rughe. E un volto privo di quella dolcezza che traspare da ogni icona di femminilità.
Me lo immagino questo vecchio con le guance di un bambino, che era riuscito a farsi perdonare dal paese la corruzione e i falsi in bilancio, che si era fatto perdonare dai vescovi di aver ceduto alle tentazioni dell’oro e del potere.
Eccolo lì, sull’orlo del burrone, senza i suoi consulenti di marketing ad alitargli sul collo cosa dire e cosa fare per ricevere consenso..
Eccolo lì, solo, a fare i conti con la sua debolezza e con un declino che non potrà contrastare con bisturi e silicone.
Perché anche se rimarrà ancora un po’ sul piedistallo nazionale, all’estero sia lui che la nostra indulgenza sono sotto osservazione, come fenomeni da interpretare.
Non dimostra né diplomazia né forza un capo di stato che si fa dare del cafone da un giornalista, e con educazione.

Non è che il boomerang di se stesso, travolto dall’unico terremoto di cui volente o nolente si deve preoccupare.
 
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