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Mi disamoro del mio paese, e soffro di Cristina Obber
Oggi non mi sento nè rosa confetto nè rosa Barbie..
Oggi non mi sento nè rosa confetto nè rosa Barbie,
oggi sono di un rosa antico,
oggi sono tenue, sobria, ma pur sempre romantica…

Mi disamoro del mio paese,
e soffro.
Soffro perché questo orizzonte di verde, di azzurro e di sole, è offuscato dai rifiuti.

Soffro perché quando ero una ragazzina il presidente della camera era Nilde Iotti.
Pochi anni dopo, la Pivetti.
Soffro perchè vorrei politici animati da ideali,
perchè vorrei che il ministro delle pari opportunità non uscisse da un cilindro
ma da una manifestazione di piazza.

Soffro perchè vorrei che le giovani donne cercassero lavoro senza elencare le proprie misure,
soffro perchè vorrei che i cervelli non fuggissero lontano, ma alimentassero altri cervelli di sogni e virtù.

Soffro perchè vorrei non veder piangere nemmeno i più stupidi, che hanno diritto ad un lavoro, a delle buone relazioni, ad un asilo dove iscrivere i loro figli.
Soffro perché mi sconforta la prostituzione sui marciapiedi,
e mi indigna quella nei salotti.

Soffro perché quei quattro scalmanati che vent’anni fa imbrattavano i muri del nord con scritte razziste contro i meridionali, oggi sono al governo.

Soffro perché li votano anche i meridionali.
Soffro perché non l’avrei mai detto.
Soffro perché mentre mangio una mozzarella ne assaporo la diossina e mi ricordo di
Seveso e di una canzone di Antonello Venditti.

Soffro perché penso che da quel 1976 Antonello Venditti è cambiato ma la scelleratezza è sempre la stessa, e l’avidità è sempre padrona.
Soffro perché pago le tasse e ad essere onesto ti fanno sentire stupido, in questo paese.
Soffro perché l’evasione fiscale non solo è impunita, ma oggi qualcuno la spaccia ignobilmente per protesta.

Soffro perché vorrei che chi froda i piccoli risparmiatori non scontasse la propria pena a bordo di una piscina.
Soffro perché non è l’indulto che restituisce dignità a chi sta in carcere.

Soffro perché la televisione un tempo intratteneva i bambini, oggi li inganna.
Soffro perché pago le tasse ma per degli esami urgenti non ho trovato nessun ospedale pronto a prendersi cura di me.
Soffro perché sono stata ricoverata in una clinica privata e appena arrivata mi hanno chiesto se avessi sete, e di che marca la preferissi, l’acqua minerale.

Soffro perché mi vergogno dei tagli ai disabili.

Mi disamoro del mio paese, e soffro.
E’ come ritrovarsi per casa un marito che giorno dopo giorno si sforma, beve e rutta.
Certo aveva dei difetti un tempo, e lottavi, ma guardavi avanti con un sorriso, avvolta dai suoi pregi, dalle sue qualità.
E se oggi non lo riconosci più, non lo desideri più,
soffri perché non vuoi desiderarne un altro,
perché lo ami, e vorresti che lui tornasse come prima.

Soffro perché questa era l’Italia dei partigiani,
di Anna Magnani, di Vittorio De Sica.
Di Pasolini e di Montanelli.
E di tante persone comuni, che con la loro passione per la vita
hanno contagiato il mondo di italianità.
Lo stesso mondo che oggi su noi sogghigna, e ci compatisce.

Soffro perché avevo un bel paese, e non ce l’ ho più.
 
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