Oggi non mi sento nè rosa confetto nè rosa Barbie, oggi sono di
un rosa antico, oggi sono tenue, sobria, ma pur sempre
romantica…
Mi disamoro del mio paese, e soffro. Soffro perché questo
orizzonte di verde, di azzurro e di sole, è offuscato dai
rifiuti.
Soffro perché quando ero una ragazzina il
presidente della camera era Nilde Iotti. Pochi anni dopo,
la Pivetti. Soffro perchè vorrei politici animati da
ideali, perchè vorrei che il ministro delle pari
opportunità non uscisse da un cilindro ma da una manifestazione di
piazza.
Soffro perchè vorrei che le giovani donne cercassero lavoro senza
elencare le proprie misure, soffro perchè vorrei che
i cervelli non fuggissero lontano, ma alimentassero altri
cervelli di sogni e virtù.
Soffro perchè vorrei non veder piangere
nemmeno i più stupidi, che hanno diritto ad un lavoro, a delle buone relazioni,
ad un asilo dove iscrivere i loro figli. Soffro perché mi sconforta la
prostituzione sui marciapiedi, e mi indigna quella nei
salotti.
Soffro perché quei quattro scalmanati che vent’anni fa
imbrattavano i muri del nord con scritte razziste contro i
meridionali, oggi sono al governo.
Soffro perché li votano anche i
meridionali. Soffro perché non l’avrei mai detto. Soffro perché mentre
mangio una mozzarella ne assaporo la diossina e mi ricordo di Seveso e di
una canzone di Antonello Venditti.
Soffro perché penso che da quel 1976
Antonello Venditti è cambiato ma la scelleratezza è sempre la stessa, e
l’avidità è sempre padrona. Soffro perché pago le tasse e ad essere onesto ti
fanno sentire stupido, in questo paese. Soffro perché l’evasione fiscale non
solo è impunita, ma oggi qualcuno la spaccia ignobilmente per
protesta.
Soffro perché vorrei che chi froda i piccoli risparmiatori non
scontasse la propria pena a bordo di una piscina. Soffro perché non è
l’indulto che restituisce dignità a chi sta in
carcere.
Soffro perché la televisione un tempo intratteneva i bambini,
oggi li inganna. Soffro perché pago le tasse ma per degli esami urgenti non
ho trovato nessun ospedale pronto a prendersi cura di me. Soffro perché sono
stata ricoverata in una clinica privata e appena arrivata mi hanno chiesto se
avessi sete, e di che marca la preferissi, l’acqua minerale.
Soffro
perché mi vergogno dei tagli ai disabili.
Mi
disamoro del mio paese, e soffro. E’ come ritrovarsi per casa un
marito che giorno dopo giorno si sforma, beve e rutta. Certo aveva dei
difetti un tempo, e lottavi, ma guardavi avanti con un sorriso, avvolta dai suoi
pregi, dalle sue qualità. E se oggi non lo riconosci più, non lo desideri
più, soffri perché non vuoi desiderarne un altro, perché lo ami, e
vorresti che lui tornasse come prima.
Soffro perché questa era
l’Italia dei partigiani, di Anna Magnani, di Vittorio De Sica. Di
Pasolini e di Montanelli. E di tante persone comuni, che con la loro passione
per la vita hanno contagiato il mondo di italianità. Lo stesso mondo che
oggi su noi sogghigna, e ci compatisce.
Soffro perché avevo un
bel paese, e non ce l’ ho più.
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