Tra i 30 e i 40 anni, nelle cenette tra donne, si finisce col
parlare di uomini.
Fidanzati, ex fidanzati, mariti o ex mariti,
colleghi, amici, rimorchiatori da autogrill, chitarristi con cui flirtare in un
locale underground, fruttivendoli brillanti che ti caricano la spesa in auto (lo
faranno anche quando ne avrai veramente bisogno??), lavavetri al semaforo con
occhi vivi, rappresentanti di aspirapolveri, dentisti.
Dopo, e per un bel
po’, di uomini si comincia a parlare più distrattamente, e il più delle volte
con una certa sufficienza. Si spiattellano le analogie nei difetti e le
manchevolezze, si confrontano equilibri ma soprattutto squilibri di coppia, su
cui si sospira e si sorride.
Dopo, e per un bel po’, tra i 40 e 50 anni,
si finisce col parlare di ormoni. Tra l’ antipasto e il primo si passa dalle
ricette alle intolleranze alimentari, per scivolare durante il secondo verso
rughe ed emicranie, e ritrovarsi al dessert a puntualizzare sui dettagli di un
attacco d’ansia, elargire consigli per contrastare la sudorazione, confidare in
rimedi omeopoatici per i dolori muscolari e i ritardi del
ciclo.
Al caffè si parla di sbalzi d’umore.
Per
scoprire che gli attacchi isterici o depressivi con i quali ci
rendiamo insopportabili ai nostri familiari non dipendono da noi, che non siamo
né più stronze né più stanche.
Siamo semplicemente in balia degli ormoni,
microscopici esserini in circolo nel nostro corpo ai quali ci dobbiamo
rassegnare. Dopo anni di lotte per l’emancipazione, dobbiamo
imparare a soggiacere.
Ma non è solo questo che ci turba.
Questi nuovi compagni di avventure e sventure, sembrano assumere personalità
propria, per confonderci, destabilizzarci, inquietarci. E noi li detestiamo.
Perché?
Perché detestiamo convivere con qualcuno più capriccioso di
noi!
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