LA PRIMA VOLTA
Questa mattina è stata una nuova prima volta. C’è sempre una
prima volta. C’ è il primo bacio, quando appoggi le tue labbra
sulle sue e il calore che ti attraversa il corpo quasi stordisce. C’è il
primo accoppiamento, dove ti vergogni a farti guardare senza mutandine. C’è
il primo pancione, che ti fa sentire l’eletta dell’universo, e c’è il primo
parto, che ti accomuna ad una mucca in conflitto con il suo veterinario. C’è
il primo figlio tra le braccia, quando non chiedi nient’altro alla vita che
giocare con il tuo Cicciobello. C’è il primo capello bianco, quello a zig
zag, lungo, che ti togli sorridendo, come fosse transgenico, nulla a che fare
con la tua chioma florida. C’è la prima volta in cui ti accorgi che le
fossette non svaniscono quando smetti di sorridere, e ti sembra davvero molto,
molto strano. Ci passi il fondotinta e peggiora, diventano solchi; le massaggi
con l’olio nutriente ma invece di sparire luccicano. C’è l’altro primo solco,
quello sulla fronte, orizzontale, quello per cui ti ritrovi a vedere come
staresti con la frangia.
Fino a qui tutto scorre, tutto appare
comunque sotto controllo. Poi, una mattina, prendi coscienza della
prima ruga sopra le labbra. A me è successo oggi. Io ho
46 anni, e lei è una rughina di un paio di millimetri. Verticale. Una
verticalità che è andata oltre il volto, penetrandomi per un istante come una
fitta, un’ulteriore esplicita condanna all’ineluttabile trasformazione dei miei
lineamenti. Mi ero distratta, scioccamente lusingata dall’effetto benefico
dell’abbronzatura e da qualche complimento più o meno enfatizzato; dal fatto che
guido cantando i Negramaro e sogno ancora ad occhi aperti guardando il
cielo.
E invece eccola qui la prima ruga sulla bocca, il primo dente di
una rastrelliera che si porterà via la mia cosiddetta giovinezza. Sigh!
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